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	<title>Dott.ssa Marilena Palladino | Sanità Senza Problemi</title>
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	<description>CUP e Farmacia dei Servizi</description>
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		<title>Politici e bugie: è possibile smarcherarli?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marilena Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 May 2018 12:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per quanto sia normalmente esecrato e stigmatizzato, il mentire è un fenomeno trasversale a ogni tempo e a ogni cultura. Mentiamo a tutti, alle persone più care e agli estranei, ma anche a noi stessi. Dunque il mentire e l’ingannare, imbrogliare, dissimulare, fingere sono comportamenti...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto sia normalmente esecrato e stigmatizzato, il mentire è un fenomeno trasversale a ogni tempo e a ogni cultura. Mentiamo a tutti, alle persone più care e agli estranei, ma anche a noi stessi. Dunque il mentire e l’ingannare, imbrogliare, dissimulare, fingere sono comportamenti “universalmente Umani”. In quanto tali non restano estranei alla sfera della Politica.</p>
<p>La tendenza a diffidare delle parole che interessano il mondo della politica e degli affari è cosa ormai diffusa, ma non è una prerogativa dei tempi moderni.</p>
<p>Un “ribaltonista”anzitempo?</p>
<p>Alcibiade, militante e politico ateniese, famoso per aver cambiato più volte partito politico e patria, fino a prendere di volta in volta le parti di Atene e Sparta durante la guerra del Peloponneso.</p>
<p>La funzione che la menzogna ha avuto nella storia è nota ma forse si tende a sottovalutare la sua portata. I politici sono spesso considerati poco sinceri o poco “trasparenti” specialmente quando rilasciano dichiarazioni vaghe o tengono discorsi sfumati.</p>
<p>A rafforzare questa teoria avrà sicuramente contribuito la vicenda di Donal Trump e delle sue 1950 dichiarazioni false o ingannevoli nel 2017 rivelate da un fact checking del <em>Washington Post</em>, che ha analizzato tutte le “bufale” ripetute più volte nel corso dell’anno dal presidente degli Stati Uniti.</p>
<p>Quindi, per distinguere la verità dalla menzogna, sono stati individuati dagli studiosi di psicologia otto indicatori considerati un buon punto di partenza:</p>
<p><strong>La parlata: </strong>uno<strong> </strong>dei più infallibili metodi per capire se ci si trova di fronte a una persona che sta mentendo è fare attenzione alla velocità del suo parlato. Chi sta mentendo solitamente tende ad accelerare il ritmo delle sue parole, o a rallentarlo in maniera eccessiva.</p>
<p><strong>I dettagli: </strong>quando stiamo mentendo aggiungiamo più informazioni di quante siano realmente richieste.</p>
<p><strong>Deviare dal punto del discorso: </strong>chi mente in genere evita di centrare il punto del discorso, non risponde con precisione alle domande che gli vengono poste.</p>
<p><strong>Le ripetizioni: </strong>per non farsi smascherare dalla persona che ha davanti, il bugiardo tende a utilizzare sempre le stesse frasi, diventa ripetitivo e monotono.</p>
<p><strong>Reazione alle domande:</strong>  in genere chi mente risponde mettendosi subito sulla difensiva e attaccando. Le domande cerca di evitarle il più possibile, perché potrebbero costringerlo ad aggiungere ulteriori dettagli alle sue risposte.</p>
<p><strong>Silenzio: </strong>chi mente teme il silenzio e cerca di evitarlo, questo perché se l’interlocutore non reagisce al discorso, non fa capire al “bugiardo” se si è bevuto la bugia e quindi lo costringe ad aggiungere dettagli che potrebbero tradirlo.</p>
<p><strong>Occhi e Mani : </strong>secondo  recenti studi di alcuni ricercatori dell’Università di Edinburgo e dell’Hertfordshir, il movimento degli occhi non è più un indizio da potersi considerare così attendibile. Le mani, con il loro movimento, sono invece indicatori più certi. Chi sta dicendo una bugia tende a compiere movimenti rigidi e a gesticolare poco.</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/2180-2/">Politici e bugie: è possibile smarcherarli?</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>RELAZIONI SOCIALI: COME GESTIRLE IN MODO EFFICACE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marilena Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 May 2018 12:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le relazioni sociali sono indispensabili nella vita di ciascun individuo e condizionano il suo modo di pensare e le sue emozioni. L&#8217;individuo, infatti, ha una sorta di interdipendenza con l&#8217;ambiente sociale. Non sempre però le relazioni sociali vengono vissute in maniera serena o soddisfacente. Quando...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le relazioni sociali sono indispensabili nella vita di ciascun individuo e condizionano il suo modo di pensare e le sue emozioni. L&#8217;individuo, infatti, ha una sorta di interdipendenza con l&#8217;ambiente sociale. Non sempre però le relazioni sociali vengono vissute in maniera serena o soddisfacente.</p>
<p><strong><em>Quando il pensiero blocca i rapporti.</em></strong></p>
<p>Spesso succede che ci blocchiamo nel groviglio dei nostri pensieri  cercando di essere spontanei, ma  finendo col risultare goffi e costruiti. Si genera così un <strong>circolo vizioso</strong>, in cui ci si mette alla prova più e più volte confermando a se stessi di <strong>essere incapaci di relazionarsi</strong> agli altri come si vorrebbe, fino al punto di <strong>evitare tutti quei luoghi o situazioni sociali</strong> che generano ansia e che finiscono col trasformarsi in qualcosa di minaccioso. Si sviluppa quindi anche un pensiero paranoico nei confronti degli altri, che potrebbero accorgersi del suo problema e dai quali bisogna nascondersi. Come è possibile immaginare, ciò nella maggior parte dei casi genera uno stato depressivo, in cui ci si rassegna all’idea di <strong>non essere all’altezza</strong> del confronto e di <strong>non sapersi relazionare</strong>. Reiterate nel tempo, queste azioni tramutano una realtà inventata in una realtà concreta, non permettendo così una vita serena nel rapporto con gli altri.</p>
<p>Sicuramente è importante riflettere sul fatto che ogni qual volta si pensa a come agire si crea un effetto paradossale che ha come conseguenza il blocco di ciò che appunto dovrebbe essere spontaneo, la relazione. Se provassimo a scendere le scale di corsa pensando a come mettiamo prima un piede e poi un altro, finiremo per inciampare. La stessa cosa avviene nelle relazioni. Provare quindi a <strong>bloccare le risposte</strong> a quei “pensieri inutili” volte a trovare l’atteggiamento “giusto” da tenere e che non fanno altro che creare enormi dubbi, rappresenta il primo passo “utile” per affrontare l’ansia generata da questa lotta estenuante con se stessi.</p>
