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	<title>Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista | Sanità Senza Problemi</title>
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	<description>CUP e Farmacia dei Servizi</description>
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		<title>Olio di palma: in Francia si accende il dibattito sulla &#8220;tassa sulla Nutella&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2016 22:46:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito dell’imponente diffusione delle informazioni sul mondo dell’olio di palma, in Francia è stato approvato un <a href="http://www.senat.fr/enseance/2014-2015/608/Amdt_367.html" target="_blank">emendamento</a> al disegno di legge sulla biodiversità che prevede l’aumento della tassazione vigente sul suo utilizzo. Grazie a questa legge, l’importo da versare per le industrie alimentari passa da 100 a 300 € per ogni tonnellata di olio utilizzato per il 2017. L’aumento sarà progressivo, toccando i 500 € per tonnellata nel 2018, 700 € nel 2019 per poi assestarsi a <strong>900 € per tonnellata</strong> nel 2020. Il provvedimento è commisurato all’entità del danno ambientale che la produzione di olio di palma comporta, oltre che ai danni per la salute dei consumatori. L’emendamento si pone come obiettivo anche il riassetto delle tassazione sugli oli, che vedevano finora l’olio d’oliva come più tassato.</p>
<p>I promotori dell’emendamento, deputati dei Verdi, hanno spiegato che il loro emendamento nasce allo scopo di tutelare i consumatori, data la massiccia presenza del palma nei prodotti industriali. Inoltre, l’aumento della tassazione dovrebbe costituire un <strong>disincentivo</strong> per le industrie alimentari, finora legate all’olio di palma soprattutto a causa del suo basso costo di produzione. Questo, unito all’allarme derivante dall’aumento dell’incidenza di malattie cardiovascolari connesse alla cattiva alimentazione (a cui contribuiscono gli acidi grassi saturi, di cui è ricco l’olio di palma) è alla base delle motivazioni che hanno spinto i firmatari dell’emendamento alla sua presentazione. Non meno importante è la questione ambientale che la produzione dell’<a href="http://salutedintorni.it/olio-di-palma-la-battaglia-diventa-internazionale/" target="_blank">olio di palma</a> solleva. L’emendamento considera anche la distruzione di ecosistemi e l’impoverimento di popolazioni del sud est asiatico causate dalla coltivazione intensiva. Anche la coltivazione sostenibile, purtroppo, non è del tutto immune a problemi. Queste infatti contribuiscono comunque alla distruzione degli ecosistemi e, come per le coltivazioni intensive, comportano spesso l’utilizzo di pesticidi vietati in Europa come il Paraquat.</p>
<p>La progressività dell’aumento di tassazione è fondamentale per dare la possibilità alle industrie di adeguarsi gradualmente alla sostituzione dell’olio di palma con altre materie prime.</p>
<p>In attesa della discussione che avverrà presso l’Assemblea Nazionale, le industrie alimentari si sono mobilitate tramite l’<em>Alleanza francese per un olio di palma sostenibile</em> costituita, tra le altre, anche dall’ <em>Associazione nazionale delle industrie alimentari</em>. Le industrie si dicono sostanzialmente stupite dall’approvazione di un emendamento del genere, a fronte dell’impegno preso di recente con la “Dichiarazione di Amsterdam”. Con la Dichiarazione, infatti, le industrie si sono impegnate a sviluppare un sistema di produzione al <strong>100% sostenibile</strong> di olio di palma entro il 2020.</p>
<p><a href="http://salutedintorni.it/dr-giuseppe-amato-biologo-nutrizionista/" target="_blank">Giuseppe Amato</a></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/olio-di-palma-in-francia-si-discute-sulla-sua-tassazione/">Olio di palma: in Francia si accende il dibattito sulla “tassa sulla Nutella”</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Alimentazione in gravidanza. Consigli per le future mamme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2016 11:22:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La gravidanza è l’avvenimento più importante che possa capitare nella vita di una donna. Non da ultimo, anche dal punto di vista fisiologico, si innescano una serie di meccanismi che comprendono una significativa variazione del quadro ormonale e quindi metabolico. Per affrontare questo stravolgimento delle...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La gravidanza è l’avvenimento più importante che possa capitare nella vita di una donna. Non da ultimo, anche dal punto di vista fisiologico, si innescano una serie di meccanismi che comprendono una significativa variazione del quadro ormonale e quindi metabolico.</p>
<p>Per affrontare questo stravolgimento delle condizioni fisiologiche è dunque fondamentale seguire una dieta specifica in grado di fornire tutto ciò di cui la futura mamma ha bisogno per un corretto sviluppo del nascituro.</p>
<p><strong>Mangiare per due: non sempre la nonna ha ragione</strong></p>
<p>L’alimentazione è uno dei fattori più incisivi per la salute della gestante e del feto. Già dal periodo che precede il concepimento, la dieta quotidiana di una donna può influire su questo processo.</p>
