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La doppia faccia delle fave

La pianta di fave ha origine in Asia ma ormai è piuttosto diffusa in Italia, soprattutto nelle regioni centromeridionali: ampiamente coltivata per l’alimentazione umana ed animale, è un legume utile nella formulazione di una corretta dieta alimentare in quanto avente proprietà energetiche, antidepressive e benefiche a più livelli.

Le fave sono una specie di fagiolo verde gigante, dal baccello carnoso e cilindrico, lungo circa 20 cm entro cui si ritrovano i semi commestibili.

Rappresentano una buona fonte di fibra, contengono acido folico e vitamina B1, essenziale per le crescite delle nuove cellule e per prevenire l’anemia; sono ricche di rame, fosforo, ferro, manganese, magnesio, potassio e numerose proteine di alta qualità. Nonostante l’84% del loro peso sia costituito d’acqua, sono legumi dalle alte proprietà nutritive:

  • Grazie all’alto contenuto di fibra solubile e di nutrienti essenziali, le fave migliorano l’attività cardiovascolare abbassando il colesterolo cattivo e regolando i livelli di zuccheri nel sangue. Sempre la concentrazione di fibre è responsabile della capacità di idratare il corpo, aiutare in caso di diete dimagranti a bruciare i grassi e appagare il senso della fame;
  • In quanto ricche di calcio rinforzano le ossa e prevengono l’osteoporosi;
  • Proteggono il sistema nervoso aumentando i livelli di ossigeno del sangue grazie alla vitamina B1 e al ferro; inoltre, la tiamina contenuta stimola l’attività cerebrale e la memoria;
  • Le loro foglie essiccate sono sfruttate in erboristeria come rimedio naturale per stimolare la diuresi.

Se da un lato le fave mostrano i sopracitati effetti positivi per la salute, possono rappresentare, dall’altro, potenziali nemici per il sistema immunitario in soggetti sensibili e predisposti in quanto il loro consumo può innescare una reazione allergica, specie se consumate crude. Tale reazione può verificarsi non solo in soggetti sani ma anche in individui sottoposti a farmaci chemioterapici nei quali può provocare emolisi acuta e ittero. Difatti, le fave non dovrebbero essere consumate in concomitanza di farmaci inibitori delle monoaminossidasi (IMAO): la levodopa, contenuta nelle fave, viene convertita in dopamina nell’organismo. L’associazione di fave con dopamina, sostanza vasoattiva, può provocare crisi ipotensive di varia entità, talvolta mortali.

Recenti studi stanno cercando di collegare il consumo di fave ai benefici di una somministrazione naturale di levodopa in soggetti affetti dal morbo di Parkinson: alcuni pazienti hanno ottenuto buoni risultati in seguito al consumo frequente e regolare di fave, altri, invece non ne hanno tratto alcun beneficio. Dunque, questa ricerca è appena agli albori e la strada è ancora lunga.

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Dott.ssa Biologa Minicone Sara
sara.minicone@gmail.com
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