<p><strong>Costruire un rapporto</strong> duraturo fra individui è sempre più difficile. Però non c’è niente,  nella vita come negli affari, di più importante che la <strong>costruzione di rapporti sociali</strong>.</p>
<p><strong><em>Cosa fare in questi casi?</em></strong></p>
<ol>
<li><strong>Impara, ricorda e utilizza il nome della persona con cui interagisci</strong></li>
</ol>
<p>Non vi è niente di più dolce e rassicurante per una persona che il suono del proprio nome. Potrebbe essere funzionale per l’instaurarsi di una nuova relazione, non solo imparare il nome, ma anche  ricordalo  usarlo spesso.  Cerchiamo di evitare l’uso di soprannomi per rendere più facile la tua memorizzazione, mostra alle persone il rispetto che meritano, facendo uno sforzo e chiamandole con il loro nome.</p>
<ol start="2">
<li><strong>Chiedi loro: “Qual è la tua passione?”</strong></li>
</ol>
<p>Una volta avuto il contatto iniziale, invece di fare chiacchiere generiche, chiedi loro “Di che cosa sei appassionato? Quali progetti ti hanno reso davvero entusiasta quest’anno?” E poi ascolta. Ascolta davvero e immagazzina. Non solo la gente di solito è felice di condividere i propri interessi con gli altri, ma la risposta a questa domanda rivela la vera natura della persona, più di qualsiasi altro argomento su cui discutere. Non solo, esiste la possibilità di trovare immediatamente interessi comuni, che potrebbero permettere di costruire e affermare un rapporto nel tempo.</p>
<ol start="3">
<li><strong>Chiedi loro: “Come posso aiutarti?”</strong></li>
</ol>
<p>Una volta che hai interiorizzato ciò che hai sentito, offri il tuo aiuto. Il più delle volte, si possono trovare soluzioni facili che puoi offrire immediatamente, come condividere una nuova conoscenza con qualcuno del tuo stesso campo d’interesse, offrendo informazioni su come risolvere il problema, sulla base di un’esperienza che magari tu hai già acquisito. Anche la più piccola delle soluzioni può essere per la persona che hai di fronte, estremamente utile e dimostra veramente che ti stai prendendo cura di lei e ti preoccupi. Quando fai uno sforzo per imparare chi sono gli altri e mostri che ti preoccupi dei loro bisogni, potresti riuscire a costruire un rapporto di fiducia che dura una vita. Ovviamente non farlo utilizzando il bieco opportunismo e scoprirai che essere gentili ha sempre i suoi effetti.</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/relazioni-sociali-come-gestirle-in-modo-efficace/">RELAZIONI SOCIALI: COME GESTIRLE IN MODO EFFICACE</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Ansia da esame di maturità: 4 facili strategie per affrontarla</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/ansia-esame-maturita4-facili-strategie-affrontarla/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marilena Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2018 12:29:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si dice che nella vita gli esami non finiscano mai: maturità, patente di guida, università, concorsi, abilitazioni, promozioni lavorative … Non importa quanti ne abbiamo già superati, l’ansia da esame può giocarci sempre brutti scherzi. I sintomi dell’ansia da esame L’ansia da esame può presentarsi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice che nella vita gli esami non finiscano mai: maturità, patente di guida, università, concorsi, abilitazioni, promozioni lavorative …</p>
<p>Non importa quanti ne abbiamo già superati, l’ansia da esame può giocarci sempre brutti scherzi.</p>
<p><strong>I sintomi dell’ansia da esame</strong></p>
<p>L’ansia da esame può presentarsi in molteplici modi e momenti differenti.</p>
<ul>
<li>Prima dell’esame: si potrebbero manifestare sintomi come <strong>insonnia o problemi digestivi</strong>. Molti studenti per diminuire l’ansia associata alla preparazione di un esame, adottano comportamenti disfunzionali di cui potrebbero non avere molta consapevolezza, ad esempio l’utilizzo compulsivo di internet e social network. Questi comportamenti porterebbero ad un <strong>procrastinarsi degli eventi</strong> come meccanismo difensivo contro l’ansia, che se nell’immediato sembra sortire un buon effetto, a lungo termine si rivelerà sicuramente deleterio.</li>
<li>Durante l’esame i sintomi che si manifestano sono i più naturali: sudorazioni, palpitazioni, bocca asciutta, nausea. Potrebbe anche verificarsi il cosiddetto e tanto temuto <strong>black-out</strong>, ovvero la sensazione di <em>“entrare nel pallone”</em> e di non ricordare nulla.</li>
</ul>
<p><strong>4 Strategie per affrontare l’ansia da esame</strong>.</p>
<ol>
<li><strong>Studiare</strong></li>
</ol>
<p>Nessun trucco, nessuno stratagemma. La migliore strategia per superare l’ansia è studiare in modo organizzato ed efficace. Abbandoniamo aspettative irrealistiche e poco fattibili: studiare meno ma in modo costante potrebbe voler dire studiare meglio. Per ridurre l’ansia da esame è bene <strong>definire un buon programma di studio </strong>che tenga conto di quanto si debba studiare e del tempo di cui abbiamo bisogno.</p>
<ol start="2">
<li><strong>Resta concentrato</strong></li>
</ol>
<p>Un ruolo essenziale ma altamente disfunzionale lo svolgono pensieri tipo “<em>non capisco niente”, “non ce la farò mai</em>”. Questi pensieri potrebbero innescare un circolo vizioso di convinzioni limitanti, studio inefficace e risultati deludenti. Si può interrompere questo circolo vizioso imparando a spostare l’attenzione sul nostro respiro, cercando di percepire l’aria che inspiriamo e che espiriamo. Ogni qualvolta ci accorgiamo che la nostra mente divaga, riportiamo l’attenzione sul nostro respiro. Si tratta di un <strong>esercizio di mindfulness </strong>molto utile per allontanare i pensieri negativi.</p>
<ol start="3">
<li><strong>Prenditi cura del tuo corpo</strong></li>
</ol>
<p>Non trascuriamo il nostro sonno. Nelle settimane che precedono l’esame cerchiamo di avere <strong>cicli di sonno regolari.</strong> Curiamo anche <strong>l’alimentazione,</strong> mangiamo molta frutta, verdura ed acidi grassi essenziali ad lato contenuto di omega 3. Evitiamo cibi ad alto contenuto di zuccheri, molti caffè e bevande energizzanti: si tratta di alimenti eccitanti che non aiutano a placare l’ansia da esame.</p>
<ol start="4">
<li><strong>Accetta lo stress</strong></li>
</ol>
