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	<title>intestino | Sanità Senza Problemi</title>
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	<description>CUP e Farmacia dei Servizi</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Sep 2016 10:00:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Diverticoli e diverticolosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Lucia D'Anzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2016 10:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In tema di patologie gastrointestinali, ed in particolare del tratto intestinale, un occhio di riguardo va riferito ai diverticoli. Essi sono delle estroflessioni dell&#8217;intestino, ovvero delle ernie che colpiscono la parete intestinale in particolare a livello di colon e sigma. Parlando di diverticoli c&#8217;è da...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In tema di patologie gastrointestinali, ed in particolare del tratto intestinale, un occhio di riguardo va riferito ai diverticoli. Essi sono delle estroflessioni dell&#8217;intestino, ovvero delle ernie che colpiscono la parete intestinale in particolare a livello di colon e sigma. Parlando di diverticoli c&#8217;è da distinguere varie terminologie:</p>
<ul>
<li>diverticolosi: fa riferimento alla presenza anatomica dei diverticoli nel colon</li>
<li>malattia diverticolare: si intende la sintomatologia che deriva dalla presenza dei diverticoli</li>
<li>diverticolite: è la complicanza infiammatoria della diverticolosi</li>
</ul>
<p>L&#8217;incidenza aumenta con l&#8217;età e non sembra sia correlata al sesso; è però molto comune in tutto il mondo Occidentale. Diversi studi sostengono che una dieta povera di fibre alimentari sia un rischio di grande rilevanza per la manifestazione di questa patologia e questo perché la scarsità di fibre alimentari conduce alla formazione di feci voluminose con difficoltà di espulsione, provocando situazioni infiammatorie; un altro fattore è rappresentato da alterazioni della motilità del colon dipendenti dal rallentamento nel transito delle feci. La maggior parte dei pazienti con diverticolosi rimangono senza sintomi per tutta la vita e spesso la diagnosi avviene casualmente. In questi casi il paziente necessita di adottare una dieta ricca di fibre che va a ridurre il rischio di comparsa dei sintomi e di complicanze. La fibra di frutta e verdura si è dimostrata la più utile ed efficace per cui il soggetto è invitato a consumare ogni giorno 5 porzioni di frutta e verdura. C&#8217;è da porre attenzione sull&#8217;asportazione dei semi e sull&#8217;evitare cibi da cui è difficile  allontanare la fibra, ad esempio fragole, fichi, more, kiwi, nocciole, mandorle. In questo modo si vuole evitare che semi o alcune parti poco frantumabili rimangono intrappolate nei diverticoli determinando la comparsa di un processo infiammatorio. L&#8217;aumento della quantità di fibra nella dieta deve essere lento e graduale. Nel momento in cui si viene a creare uno stato infiammatorio, la diverticolite, si manifestano sintomi molto forti che prevedono un trattamento antibiotico ed una dieta liquida a base di yogurt, succhi, tisane, brodi vegetali; quando l&#8217;infiammazione provoca sintomi molto intensi il ricovero ospedaliero diviene inevitabile. La comparsa di complicanze è maggiore tra i pazienti che utilizzano farmaci antiinfiammatori e assumono poca fibra, oppure tra coloro che conducono una vita sedentaria. Nelle varie patologie tutto sembra collegare stile di vita, alimentazione e attività fisica; triade alla base di un buono stato di salute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dott.ssa Lucia D&#8217;Anzi &#8211; biologa nutrizionista</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/diverticoli/">Diverticoli e diverticolosi</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Sindrome dell&#8217;intestino irritabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Lucia D'Anzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2016 10:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sindrome dell&#8217;intestino irritabile entra a far parte di quelli che vengono definiti disturbi funzionali gastrointestinali. Questi disturbi presentano sintomi variabili e ricorrenti quindi molto spesso risulta difficile individuarli e classificarli. Per quanto riguarda questa specifica patologia, si può porre diagnosi di &#8216;sindrome dell&#8217;intestino irritabile&#8217;...