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Zone ipocromiche: vitiligine, cause e rimedi

La vitiligine è una malattia della pelle di origine sconosciuta, probabilmente autoimmune, difatti si pensa derivi da una reazione eccessiva del sistema immunitario dell’organismo nei confronti dei melanociti,  le cellule produttrici del pigmento melanina che determina il colore naturale della pelle. Una non omogenea distribuzione del pigmento sulla pelle comporta la comparsa di macchie bianche sull’epidermide, dette chiazze ipocromiche o acromiche ben circoscritte.

La vitiligine non è dolorosa, non è contagiosa, non è pericolosa per la salute, ha un andamento rapido e può colpire qualsiasi area della pelle del corpo, anche se le aree maggiormente e di consueto colpite sono sul viso, sul collo, sulle mani e nelle pieghe cutanee. Essendo queste zone depigmentate va da sé che sono più vulnerabili alle scottature solari, quindi, è importante applicare una crema con alto fattore di protezione se esposti. Non si rilevano differenza tra l’incidenza nelle donne e quella negli uomini, né in appartenenti ad etnie differenti anche se pare che i soggetti più a rischio siano i pazienti diabetici, quelli affetti da ipo o ipertiroidismo, alopecia e anemia perniciosa.

A seconda del numero e della localizzazione delle chiazze si distinguono:

  • vitiligine universale, che si estende per quasi tutto il corpo;
  • generalizzata, non preponderante in determinate zone, bensì lieve ma diffusa quasi in modo omogeneo;
  • localizzata, ovvero focale cioè riguardante solo pochi punti in una piccola zona, o segmentale, quando interessa solo un lato del corpo e una singola zona, per esempio una gamba;
  • acrofacciale, in cui le macchie interessano solo le estremità e il volto;
  • perinevica, quando le macchie formano un alone bianco intorno a un neo.

Mentre l’ipotesi di patologia su base autoimmune sia, appunto, un’ipotesi, seppur valida ma ancora in via di sviluppo e di studi e ricerca, intanto si vagliano anche altre ipotesi per assegnare una causa alla vitiligine e queste possono essere:

  • un fenomeno di stress ossidativo dovuto a un eccesso di perossido di idrogeno;
  • un funzionamento anomalo del sistema nervoso;
  • la produzione di molecole tossiche da parte degli stessi melanociti;
  • eventi traumatici (inclusi interventi chirurgici);
  • agenti esterni tossici (come i fenoli);
  • gravi scottature;
  • disturbi alimentari e digestivi.

Non essendo un disturbo “fastidioso” in senso stretto, non vi sono cure dall’alta efficacia al momento, vi sono dei palliativi che mirano alla sola riduzione dei sintomi. Esistono prodotti di dermocosmesi che riducono la differenza di colore tra le macchie e il resto dell’epidermide oppure creme cortisoniche che, soprattutto nelle prime fasi della malattia, possono aiutare la ripigmentazione. I farmaci ad uso localizzato a base di corticosteroidi, in alcuni casi, possono inibire la diffusione delle macchie bianche e ripristinare il colore originale. Una ripigmentazione della pelle è possibile anche attraverso trattamenti di  fotochemioterapia con raggi UVA o a raggi UVB. Questi ultimi hanno meno effetti collaterali e riducono a livello locale la risposta immunitaria che, potenzialmente, può essere alla base della patologia stessa.

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Dott.ssa Biologa Minicone Sara
sara.minicone@gmail.com
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