<p>Oggi sembra che non siamo più capaci di tollerare il disagio. Eliminare e cancellare tutta l’ansia è una pretesa magicamente falsa. E’ importante, invece, prendere consapevolezza che essere nervoso prima di un esame è del tutto naturale. Al contrario di quanto si potrebbe pensare un giusto livello d’ansia non solo è normale ma anche funzionale in quanto contribuisce ad “attivare la mente”.</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/ansia-esame-maturita4-facili-strategie-affrontarla/">Ansia da esame di maturità: 4 facili strategie per affrontarla</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Risonanza Magnetica: che paura! Claustrofobia nelle indagini diagnostiche.</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/risonanza-magnetica-che-paura-claustrofobia-nelle-indagini-diagnostiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marilena Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 May 2018 12:29:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Sentirsi in trappola è una sensazione comune a chi soffre di claustrofobia, ovvero il timore per i luoghi chiusi. Fra i sintomi più comuni: battito del cuore accelerato, brividi, senso di vertigine, formicolio, sensazione di soffocamento, difficoltà di respirazione e senso di oppressione. Di conseguenza, ascensori,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Sentirsi in trappola è una sensazione comune a chi soffre di <em>claustrofobia</em>, ovvero il timore per i luoghi chiusi.</p>
<p>Fra i <strong>sintomi </strong>più comuni: battito del cuore accelerato, brividi, senso di vertigine, formicolio, sensazione di soffocamento, difficoltà di respirazione e senso di oppressione.</p>
<p>Di conseguenza, ascensori, metropolitane, ma anche stanze di piccole dimensioni senza finestre possono diventare luoghi tabù. Le persone che soffrono di tale disturbo riescono anche ad essere consapevoli e riconoscere l’aspetto eccessivo ed irragionevole della situazione, tuttavia l’esposizione allo stimolo oggetto della fobia provoca ansia intensa fino all’attacco di panico.</p>
<p>La situazione temuta viene quindi evitata.</p>
<p>Nuovi fattori scatenanti di <strong>reazioni claustrofobiche</strong> sono le <strong>moderne tecniche di imaging diagnostico (TAC, RMN)</strong> che molti pazienti rifiutano di eseguire. Tali comportamenti di evitamento possono portare conseguenze negative per la salute.</p>
<p><em>Perché si soffre di claustrofobia?</em></p>
<p>Un ruolo fondamentale è dato dai <strong>pensieri negativi</strong>, dalle cognizioni associate alla reazione d’ansia. Infatti, non è la situazione di per sé ad essere pericolosa, ma il modo in cui la interpretiamo, il significato che ne diamo. Si aggiunge una <strong>percezione spaziale</strong> problematica. Il disturbo, infatti, potrebbe avere una correlazione con il meccanismo percettivo della paura in relazione allo spazio, meccanismo che anticamente doveva avere un ruolo fondamentale dal punto di vista dell&#8217;<strong>istinto di sopravvivenza</strong></p>
<p><em>Possibili strategie da intraprendere per ridurre le conseguenze negative</em></p>
<p>Diverse ricerche hanno indicato il ruolo dell’<strong>autoefficacia</strong>, nel predire risultati positivi. L’autoefficacia è la convinzione di sapere affrontare una determinata situazione o compito. Molti fattori contribuiscono a rafforzare il proprio senso di autoefficacia. Tra questi un fattore determinate è sicuramente “l’informazione”.</p>
<p>La paura di essere chiusi in uno stretto tubo è un retaggio che la Risonanza Magnetica si trascina dalle prime macchine, che risalgono a oltre 30 anni fa. A quei tempi questa apparecchiatura era in effetti costituita da un tunnel stretto e lungo. Non esistono più apparecchiatura di <strong>risonanza magnetica</strong> completamente chiuse. Le strutture più diffuse sono quelle &#8220;a tunnel&#8221; che sono comunque aperte da entrambe le estremità: queste macchine hanno sostanzialmente la forma di una grossa ciambella, profonda circa 1,5m (significa che è di dimensioni inferiori all&#8217;altezza del paziente) e con un tunnel al centro di quasi un metro di diametro. Questo significa che il paziente è sempre solo parzialmente all&#8217;interno del tubo, e una parte del corpo (testa-collo oppure le gambe, in relazione alla parte di esame) sono sempre al di fuori del tunnel.</p>
<p>Per esempio un paziente che deve eseguire una <strong>RM</strong> del ginocchio, ha il ginocchio posizionato al centro del tunnel, ma testa e torace sono abbondantemente al di fuori di esso. Viceversa bisogna considerare che se la parte in esame è la testa o la cervicale o la spalla, quella parte sarà al centro del tunnel ma gli arti inferiori saranno posizionati al di fuori della macchina. In ogni caso i due lati della macchina hanno la stessa forma, e le due estremità rimangono sempre aperte durante tutto il tempo di esame. In ogni caso non esiste la possibilità che a causa di un blocco della macchina il paziente non possa essere estratto agevolmente, la fuoriuscita del corpo o del lettino è sempre molto agevole.</p>
<p>Esistono comunque apparecchiature <strong>RM</strong> con forme diverse ed aspetto più aperto e che riescono ad effettuare la maggior parte degli esami <strong>RM</strong> di routine, e ancora delle apparecchiature <strong>RM </strong>dedicate agli studi articolari con dimensioni assolutamente compatte.</p>
<p>Di seguito l’elenco delle strutture a Napoli che per  RMN articolari utilizzano apparecchiature aperte utili a chi soffre di claustrofobia:</p>
<p><a href="http://sanitasenzaproblemi.it/clinica-santa-maria-del-pozzo/" target="_blank">Santa Maria del Pozzo</a></p>
<p><a href="http://sanitasenzaproblemi.it/strutture/campania/villa-angela-napoli/" target="_blank">Casa di Cura Villa Angela</a></p>
<p><a href="http://sanitasenzaproblemi.it/strutture/campania/centro-medico-polidiagnostico-merclin-campagna/risonanza-magnetica/" target="_blank">MerClin Centro di Medicina Polidiagnostico</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/risonanza-magnetica-che-paura-claustrofobia-nelle-indagini-diagnostiche/">Risonanza Magnetica: che paura! Claustrofobia nelle indagini diagnostiche.</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Perchè alcune persone sono attratte da persone dello stesso sesso?</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/perche-alcune-persone-sono-attratte-da-persone-dello-stesso-sesso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marilena Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 10:27:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è mai facile, tra pregiudizi e stereotipi, affrontare il tema dell’omosessualità. Certo è che gli studiosi hanno più volte osservato comportamenti omosessuali nel mondo animale. “Se vi capita di andare allo zoo di Central Park, perché non andate a vedere la vasca dei pinguini?...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è mai facile, tra pregiudizi e stereotipi, affrontare il tema dell’omosessualità. Certo è che gli studiosi hanno più volte osservato comportamenti omosessuali nel mondo animale.</p>
