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Fibroscan: il nuovo passo per conoscere il fegato

Il fibroscan è una tecnica di diagnostica per immagini utile a quantificare la fibrosi epatica, cioè è capace di studiare il fenomeno di cicatrizzazione che consegue malattie come l’epatite virale e che può portare alla cirrosi epatica. Tale indagine, definita anche elastografia epatica, è eseguita grazie ad un apparecchio costituito da una sonda ad ultrasuoni, simile a quella dei comuni ecografi, montata su un sistema vibrante che applicata sulla cute del torace, in corrispondenza del lobo destro del fegato, emette una vibrazione meccanica che viaggia all’interno del fegato con una velocità diversa a seconda che l’organo sia sano o che ci siano fibrosi e/o cirrosi, che rendono più duri i tessuti. Dunque, l’impulso genera la propagazione di un’onda elastica attraverso il fegato, la cui velocità, misurata per mezzo degli ultrasuoni, è direttamente correlata alla sua rigidità dipendente dalla quantità di fibrosi.

La sonda è collegata a un computer che calcola la velocità con cui le vibrazioni meccaniche raggiungono il fegato e le converte in un numero tradotto in stato di salute del fegato.

L’area di indagine è molto grande se confrontata a quella di una tipica biopsia: è una sezione cilindrica di 4 cm di lunghezza e 1 cm di diametro, circa 100 volte più grandi di un campione prelevato tramite biopsia. In questo modo aumenta la superficie per lo studio, la rappresentatività del campione nonché l’accuratezza del risultato.

Fino ad ora per avere le informazioni specifiche sullo stato di salute del fegato era necessario procede con una biopsia, con il fibroscan, invece, si fa un lungo passo in avanti verso una tecnica indolore, non invasiva e ripetibile svariate volte.

L’esame può essere prescritto a qualsiasi malato che soffra di una patologia epatica che esponga un rischio di fibrosi e di cirrosi. Nonostante ciò, non può essere eseguito in soggetti con ascite, caso in cui la cirrosi è già conclamata, e nelle donne in gravidanza. Inoltre, può rivelarsi complicato in soggetti con importante sovrappeso e con spazi intercostali stretti, caratteristica puramente congenita e soggettiva.

 Attualmente il fibroscan non è a carico del Servizio Sanitario Nazionale perché ancora “molto giovane” per cui anche il costo è piuttosto elevato, s’aggira intorno a cifre pari o superiori a 100 euro.

Se si volessero passare in rassegna gli aspetti positivi e benefici di questa tecnica rispetto alla “vecchia” biopsia, si possono menzionare delle caratteristiche ben precise: il fibroscan non è invasivo, né doloroso ma è ugualmente affidabile; può essere ripetuto frequentemente; offre risultati oggettivi, che non dipendono dall’esperienza dell’operatore; è rapido.

Nonostante l’evidenza di tutti questi vantaggi, la biopsia resta la scelta preferenziale per la diagnosi iniziale, per valutare il grado di morte delle cellule del fegato (necrosi), o per capire la quantità di grasso presente nell’organo. La nuova tecnica più che a sostituire la precedente, mira a limitarne l’uso in tutti quei casi di fibrosi in cui bisogna determinare il grado della malattia, la sua progressione nel tempo, l’eventuale miglioramento del disturbo dovuto alle cure.

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Dott.ssa Biologa Minicone Sara
sara.minicone@gmail.com
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