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Test rapido o sierologico? Conosciamo la loro differenza

Il 2020 è un anno che rimarrà nella storia, di cui si sentirà parlare per anni e di cui si leggerà nei prossimi libri di storia, purtroppo, però, non per una grossa conquista o scoperta, piuttosto per una epidemia che ha coinvolto il mondo intero, una pandemia, dovuta a un virus noto col nome di Covid-19.

È stata una patologia dall’alto tasso di infettività a causa della sua facile trasmissione per via aerea che ha mietuto milioni di vittime in tutto il mondo. Dopo una partenza improvvisa alla fine del 2019 in Asia e un avvento ad inizio 2020 nel resto del mondo, ancora oggi, a metà 2020 sembra non attenuarsi radicalmente ovunque in maniera uniforme.

La comunità scientifica, ovviamente, non è rimasta a guardare l’avanzamento dell’epidemia inerme, si è prodigata, ed è ancora all’opera, per trovare un vaccino utile all’emarginazione di questa infezione.

Mentre ciò avviene, la popolazione viene esaminata per distinguere casi di portatori non sintomatici, ma quindi vettori del virus, dai soggetti che hanno avuto la malattia ma in maniera latente o poco riconoscibile nei quali si ritroveranno gli anticorpi che l’organismo avrà costruito per la propria difesa, dai soggetti, infine,  mai entrati in contatto con il virus. A tal proposito su tutto il territorio, almeno italiano, stanno svolgendosi test su sangue di tipo qualitativi e quantitativi.  Coi primi si stabilisce solo se un soggetto ha sviluppato o meno degli anticorpi, secondo una logica positivo/negativo; nei secondi vengono dosate le quantità di anticorpi prodotti.

I test qualitativi sono definiti test rapidi, in cui è sufficiente una goccia di sangue esaminata da un kit portatile per ottenere un riscontro immediato, una istantanea sulla situazione attuale, esattamente come avviene nel caso del test autodiagnostico di gravidanza che rileva l’ormone hCG nell’urina, quindi la risposta “virus-sì” o “ virus-no”.

I test quantitativi, invece, definiti sierologici  richiedono un prelievo di sangue e uno specifico analizzatore in grado di fornire informazioni accurate e affidabili, molto più del precedente tipo di test,  circa la presenza e la quantità degli anticorpi IgM e IgG.

Esistono 5 categorie di immunoglobuline (Ig) nell’organismo, ma le protagoniste in questo caso sono le IgM e le IgG: all’inizio di una infezione, seppur dopo 4/6 giorni dal conclamarsi della patologia con segni e sintomi evidenti, compaiono le IgM che dopo qualche settimana scompaiono; dopo circa 10/12 giorni dalla manifestazione clinica dell’affezione patologica il sistema immunitario produce IgG che permangono in circolo anche a seguito della guarigione, quindi sono visibili per più tempo. Queste ultime sono le immunoglobuline responsabile “dell’immunità” , cioè quelle che rappresenterebbero, e in questo specifico caso del Covid-19 il condizionale non è casuale, la capacità di non contrarre ulteriormente la malattia perché il corpo sarebbe in grado, avendo già un corredo anticorpale, di sconfiggere il virus in ingresso.

Purtroppo essendo una malattia “nuova” con la quale non ci si era confrontati prima nella storia, ed essendo il responsabile della stessa un virus che per sua natura è soggetto a facili e repentine mutazioni che possono rinforzarlo, non si è ancora in grado di determinare la valenza in termini di durata temporale di questa immunità acquisita. Ciò rende essenziali ulteriori studi e il monitoraggio della situazione, anche al fine ultimo, ma di primaria importanza, di produrre un vaccino efficace da somministrare alle generazioni future.

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Dott.ssa Biologa Minicone Sara
sara.minicone@gmail.com
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