<p><em>“Se vi capita di andare allo zoo di Central Park, perché non andate a vedere la vasca dei pinguini? Lì, confusi tra i quarantadue pinguini antartici (che hanno una bellissima linea di piume nere intorno al becco), troverete Roy e Silo, due pinguini molto speciali. Sono due maschi, ma hanno sempre fatto tutto insieme. Giocano insieme, camminano l’uno accanto all’altro, cantano insieme… Quando Roy si tuffa Silo lo segue e nuotano nelle acque della grande vasca. A loro non piacciono le femmine, stanno bene così come sono. Un giorno il custode dello zoo li vede e capisce che si vogliono bene. Gli dispiace però che non possano covare le uova come tutti gli altri: ogni giorno faticano per costruire un nido di sassi e stanno ore e ore a covare. Che tristezza vedere che alle altre coppie nascono i piccoli, mentre dal loro sasso non nasce nulla! Per fortuna al signor Gramzay viene un’idea: perché non dare a Roy e Silo l’uovo che Betty e Porkey hanno abbandonato? Il custode lo depone nel nido. Cova, riscalda, coccola… fino a quando si sente un debole pigolio. Pio, pio, pio… Pian piano il guscio si rompe ed esce un piccolo pinguino. Si chiamerà Tango, “perché per fare un Tango bisogna essere in due”&#8230; </em></p>
<p><strong>(H.Cole, P.Parnell, J.Richardson, “E con Tango siamo in tre…” Edizioni Junior)</strong></p>
<p>Da qui nascono spontanee alcune domande:</p>
<p>“S<em>e l’omosessualità è un comportamento usuale nel mondo animale, questo significa forse che è naturale anche negli uomini?</em></p>
<p><em>Perché alcune persone sono attratte da persone dello stesso sesso?</em>”</p>
<p>Si chiama <strong>“orientamento sessuale”</strong> questa attrazione romantica/sessuale, o meglio emotiva. Le cause che determinano l’orientamento sessuale non sono ancora chiare, nonostante la ricerca negli ultimi anni si sia catapultata nel cercare spiegazioni genetiche, ormonali, psicologiche o culturali. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha perso molto dell’interesse iniziale volto alla ricerca delle cause dell’omosessualità e per il momento nessuna spiegazione di tipo eziologica è riuscita a raggiungere un livello minimo di verificabilità richiesto dalla scienza per definire vera una teoria. Le vecchie teorie secondo cui l’omosessualità sarebbe il frutto di disfunzionali dinamiche familiari o di un disturbo nello sviluppo psicologico hanno attualmente perso di credibilità. Il dato su cui la maggior parte degli studiosi concorda è che non si tratta di una scelta né di una malattia, per cui l’orientamento sessuale non sarebbe modificabile in alcun modo. Per tutte queste ragioni si preferisce, dunque, parlare dell’omosessualità come di una condizione spiegata dalla combinazione di più <strong>variabili bio-psico-sociali</strong>, caratterizzati dall’<strong>interdipendenza</strong>.</p>
<p>Sia secondo l’Associazione Psichiatrica Americana, sia secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’omosessualità è considerata una <strong>“variante non patologica del comportamento sessuale”.</strong></p>
<p><em>Come si capisce di essere gay o lesibica?</em></p>
<p>Allo stesso modo in cui si capisce di essere etero…attrazione, desiderio di condivisione di tempo e di esperienze, romantiche e sessuali.</p>
<p>Insomma, lo si capisce guardando con sincerità ai propri sentimenti.</p>
<p>Ma, mentre per gli adolescenti eterosessuali il percorso di scoperta della propria sessualità è incoraggiato dalla società, per gli adolescenti omosessuali il percorso è più complesso e ricco di pressioni sociali e culturali.</p>
<p>Questo determina una difficoltà ad avere idee chiare sui propri sentimenti e ad esprimerli con sincerità quando non sono conformi a quelli del gruppo.</p>
<p>Viene dato il nome di omofobia a quell’insieme di atteggiamenti, pensieri e comportamenti discriminatori ancora molto diffusi in Italia. Avviene di frequente che parte di questi messaggi negativi vengano interiorizzati dall’individuo omosessuale, causandogli delle ulteriori difficoltà nel vivere serenamente la propria vita.</p>
<p>In tal caso, un giusto approccio psicoterapeutico può aiutare il paziente omosessuale ad <strong>accettare serenamente il proprio orientamento sessuale</strong> e a integrare pienamente tale orientamento nella propria personalità, sviluppando una positiva immagine di sé e superando i pregiudizi anti-gay instillati in lui dalla società.</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/perche-alcune-persone-sono-attratte-da-persone-dello-stesso-sesso/">Perchè alcune persone sono attratte da persone dello stesso sesso?</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>I capricci più comuni nei bambini: pappa, sonno e giochi&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marilena Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2018 13:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con i capricci i bambini vogliono comunicarci qualcosa: un sentimento, un’emozione che non riescono a gestire in altro modo, un disagio o anche un senso di colpa per aver combinato qualcosa. Occorre perciò mostrarsi sereni davanti ai capricci, che sono normali e fisiologici entro i...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con i <strong>capricci</strong> i bambini vogliono comunicarci qualcosa: un sentimento, un’emozione che non riescono a gestire in altro modo, un disagio o anche un senso di colpa per aver combinato qualcosa. Occorre perciò mostrarsi sereni davanti ai capricci, che sono normali e fisiologici entro i 5/6 anni d’età e non dipendono necessariamente dallo stile educativo.</p>
<p>I capricci possono, infatti, essere la <strong>risposta, per lo più sana, alle regole educative</strong> imposte in famiglia oppure il modo di far fronte a difficoltà esterne, asilo o scuola.</p>
<p><strong>Le cause</strong> principali possono essere: stanchezza, parte emozionale del sistema cognitivo ancora non matura, bisogni ti tipo psicologici.</p>
<p>Sicuramente ci troviamo davanti a un <strong>fenomeno relazionale</strong>, in quanto non esiste nessun bambino che fa i capricci da solo; questi nascono sempre nell’interazione con un adulto. Sicuramente è <em>più funzionale un bambino che fa qualche capriccio, piuttosto che un bimbo solo, immobile e silenzioso, stordito davanti ad uno smartphone.</em></p>
