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Meduse: “inconvenienti” da saper affrontare

Sarà capitato almeno una volta nella vita di avere un incontro ravvicinato con una medusa durante una giornata estiva al mare. Le meduse sono bellissime, la loro trasparenza e i vivaci colori sono senza dubbio affascinanti ma non vanno mai sfiorate. In effetti sono tanto belle quanto pericolose. A guardarle bene sono simili a un cappello gelatinoso con tanti tentacoli pendenti  muniti di cellule nervose che attivano degli opercoli utili a immobilizzare la preda. Ecco, la medusa interpreta l’uomo che le si trova nei paraggi come un pericolo, una potenziale preda. Dal bagnante il contatto è percepito come aggressione, come morso, ma in realtà la medusa non morde, il suo tocco è involontario e i suoi tentacoli creano sulla pelle una mini ustione: al contatto, essi iniettano nella pelle sostanze urticanti, neurotossiche e paralizzanti. Gli effetti (bruciore e prurito) possono sparire dopo qualche ora o durare qualche giorno. Per fortuna le meduse presenti nei nostri mari si limitano a procurare fastidiose sensazioni di dolore. Si tratta di una medusa di piccole dimensioni, trasparente e di colore violaceo che poco ha a che vedere con le meduse di altri mari, come per esempio quelle dell’Australia la cui “puntura” potrebbe provocare la morte per arresto cardiaco o respiratorio. Ovviamente anche la nostra piccola medusa potrebbe essere letale: essere toccati in viso o vicino ad un vaso sanguigno principale potrebbe provocare uno shock anafilattico. Peggio ancora se ci si dovesse trovare in mezzo ad un branco di meduse e subire diverse “punture”.

Ma la domanda spontanea che ci si pone entrati in contatto con una medusa è: cosa bisogna o non bisogna fare per alleviare il fastidio e non peggiorare la situazione?

Il tocco inavvertito dei tentacoli delle meduse basta a scatenare la reazione che procura un’ustione da puntura. In tal caso la calma deve farla da padrona perché il veleno circola più velocemente sotto stress, l’agitazione aumenta la produzione di adrenalina che, a sua volta, aiuta a diffondere più velocemente la tossicità del liquido della medusa.

Gli step da perseguire sono:

  • Tornare sulla spiaggia;
  • Verificare che non vi siano rimaste attaccate parti di medusa, in quel caso vanno rimosse immediatamente;
  • Ripulire i residui e lavare la parte colpita con abbondante acqua di mare;
  • Coprire  la parte colpita dai raggi solari per evitare che restino macchie. La pelle reagirà come se fosse stata bruciata, la cicatrice difatti sarà come quella di un’ustione, quindi va protetta dal sole e, anche quando da prurito, non va toccata;
  • Non grattare;
  • Non strofinare nulla sulla parte colpita. Essendo un gesto istintivo, non è facile, ma in questo caso si peggiorano notevolmente le conseguenze in quanto le microabrasioni create dal grattarsi o dello strofinio di qualcosa aiuta la tossina a penetrare;
  • Non risciacquare con acqua dolce poichè sembra che contribuisca alla rottura delle piccole sfere che contengono il liquido urticante e lo rende ancora più solubile;
  • Non usare creme a base di cortisone. È un prodotto inutile perché entra in azione solo dopo 30 minuti, tempo in cui, se non ci sono reazioni allergiche, il liquido urticante ha già esaurito il suo effetto;
  • Non esporsi al sole per qualche giorno al fine di evitare appariscenti cicatrici. L’irritazione, durante la guarigione, lascia il posto a un’elevata iperpigmentazione che tingerebbe pesantemente la zona ferita.

Questi sono piccoli suggerimenti da tener presente nelle giornate di mare in cui tra un pensiero goliardico e una spensieratezza tipica della bella stagione si può inciampare in un “piccolo” inconveniente di nome medusa.



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Dott.ssa Biologa Minicone Sara
sara.minicone@gmail.com

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