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Quando la prevenzione rappresenta uno sguardo al futuro: Pap-test e HPV test per scoprire oggi cosa potrebbe aspettarci domani

La società industrializzata ha fatto passi da gigante in tanti settori, non da meno la medicina e la ricerca, specie nella tutela dei cittadini e nella prevenzione contro rischi e pericoli che sembrano aumentare di pari passo all’evoluzione generale. Passi ben accetti da molte donne per le quali sono nate opere di prevenzione contro uno dei tumori più diffusi nel gentil sesso, ovvero quello al collo dell’utero. Tale prevenzione è iniziata qualche anno fa con l’avvento del Pap-test.

Il Pap-test non è un esame diagnostico, bensì di screening utile a individuare precocemente il rischio di sviluppare un cancro al collo dell’utero nelle donne. Saranno poi i successivi approfondimenti diagnostici a stabilire se questo rischio può concretizzarsi. È dunque un esame citologico in grado di individuare in modo rapido e precoce la presenza di alterazioni nelle cellule della cervice uterina. Il cancro al collo dell’utero, fino a pochi anni fa, in termini di diffusione nella popolazione femminile, era secondo solo al carcinoma mammario, ma grazie all’avvento di opere di prevenzione, oggi rappresenta una piccola fetta delle neoplasie nelle donne occidentali, resta, invece, ancora piuttosto diffuso nei Paesi meno industrializzati. Il Pap-test è molto utile poiché il tumore del collo dell’utero, ossia carcinoma della cervice uterina, progredisce lentamente e, se diagnosticato in tempo, può essere curato rispettando l’integrità anatomica e funzionale della zona. Inoltre, può anche evidenziare la presenza di eventuali infezioni batteriche, virali o micotiche, come la candida. Dall’analisi del campione citologico prelevato possono essere raccolte informazioni anche sulla presenza di lesioni precancerose, cioè non effettive ma predisponenti, permettendo un intervento precoce, ancor prima che il tumore si manifesti.

Spesso si crea confusione tra il Pap-test e la ricerca, con conseguente diagnosi in caso positivo, di un particolare virus, chiamato papilloma virus (HPV). Tale agente infettivo fa parte di una famiglia molto estesa di virus, molti dei quali totalmente innocui per l’organismo femminile e altri invece piuttosto  pericolosi.

Negli ultimi anni si è scoperto che alcuni di questi ceppi di HPV sono responsabili del carcinoma al collo dell’utero. Una volta infettata la cervice uterina, i virus trasferiscono il proprio DNA nel nucleo delle cellule uterine, le quali rispondono con una proliferazione incontrollata e abnorme: nasce il tumore. Il test HPV (detto anche DNA HPV test) ha una modalità di esecuzione molto simile a quella del Pap-test, ovvero consiste nel prelievo di una piccola quantità di cellule dal collo dell’utero che vengono successivamente analizzate per verificare la presenza del Papilloma, ma rispetto a quest’ultimo ha una sensibilità maggiore, è quindi più efficace nel predire la possibilità di sviluppo di lesioni cancerose, e al contempo, purtroppo, meno specifico, cioè identifica varie infezioni non necessariamente precancerose.

L’esame andrebbe riservato alle donne di età superiore ai 30 anni, poiché prima di questa età le infezioni da HPV sono molto frequenti, ma sono le stesse che, in realtà, regrediscono spontaneamente in un’alta percentuale di casi e non evolvono quasi mai in tumore. Difatti, attualmente, viene utilizzato nello screening del tumore del collo dell’utero nelle donne con età superiore ai 30 anni in associazione al Pap-test che rappresenta, per questa ragione, il co-testing. 



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Dott.ssa Biologa Minicone Sara
sara.minicone@gmail.com

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