<p>I tre capricci più comuni dei nostri bambini:</p>
<ul>
<li><strong>Non vuole mangiare!</strong></li>
</ul>
<p>Perché? Quale sarà la sua motivazione?</p>
<p>E’ essenziale innanzitutto capirne <strong>la motivazione</strong>: non ha più fame, preferisce andare a giocare, non gli piace per davvero, o potrebbe aver instaurato un rapporto difficoltoso con il cibo in seguito ad uno svezzamento forzato o tardivo …. o forse vuole semplicemente attenzione!</p>
<p>I bambini hanno bisogno di <strong>molte attenzioni</strong>, non perché viziati ma, forse, perché le attenzioni che ricevono sono poche e frettolose. Quindi può succedere che il momento del pranzo, così importante per mamma e per nonna, diventi un arma per ricevere tempo ed attenzioni.</p>
<p>Il comportamento alimentare dell’essere umano fin dalla nascita si struttura all’interno di una relazione: dal seno della mamma al cucchiaino, al pasto in famiglia. Per questo l’atto nutritivo è strettamente legato alla relazione affettiva. Cerchiamo sempre di rispettare la protesta ma giungendo ad un compromesso, è importante mediare e mai insistere. Inoltre è importante che anche mamma e papà si mostrino sereni durante il momento dei pasti. Infine, migliorare la qualità del tempo che passiamo con i nostri bambini potrebbe diminuire notevolmente la quantità di capricci a tavola, in quanto diminuirà la loro necessità di richiedere attenzione.</p>
<ul>
<li><strong>Si sveglia durante la notte e vuole dormire nel lettone!</strong></li>
</ul>
<p>Dormire nel lettone è il sogno di tutti i bambini, in quanto vedono realizzarsi la possibilità di stare vicino ai genitori e soprattutto osservano una funzionale pratica di <strong>diminuzione della propria ansia di separazione</strong>. Di fatto dormire nel lettone non è in assoluto nocivo per i grandi o per il bambino, ma d’altra parte non è nemmeno necessario. Potrebbe invece diventare negativo per il sonno di tutti, per la vita di coppia e per il raggiungimento di determinate autonomie del piccolo.</p>
<p>Al giorno d&#8217;oggi è diventata un&#8217;abitudine molto diffusa, quella di consentire ai propri <strong>figli</strong> di dormire nel &#8220;lettone&#8221; dei <strong>genitori</strong>. Tutto questo si verifica perché non si riesce a dire di &#8220;no&#8221;, oppure si ha il desiderio di farli sentire più protetti se non riescono a dormire, e magari sono spaventati da un temporale o da un <strong>forte rumore</strong>. Molto spesso, tuttavia, può accadere una <strong>situazione del genere</strong> quando i genitori non hanno voglia di alzarsi dal loro <strong>letto</strong> e per <strong>comodità</strong> consentono al <strong>bambino</strong> di mettersi accanto a loro.</p>
<p>Quindi, anche in questo caso diventa necessario analizzare le probabili motivazioni. Le difficoltà del sonno nei bambini possono essere molto diverse tra loro: la paura di essere escluso, il volersi assicurare il proprio posto, possono portare il bambino ad avere difficoltà nell’addormentarsi o a svegliarsi durante la notte, o anche potrebbero verificarsi <strong>situazioni stressanti</strong> in cui i bambini hanno reazioni molto simili a quelle degli adulti e, se sono troppo agitati per dormire, possono avere bisogno della presenza rassicurante del genitore.</p>
<p>Molto spesso, però, per alcuni genitori è molto difficile resistere al pianto e alle suppliche, che vengono interpretate come <strong>senso di solitudine e di esclusione</strong>: si tratta in realtà di un fisiologico e progressivo<strong> </strong><strong>processo di individuazione e separazione</strong>, che il bambino deve essere messo in condizione di affrontare poco alla volta per crescere.  È importante aiutarlo in questo percorso, consolandolo quando piange di notte perché si sente solo, quando ha paura oppure quando ha fatto un brutto sogno, senza cedere alla stanchezza e alla tentazione di portarlo con noi nel lettone.</p>
<p>Inoltre non è da sottovalutare il fatto che il bambino fin da piccolo è estremamente ricettivo alle percezioni sensoriali e a tutto ciò che evoca sul piano delle emozioni. Ha sicuramente bisogno di una vicinanza corporea che gli comunichi affetto, tenerezza, entro però i limiti del pudore e del rispetto per l’intimità dell’altro.</p>
<p>Allora come dobbiamo comportarci&#8230;</p>
<p>Un  consiglio è quello di fare addormentare il bambino direttamente nella sua culla o nel suo letto, accarezzandolo e massaggiandolo dolcemente, in modo tale da farlo rilassare e conciliare il sonno. Si può anche ricorrere all&#8217;ausilio della musica, con l&#8217;utilizzo di qualche canzoncina adeguata o di una ninna nanna. Gli si può tenere la mano fino a quando non si appisola ma, comunque, è buona regola fargli comprendere che lui, anche se è in un&#8217;altra stanza, <strong>non è solo e non lo sarà mai</strong>. Un rituale che può aiutare il bambino a rimanere nel suo lettino e il genitore a non sentirsi in colpa per &#8220;abbandono&#8221;, è quello di raccontargli qualche breve storia o leggergli una favoletta. Naturalmente, il bambino deve scegliere quella che maggiormente preferisce e generalmente tenderà a chiedere sempre la stessa.</p>
<p>Se il bambino dovesse svegliarsi durante la notte e correre nel letto dei genitori, con tanta calma e dolcezza, è necessario riportarlo nel suo lettino, con lo stesso procedimento descritto in precedenza. Naturalmente, per fare tutto questo è richiesta una buona dose di pazienza e di forza di volontà, ma ci si deve rendere conto che successivamente servirà a far sentire <strong>il bimbo più indipendente</strong> ed autonomo in futuro. In linea di massima, dovrebbe essere sufficiente circa una settimana per farlo abituare a dormire nel suo letto. È indispensabile ricordare che quando si inizia a &#8220;svezzare&#8221; il bambino da questa sorta di dipendenza psicologica, è necessario essere fermi e non si deve tornare indietro. In caso contrario, infatti, si correrebbe il rischio di rinforzare il comportamento inadeguato e di invalidare quanto di buono è stato fatto fino a quel momento.</p>
<ul>
<li><strong>Me lo compri? Lo voglio!</strong></li>
</ul>
<p><em>Di fronte a un bimbo che in un negozio o al supermercato fa i capricci per un giocattolo, </em><strong>il genitore deve </strong><strong>saper dire di no</strong>!</p>