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sindrome dell&#8217;intestino irritabile entra a far parte di quelli che vengono definiti disturbi funzionali gastrointestinali. Questi disturbi presentano sintomi variabili e ricorrenti quindi molto spesso risulta difficile individuarli e classificarli. Per quanto riguarda questa specifica patologia, si può porre diagnosi di &#8216;sindrome dell&#8217;intestino irritabile&#8217; se, per almeno 12 settimane, si sono manifestati disturbi addominali con almeno due delle seguenti caratteristiche:</p>
<ul>
<li>senso di sollievo con la defecazione</li>
<li>modifiche nella frequenza dell&#8217;alvo (manifestazione di scariche anche più volte in una giornata)</li>
<li>cambiamento nell&#8217;aspetto delle feci (feci liquide o con presenza di muco)</li>
</ul>
<div>Le donne sembrano essere le più colpite rispetto agli uomini, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 30 e i 50 anni. Per quel che riguarda le cause in realtà non si è ancora giunti ad individuarne di certe perché sembra essere una patologia che può manifestarsi in maniera dipendente o meno dai pasti e, a volte, accentuata in caso di forti stress. Anche se i sintomi si manifestano in maniera intermittente, questa è una patologia considerata cronica. Il trattamento dipende molto dalla gravità della situazione e dalla severità dei sintomi: nei pazienti con sintomi lievi si riescono a svolgere le normali attività quotidiane ed il trattamento riguarda la gestione di una dieta apposita che prevede che non ci sia una restrizione delle scelte alimentari e che controlli la distribuzione dei pasti giornaliera in modo da garantire l&#8217;assunzione di piccoli pasti, ma frequenti, durante la giornata prestando maggiormente attenzione ad alimenti grassi, legumi, vegetali, alcool e caffeina. Va riservato un occhio di riguardo  alla fibra alimentare che va introdotta con cautela a piccole dosi in quanto, il sintomo più frequente è la diarrea e la fibra alimentare tende ad aumentare o facilitare l&#8217;evacuazione. Nei soggetti con sintomi molto frequenti e severi, viene riservato un trattamento farmacologico sotto stretta osservazione medica. L&#8217;utilizzo graduale del consumo di fibra viene in ogni caso considerato utile purchè si faccia attenzione ai periodi di forti scariche o stress emotivi; il tutto accompagnato dall&#8217;esercizio fisico e da una buona idratazione  che servono a favorire un buon funzionamento della motilità intestinale. Mantenersi attivi e concedersi giornalmente un paio di litri di acqua sono accorgimenti molto importanti da associare alle modificazione dietetiche.</div>
<div></div>
<div>Dott.ssa Lucia D&#8217;Anzi &#8211; biologa nutrizionista</div>
<p>&nbsp;</p>
<div></div>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/sindrome-dellintestino-irritabile/">Sindrome dell’intestino irritabile</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Patologie infiammatorie dell’intestino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Lucia D'Anzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2016 10:00:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Patologie forse ancora poco conosciute ma con un riscontro sempre maggiore. Esse sono caratterizzate da risposte immunitarie nei confronti di stimoli normali. Sembrano incidere fattori genetici e fattori ambientali tra cui un ruolo fondamentale viene assunto dalla flora batterica. Sono inoltre patologie croniche in quanto non si possono curare con un particolare tipo di terapia farmacologica e non tendono a svanire, i sintomi si attenuano passando per una ‘fase di calma’ ma possono ricomparire in qualsiasi momento. Due principali patologie colpiscono l’intestino in questo modo: la malattia di Crohn e la retto colite-ulcerosa; la prima è costituita da lesioni più profonde che possono interessare diversi punti dell’intestino, in particolare il colon mentre nella retto colite-ulcerosa la parte interessata in cui si sviluppa l’infiammazione è unica e nella maggior parte