<p>Il bambino urla, piange, si aggrappa o si  getta a terra perché vuole le sue caramelle preferite o, ancora,  si rifiuta di uscire da un negozio senza prima aver ottenuto il giocattolo desiderato: in questi casi è bene intervenire con fermezza senza ulteriori urla o scenate, per il bene del bambino. Il piccolo sa già che il suo <b>capriccio</b> di fronte a tante persone, ha più effetto  per cui aumentano le probabilità di ottenere ciò che vuole. Con le sue richieste, vuole tastare il terreno, capire fino a che punto può imporre la sua volontà all’adulto. C’è bisogno di una risposta decisa che ponga un <strong>freno a emozioni difficili da controllare</strong> anche per lui.  <em>Ricordiamoci, infatti, che ai bambini non piace andare a fare spese, non piace stare costretti e fermi  per tanto tempo in un carrello<strong>, si annoiano</strong></em>. <em>Allora, per limitare le proibizioni, ragionevoli per noi ma non per un bambino, è<strong> </strong></em><strong>meglio ridurre le uscite inadatte ai più piccoli, quelle cioè prive di qualsiasi interesse per loro</strong><em><strong>. </strong></em><em> Molte mamme prima di uscire a fare la spesa con i loro bambini possiamo contrattano promettendo loro un regalo … attenzione, però, non bisogna mai farlo se già in partenza si è deciso di non acquistarlo.</em></p>
<p>Allora, cosa fare? Mantenere la calma. Spesso tendiamo ad assecondare i capricci dei nostri figli per evitare interminabili capricci ma la cosa migliore da fare sarebbe quella di “distribuire qualche no”, indipendentemente dalla reazione che ne deriverà.</p>
<p><em>E’ importante che i bambini si allenino a <strong>tollerare la frustrazione che deriva da un NO</strong>. Questo li renderà più forti e capaci di gestire gli imprevisti che la vita gli riserverà.</em></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/i-capricci-piu-comuni-nei-bambini-pappa-sonno-e-giochi/">I capricci più comuni nei bambini: pappa, sonno e giochi…</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>QUANDO I GENITORI LITIGANO:  spiegare ai bambini la separazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marilena Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 12:44:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni genitori pensano di proteggere i propri figli negando la crisi di coppia. Sicuramente per i bambini, qualche volta, può essere difficile comprendere perché gli adulti iniziano ad urlare per “sciocchezze” senza un apparente motivo, ma è importante ricordare che i nostri piccoli sono creature...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni genitori pensano di proteggere i propri figli negando la crisi di coppia. Sicuramente per i bambini, qualche volta, può essere difficile comprendere perché gli adulti iniziano ad urlare per “sciocchezze” senza un apparente motivo, ma è importante ricordare che i nostri <em>piccoli</em> sono creature intelligenti. I bambini nascono con sistema cognitivo che fin da subito è in grado di entrare in relazione con le esperienze della vita. <strong>Un bambino viene al mondo con tutte le capacità necessarie per percepire e comunicare.</strong></p>
<p>Detto questo capiamo che i nostri figli avvertono subito che si tratta di una questione “seria ed importante” e se  nessuno spiega loro cosa sta accadendo possono iniziare a pensare <strong>“Avrò fatto qualcosa di sbagliato” E’ colpa mia?”.</strong>  I bambini restano, poi, incastrati in questi <strong>cicli disfunzionali</strong>, e potrebbero non riuscire a gestire ed elaborare il senso di colpa, che può mettere radici e fare danno.</p>
<p>Non esiste un realtà così difficile che non possa essere spiegata, ovviamente in modo adeguato all&#8217;età. I bambini sono sempre coinvolti nella vita dei genitori, nel bene e nel male.<strong> </strong><strong>Comprendere quello che sta accadendo aiuta i bambini a ritrovare la tranquillità</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>Dobbiamo, quindi, considerare i bambini nella loro dimensione e parlargli di ciò che stanno provando.</strong></p>
<p><strong>Cerchiamo allora di comunicarlo nel modo giusto</strong><strong>.</strong></p>
<ol>
<li>SOSPENDIAMO IL CONFLITTO</li>
</ol>
<p>In primo luogo cerchiamo di accordarci su cosa comunicare. Questo ovviamente implica la sospensione del conflitto: evitiamo di inondare i nostri figli con la rabbia che invece è rivolta verso il partner. Spieghiamo loro la realtà della situazione, ma non coinvolgiamoli in recriminazioni e dolori che invece riguardano la coppia e non devono assolutamente riguardare i piccoli.  Cerchiamo, inoltre, di avere già ben chiara quella che sarà la nuova routine quotidiana. Condividiamola con i bambini che potranno cosi essere rassicurati. Ciò contribuirà a diminuire l’ansia legata a “ciò che non si conosce”.</p>
<ol start="2">
<li>USIAMO PAROLE SEMPLICI E CHIARE</li>
</ol>
<p>Se ci sono più figli parliamone con tutti, insieme, ma concediamo ad ognuno di loro uno spazio individuale in modo da poter ascoltare le preoccupazioni personali.  E’ importante utilizzare parole semplici e adatte all&#8217;età e al livello di sviluppo dei bambini, lasciandoli esprimere tutti i loro dubbi e  perplessità, attraverso domande e chiarimenti. Occorre essere chiari e fermi nella spiegazione, esplicitando come la decisione è stata a lungo ponderata e non è possibile fare nulla per cambiare la situazione. Questo riduce nei bambini le fantasie riconciliatorie tra i genitori che, invece, non sono realizzabili. E’ inopportuno raccontare dettagli che i bambini non comprenderebbero appieno e che rischierebbero di confonderli.</p>
<ol start="3">
<li>RIBADIAMO IL NOSTRO AMORE PER LORO</li>
</ol>
<p>Il messaggio importante da comunicare, senza alcun tipo di giudizio, è che mamma e papà non riescono più ad andare d’accordo ed hanno bisogno di vivere separati, in due case diverse. Allo stesso tempo, però, cerchiamo di rassicurarli, garantendo loro che ci impegneremo ad andare d’accordo come genitori e che continueremo ad amarli come prima. Raccontiamo loro che l’amore tra marito e moglie può cambiare nel tempo, ma il nostro affetto nei loro confronti non verrà mai a mancare . Ciò che è importante ribadire, infine, a parole e con i fatti, è che, <strong>nonostante la separazione, si continua ad essere e a fare i genitori</strong>: questo messaggio deve essere spiegato sempre ai bambini, i quali non riescono a scindere il legame coniugale da quello genitoriale.</p>
<p>La separazione è un momento di cambiamento, critico e che di solito comporta l’elaborazione del “fallimento di un progetto” per l’intero nucleo familiare. Ma tutti noi, ancor di più i bambini, abbiamo la capacità di adattarci ai cambiamenti che, dopo un iniziale momento di difficoltà, possono comportare sviluppi più funzionali. Dopo la separazione i rapporti e la vita quotidiana possono migliorare. La fine della  convivenza può attenuare i conflitti legati alla condivisione della quotidianità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dott.ssa Marilena Palladino</p>
<p>Psicologa-Psicoterapeuta cognitivo Comportamentale</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/genitori-litigano-spiegare-ai-bambini-la-separazione/">QUANDO I GENITORI LITIGANO:  spiegare ai bambini la separazione</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>8 consigli per gestire l&#8217;ansia dei bambini</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/ansia-nei-bambini-8-consigli-per-gestirla/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marilena Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 13:38:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Tutti i bambini attraversano un periodo in cui si sentono a disagio con persone che non conoscono bene e con estranei. L’ansia dell’estraneo, come viene spesso chiamata, di solito compare la prima volta fra uno e i due anni e scompare intorno ai due anni...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutti i bambini attraversano un periodo in cui si sentono a <strong>disagio con persone che non conoscono</strong> bene e con estranei. <em>L’ansia dell’estraneo</em>, come viene spesso chiamata, di solito compare la prima volta fra uno e i due anni e scompare intorno ai due anni e mezzo.</p>
<p>Alcuni bambini continuano a manifestare dei segni di <strong>timidezza</strong> dopo questa età, ma quando iniziano la scuola e trascorrono più tempo con altri bambini di solito tutto si risolve.</p>
<p>In alcuni casi, però, l’aumento di interazioni sociali non aiuta il bambino a sentirsi più a proprio agio. La timidezza si intensifica e diventa più di un semplice problema, causando al bambino un notevole grado di angoscia e interferendo con la capacità di vivere in contesti sociali.</p>
<p>Quando questo accade, dovremmo considerare la possibilità che si tratti di una <strong>fobia sociale</strong>.</p>
<p>Occorre intervenire presto, perché quando i comportamenti condizionati dell’ansia si cronicizzano sono sempre più complicati da eliminare.</p>
<p>Ecco allora alcuni consigli per aiutare i vostri bambini.</p>
<ol>
<li><strong>Provate a immedesimarvi in vostro figlio</strong>. Ascoltatelo e cercate di comprendere i suoi sentimenti. Vestite per un attimo i suoi panni e provate a capire quali comportamenti mettereste in atto  se vi trovaste a vivere nella  paura di essere messi in imbarazzo e ridicolizzati di fronte a tutti.</li>
<li><strong>Non agitatevi</strong>, ma mantenete la calma. I bambini percepiscono le emozioni dei genitori e le utilizzano per valutare la pericolosità delle situazioni. Stare calmi li aiuterà a fare altrettanto.</li>
<li><strong>Proviamo a dare un nome a ciò che stiamo vivendo</strong>. Dare un nome a ciò che ci capita può aiutarci a tranquillizzarci. Spieghiamo al nostro bambino cos’è l’ansia. Diciamo a nostro figlio che l’ansia è un normale meccanismo utilizzato dal nostro corpo per segnalarci un pericolo. Non è pericolosa e nonostante sia qualcosa di eccessivamente “fastidioso”, ha una durata limitata nel tempo. Questo sistema è talmente efficiente che si attiva anche quando non esiste un pericolo reale, così finisce per fornirci un falso allarme. Non deve essere per forza presente qualcosa per farlo scattare, basta solo un pensiero! Quando la nostra mente continua a produrre pensieri, facendoci credere costantemente di essere in pericolo il sistema di allarme si attiva in molte situazioni fino a diventare un problema.</li>
<li><strong>Lasciate che vostro figlio impari a fare le cose da solo</strong>. Potrebbe essere rassicurante per un genitore aiutare il proprio bambino o sostituirsi a lui nell’esecuzione di normali routine quotidiane. Questo comportamento però ottiene due effetti. Da una parte lo aiuta nell’immediato a sentirsi meglio, dall’altra gli trasmette il messaggio “Mamma e papà pensano che io non sia in grado di farlo da solo”, iniziando a pensare allo stesso modo di se stesso. Incoraggiate il bambino a essere autonomo.</li>
<li><strong>Comunicategli fiducia</strong>. Un buon modo di combattere l’ansia consiste nel far acquisire al bambino maggior confidenza con l’incertezza. È bene lasciare che si eserciti a sperimentare una certa quota ansia. Non potendosi basare sulle vostre rassicurazioni, il bambino avrà la possibilità di imparare nuove strategie per gestire l’ansia. Questo aumenterà il suo senso d’indipendenza e di competenza. Così facendo possiamo comunicargli la nostra fiducia sul fatto che potrà affrontare e gestire le situazioni che teme con successo.</li>
<li><strong>Procedete a piccoli passi</strong>. Prevedere incontri con un gruppo ristretto di coetanei, con cui vostro figlio si sente al sicuro, è il primo passo da compiere verso l’obiettivo della costruzione d’interazioni sociali adeguate. Organizzare un pomeriggio di gioco o di studio, con uno o due amici preferiti, è uno step importante da compiere, prima di provare a far partecipare il ragazzo a una festa.</li>
<li><strong>Favorite le interazioni sociali. </strong>Il vostro bambino potrebbe voler evitare attività divertenti, come partecipare a una festa di compleanno o giocare in una squadra sportiva. Incoraggiatelo ad affrontare le sue paure al fine di accrescere il suo senso di competenza. Per aiutarlo ad abbassare l’ansia, potete  richiamargli alla memoria gli incontri sociali avvenuti in passato, evidenziando come sia riuscito ad affrontarli con successo e senza particolari conseguenze.</li>
<li><strong>Premiate i loro sforzi</strong>. Anche se i miglioramenti sono piccoli, ogni sforzo merita di essere lodato. Questo aiuterà i vostri figli a spostare il loro focus attentivo da errori e comportamenti disadattivi verso i piccoli successi quotidiani.</li>
</ol>
<p>Dott.ssa Marilena Palladino</p>
<p>Psicologa-Psicoterapeuta</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/ansia-nei-bambini-8-consigli-per-gestirla/">8 consigli per gestire l’ansia dei bambini</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Gli uomini preferiscono le donne formose: la conferma dagli studi di Darwin</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/gli-uomini-preferiscono-le-donne-formose-la-conferma-dagli-studi-di-darwin/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marilena Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 12:42:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Cartelloni pubblicitari giganti raffiguranti belle donne con seni e glutei in giusta evidenza distraggono i nostri uomini e danno vita  ad una carambola di incidenti stradali! E’ successo in Russia, ma anche a Napoli. Poveri uomini, non è mica colpa loro! Si tratterebbe di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Cartelloni pubblicitari giganti raffiguranti belle donne con seni e glutei in giusta evidenza distraggono i nostri uomini e danno vita  ad una carambola di incidenti stradali!</p>