dei casi le lesioni sono più superficiali. Nella cura di queste patologie c’è alla base un trattamento farmacologico con l’uso di anti-infiammatori che hanno però notevoli effetti collaterali e, come già detto, non rappresentano la cura definitiva; per questo motivo è meglio considerare la terapia nutrizionale in quanto i nutrienti giusti possono essere di grande aiuto nell’attenuazione della patologia. Un ruolo terapeutico è stato dimostrato dagli acidi grassi a catena corta che si formano dalla flora batterica del colon e sembra che questi abbiano un effetto nello stimolare la proliferazione dei linfociti favorendo la ricostituzione di alcune parti infiammate quindi gli alimenti consigliati sono quelli che favoriscono una proliferazione attiva di questa flora batterica. Sono sconsigliate le fibre sia solubili che insolubili ed è bene evitare alimenti che contengono lattosio quindi latte e derivati perché questo zucchero ha l’effetto di stimolare la fermentazione intestinale che può favorire dolore, meteorismo, gonfiore addominale ed episodi di evacuazione anche molto forti. È bene sostituire latte e latticini con il latte di soia o altro latte di origine vegetale. Bisogna ridurre anche il contenuto di ossalati nella dieta che favorisce la formazione di calcoli: i cibi particolarmente ricchi di ossalato sono cioccolata, nocciole, coca cola e bevande gassate, succhi di frutta, cavoli, thè, asparagi, piselli e spinaci. Nelle fasi acute della malattia (in cui si verificano dolori e scariche molto forti con feci con sangue o grasso) è bene preferire diete liquide o semiliquide in modo da non irritare ulteriormente la parete intestinale; man mano è possibile reinserire alimenti non più liquidi. Si attua un vero e proprio fenomeno di svezzamento passando da frutta e legumi passati fino alla ripresa dei cibi solidi. Quando si segue questo tipo di dieta e soprattutto quando ci troviamo difronte a queste patologie caratterizzate da un forte malassorbimento (dato che vengono alterate porzioni di intestino) è consigliabile introdurre integratori. Ricapitolando, le regole alimentari da seguire con queste patologie sono:</p>
<p>&#8211;          Dieta povera di grassi saturi e ricca di acidi grassi a corta catena</p>
<p>&#8211;          Evitare cibi contenenti lattosio</p>
<p>&#8211;          Diminuire l’introduzione di alimenti ricchi di acido ossalico</p>
<p>&#8211;          Supplementare la dieta con integratori</p>
<p>&#8211;          Durante le fasi acute assumere una dieta liquida</p>
<p>&#8211;          Evitare il consumo eccessivo di fibra solubile ed insolubile</p>
<p>Convivere con queste condizioni decisamente gravi è sicuramente difficile ma non impossibile!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dott.ssa Lucia D’Anzi – biologa nutrizionista</p>
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		<title>Low FODMAP: la dieta per il colon irritabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Carmen Pagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2016 06:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sindrome dell&#8217;intestino irritabile o IBS (Irritable Bowel Syndrome) è un disturbo funzionale gastro-intestinale, cronico e debilitante, di cui soffre circa il 15% della popolazione Occidentale. Possiamo sospettare di trovarci di fronte ad un caso di Sindrome del Colon Irritabile quando avvertiamo una sensazione di...</p>
The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/low-fodmap-la-dieta-per-il-colon-irritabile/">Low FODMAP: la dieta per il colon irritabile</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sindrome dell&#8217;intestino irritabile o <strong>IBS</strong> (<em>Irritable Bowel Syndrome</em>) è un disturbo funzionale gastro-intestinale, cronico e debilitante, di cui soffre circa il 15% della popolazione Occidentale.</p>
<p>Possiamo sospettare di trovarci di fronte ad un caso di Sindrome del Colon Irritabile quando avvertiamo una sensazione di dolore o fastidio addominale, ricorrente <strong>per almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi</strong>, associato a due o più dei seguenti avvenimenti:</p>
<ul>
<li>Miglioramento del dolore o del fastidio in seguito all’eliminazione</li>