<p>E’ successo in Russia, ma anche a Napoli.</p>
<p>Poveri uomini, non è mica colpa loro!</p>
<p>Si tratterebbe di una questione psicologica, un concetto antropologico abbastanza antico, ma sembrerebbe ancora non estinto. Le curve delle donne, le donne formose, evocherebbero l’idea dell’abbondanza, della ricchezza, della fertilità. Nelle società primitive erano espressione di un certo benessere, mangiavano di più e quindi ingrassavano, e potevano fare più figli da destinare al lavoro nei campi o alla caccia.</p>
<p>In alcuni uomini, forse neanche tanto pochi, questo concetto è rimasto a livello inconscio e così sarebbe spiegato perché elemento di interesse, potremmo dire “antropologico”, per gli uomini moderni resta il sedere seguito dal seno e dalle gambe.</p>
<p>E Noi donne?</p>
<p>Incaricate a portare avanti la gravidanza, momento di estrema vulnerabilità, per questo votate a ricercare partner affidabili, credibili e forti in grado di fornire risorse e sicurezza.</p>
<p>Ecco perché alle donne piacciono gli uomini “con i soldi” … perché, a livello genetico, quell’uomo in grado di fare soldi può assicurare maggiori risorse anche alla prole.</p>
<p>Condannate, quindi, dalla genetica, all’uomo brutto ma affidabile, il cosiddetto <em>“tipo”.</em></p>
<p>E l’evoluzione…?</p>
<p>L’evoluzione ha fatto si che il binomio ormone/cervello non sia l’unico responsabile delle nostre azioni e delle nostre scelte.</p>
<p>Ci giunge in soccorso la famosa “neuroplasticità” cerebrale che ha fatto in modo che il nostro cervello si sia via via modificato. La plasticità cerebrale conferisce agli individui l’abilità di adattarsi a particolari ambienti, fornendo i fondamenti per i processi dell’evoluzione comportamentale e culturale. E’ questo il motivo per cui, anche se alcuni istinti sopravvivono, noi non ci comportiamo più come i nostri cugini cavernicoli…</p>
<p>…o almeno si spera!</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I social come droga e fumo: le nuove dipendenze &#8211; i 4 segnali d&#8217;allarme.</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/social-droga-fumo-le-nuove-dipendenze-4-segnali-dallarme/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Marilena Palladino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 12:24:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Social media addiction: di cosa si tratta? Come nasce questo legame cosi intenso con i social? Si usa il termine “social media addiction” per  intendere una condizione psichica di dipendenza provocata dall’interazione tra una persona e una sostanza tossica. In questo caso specifico la sostanza...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Social media addiction</strong>: di cosa si tratta? Come nasce questo legame cosi intenso con i social?</em></p>
<p style="text-align: left">Si usa il termine <em>“social media addiction”</em> per  intendere una condizione psichica di dipendenza provocata dall’interazione tra una persona e una sostanza tossica. In questo caso specifico la sostanza tossica sarebbe rappresentata dai <em>“social network”.</em></p>
<p style="text-align: left">Questo legame cosi intenso con i social si rinforza grazie all&#8217;istantanea gratificazione che da questi deriva: gli stimoli che riceviamo all&#8217;udire lo squillo di una notifica, o ancora osservare il numero dei <em>“like”</em> aumentare,  stimola la produzione di ormoni quali le <em>endorfine, la serotonina e l’ossitocina</em>. Gli stessi ormoni che si producono quando facciamo sport o in seguito ad una corsa, o ancora quando abbracciamo un amico o quando la nostra squadra del cuore vince.</p>
<p style="text-align: left">Allo stesso modo, però, il tempo eccessivo trascorso sui social fa aumentare anche la produzione degli ormoni dello stress come il <em>cortisolo,</em> e dello stesso ormone prodotto in seguito all’assunzione di droghe, la <em>dopamina</em>, responsabile della stabilizzazione di una dipendenza.</p>
<p style="text-align: left">Diversi studi negli ultimi anni sono stati condotti per cercare  di chiarire se esiste una correlazione tra l’abuso dei social e la depressione. Ciò che sembra essere certo è che un utilizzo eccessivo di queste piattaforme può dar vita a fenomeni di ansia sociale, la ricerca continua di seguaci e di <em>“like”</em> scatenerebbe l’ansia di ricevere continua approvazione sociale, dando vita a forme di stress più o meno invalidanti.</p>
<p style="text-align: left">Si tratta di comportamenti non funzionali che possono compromettere la nostra vita affettiva e le capacità di relazionarsi con gli altri.</p>
<p><strong>4 SEGNALI DI ALLARME:</strong></p>
<ol>
<li>Non usciamo più di casa senza il telefono che costantemente ha la batteria scarica,</li>
<li>in bagno ci fa sempre compagnia lo smartphone,</li>
<li>ai concerti passiamo più della metà del tempo a fare foto e video da caricare,</li>
<li>anche a tavola lo smartphone è sempre presente e ci porta ad isolarci e trascurare la compagnia “in carne ed ossa”,</li>
<li>il primo gesto che compiamo al mattino appena svegli è quello di allungare la mano alla ricerca del telefonino per sbirciare i nostri profili ….</li>
</ol>
<p style="text-align: left"><strong>3 CONSIGLI UTILI</strong></p>
<p style="text-align: left">È tempo di concederci una pausa.</p>
<p style="text-align: left">E importante imparare ad auto-imporsi determinate regole:</p>
<ol style="text-align: left">
<li>Rimuovere dalla schermata home tutte le applicazioni che si intende evitare;</li>
<li>Impostare il display dello smartphone in scale di grigio, sembra infatti che colori come il rosso ed il blu spingano in maniera inconsapevole a controllare continuamente il display;</li>
<li>Lasciare il telefono lontano dalla tavola e dalla camera da letto.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dott.ssa Marilena Palladino</p>
<p>Psicologa-psicoterapeuta</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/social-droga-fumo-le-nuove-dipendenze-4-segnali-dallarme/">I social come droga e fumo: le nuove dipendenze – i 4 segnali d’allarme.</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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