<li>Insorgenza del dolore o del fastidio in concomitanza alla variazione della frequenza dell’evacuazione</li>
<li>Insorgenza del dolore o del fastidio in concomitanza alla variazione dell’aspetto delle feci</li>
</ul>
<p>Tali sintomi devono essere presenti <strong>da almeno 6 mesi</strong> per poter fare una diagnosi di sindrome del colon irritabile.</p>
<p>Fare una diagnosi giusta, tuttavia, risulta complicato, poiché questa sindrome si può presentare in varie forme:</p>
<ul>
<li><strong>Stiptica</strong>: in cui il soggetto presenta per lo più stipsi, dunque feci dure o caprine</li>
<li><strong>Diarroica</strong>: in cui il soggetto presenta per lo più feci liquide o semi-formate</li>
<li><strong>Mista</strong>: in cui il soggetto alterna episodi di stipsi e di feci liquide (alvo alternato)</li>
</ul>
<p>La terapia nutrizionale, in questi casi, è di seguire quella che viene definita una dieta <strong>a basso contenuto di <em>FODMAP</em>.</strong></p>
<p><strong>Cosa sono i FODMAP?</strong></p>
<p>Il termine FODMAP rappresenta un acronimo, ricavato da una serie di alimenti che hanno effetti fisiologici comprovati in soggetti che soffrono di IBS, che sta per <strong><em>F</em></strong><em>ermentable <strong>O</strong>ligosaccharides, <strong>D</strong>isaccharides, <strong>M</strong>onosaccharides <strong>A</strong>nd <strong>P</strong>olyols</em>. Si tratta, dunque, di carboidrati a catena corta che causano i maggiori sintomi di colon irritabile (stitichezza, gonfiore, transito accelerato).</p>
<p><strong>Dove sono contenuti?</strong></p>
<p>I<em> FODMAP </em>sono contenuti in una serie di alimenti come il frumento, certi tipi di frutta e verdura e alcuni prodotti a base di latte. A seconda dell’alimento, possiamo trovare <em>FODMAP</em> diversi:</p>
<ul>
<li>I <strong>FOS</strong> (<strong>Frutto- e Galatto-oligosaccaridi</strong>): si trovano nei cereali, come frumento, orzo, segale, avena; nei legumi, come lenticchie e ceci; nella cipolla, nel porro, aglio, scalogno; carciofi, finocchi, cicoria, rape rosse, piselli, anacardi e pistacchi.</li>
<li>I <strong>Disaccarid</strong>i: ci riferiamo per lo più al <strong>lattosio</strong>, contenuto nel latte e derivati (budino, gelato e yogurt).</li>
<li>I <strong>Monosaccaridi</strong>: parliamo essenzialmente di <strong>fruttosio libero</strong>, che troviamo in alcuni frutti, come mele, pere, mango, ciliegie, cocomero; nel miele e nello sciroppo di glucosio e fruttosio.</li>
<li>I <strong>Polioli</strong>: contenuti in tutto ciò che termina con –olo, quindi xilitolo, mannitolo, maltitolo, sorbitolo. Tendenzialmente sono molecole dolcificanti che si trovano in gomme da masticare e prodotti light. I polioli sono presenti anche nella frutta con nocciolo come pesche, prugne, ciliegie, albicocche, oltre che nei funghi e nel cavolfiore.</li>
</ul>
<p>Nella dieta a basso contenuto di <em>FODMAP </em>distinguiamo 3 fasi:</p>
<ul>
<li><strong>La prima fase</strong> implica la completa <strong>esclusione</strong> di alimenti contenenti <em>fodmap</em> per un periodo che va dalle 4 alle 8 settimane. Questa fase deve essere affrontata sotto supervisione di un professionista qualificato ed esperto.</li>
<li><strong>La seconda fase</strong> è la fase di <strong>reintroduzione</strong>. A seconda dei sintomi verrà stabilito quali alimenti, e con che frequenza, verranno reintrodotti.</li>
<li><strong>Nella terza fase</strong> si raggiunge l’<strong>autogestione</strong> a lungo termine dei sintomi, con il consumo di alimenti <em>FODMAP</em> fino alla tolleranza.</li>
</ul>
<p>Una dieta di questo tipo rappresenta una vera e propria terapia alternativa nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile, senza il dover ricorrere a trattamenti farmacologici o medico-chirurgici, incidendo anche sull’impatto economico che hanno queste patologie sul costo della sanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://salutedintorni.it/author/dott-ssa-carmen-pagano/" target="_blank">Dott.ssa Carmen Pagano</a></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/low-fodmap-la-dieta-per-il-colon-irritabile/">Low FODMAP: la dieta per il colon irritabile</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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