<p>Come noto, l’aumento del metabolismo dovuto allo sviluppo del feto va accompagnato ad un aumento dell’introito calorico. All’incremento del fabbisogno energetico però non si può rispondere con la tradizionale forma del “mangia per due”. Ciò perché la gravidanza comporta un incremento del metabolismo che non è pari a un semplice “raddoppiamento”. Le fasi principali della gestazione corrispondono a periodi trimestrali. Nella prima fase, che corrisponde sostanzialmente ai primi tre mesi, si verifica il differenziamento delle cellule embrionali, processo che sfocia nella formazione della maggior parte dei tessuti. Segue gradualmente l’aumento delle dimensioni del feto ed è in questa fase che si verifica il netto aumento del metabolismo materno corrispondente a un progressivo incremento delle richieste energetiche per lo sviluppo fetale. Altro fattore che determina il tipo di alimentazione da seguire è la condizione ponderale della madre al momento del concepimento. Una donna in condizioni di sovrappeso o di obesità non necessiterà dello stesso aumento di introito calorico di una donna normopeso o sottopeso.</p>
<p><strong>Consigli principali</strong></p>
<p>È fondamentale che la dieta della gestante sia<strong> varia</strong>, al fine di garantire l’apporto di tutti i macro e micronutrienti necessari.</p>
<p>Suddividere le kilocalorie giornaliere in <strong>4-5 pasti</strong> consente la corretta digestione degli alimenti e contemporaneamente evita casi di gonfiore e stitichezza, tipici della gravidanza e previene una serie di problemi che possono incorrere durante la gestazione. Un esempio è il <a href="http://salutedintorni.it/reflusso-gastrico-la-dieta-la-differenza-perche/" target="_blank">reflusso gastroesofageo</a>. Allo stesso modo è fondamentale <strong>mangiare lentamente</strong> in quanto anche l’ingestione d’aria può contribuire al gonfiore addominale.</p>
<p>Per quanto riguarda l’acqua, è bene preferire quella <strong>oligominerale non gasata</strong>. L’introito idrico si assesta sempre intorno ai due litri.</p>
<p><strong>Alimenti da preferire</strong></p>
<p>Per mantenere un buon apporto di vitamine e sali minerali è consigliabile assumere <strong>alimenti freschi</strong>. Altrettanto importante è consumare <strong>carni magre e ben cotte</strong>. È meglio, inoltre, preferire pesci come nasello, merluzzo, trota, dentice, orata, palombo e sogliola facendo sempre attenzione <strong>al metodo di cottura</strong>. Tra i latticini, sono preferibili latte, yogurt e formaggi magri, mozzarella, crescenza, robiola e ricotta. È molto importante scegliere frutta e verdura <strong>di stagione</strong> facendo attenzione al lavaggio.</p>
<p><strong>Alimenti da limitare</strong></p>
<p>Tra gli alimenti il cui consumo va limitato in gravidanza ci sono sicuramente le bevande nervine come <strong>caffè, tè, cola e cioccolato</strong>. La caffeina è in grado di attraversare la placenta e giungere al feto. Inoltre il metabolismo di questa sostanza rallenta di 15 volte in gravidanza rendendo la donna molto più sensibile ai suoi effetti. È preferibile sostituire queste bevande con prodotti decaffeinati e deteinato. Al fine di garantire un buon apporto di iodio, è consigliabile consumare <strong>sale iodato</strong>. Un consumo eccessivo di sale può determinare ipertensione, è consigliabile quindi la sua limitazione. È bene, inoltre, limitare gli <strong>zuccheri semplici </strong>preferendo i <strong>carboidrati complessi</strong> di cui sono ricchi pasta, patate e pane. Le uova, ricchi di proteine, possono essere consumati un paio di volte a settimana massimo, sempre ben cotte. Tra i grassi è bene preferire quelli di origine <strong>vegetale</strong> e quindi insaturi. Un buon apporto di acidi grassi insaturi deriva dall’olio extravergine d’oliva.</p>
<p><strong>Alimenti da evitare</strong></p>
<p>Sicuramente <strong>l’alcol</strong> è una delle sostanze da evitare tassativamente. Oltre agli effetti teratogeni riscontrabili soprattutto se assunto durante i primi mesi di gravidanza, se assunto può determinare la sindrome feto-alcolica. L’alcol, infatti, attraversa la barriera placentare e raggiungere la circolazione fetale. Il feto, a differenza dell’individuo adulto, non possiede gli enzimi deputati allo smaltimento dell’alcol. Di conseguenza, l’etanolo e i suoi metaboliti si accumulano nel sistema nervoso fetale, danneggiandolo gravemente.</p>
<p>La sana alimentazione della madre non termina certamente con la gravidanza. Anche l’allattamento, al pari della gestazione, comporta un netto aumento del fabbisogno energetico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://salutedintorni.it/dr-giuseppe-amato-biologo-nutrizionista/" target="_blank">Giuseppe Amato</a></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/gravidanza/">Alimentazione in gravidanza. Consigli per le future mamme</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Diabete insipido: non il solito diabete. Ecco perchè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2016 13:19:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’OMS, il diabete, ad altre patologie del sistema cardiovascolare, costituisce una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati, più del cancro. Sono molteplici le campagne di sensibilizzazione che si susseguono anno dopo anno per informare le persone dell’importanza che la prevenzione può avere...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l’OMS, il diabete, ad altre patologie del sistema cardiovascolare, costituisce una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati, <strong>più del cancro</strong>. Sono molteplici le campagne di sensibilizzazione che si susseguono anno dopo anno per informare le persone dell’importanza che la prevenzione può avere sull’incidenza di queste patologie. Tra le cose da sapere, vi è sicuramente la differenza tra diabete mellito e diabete insipido. La prima differenza che si evidenzia tra queste patologie è che, nel caso del diabete insipido, non si verifica un aumento eccessivo della glicemia.</p>
<p><strong>La salute passa per un ormone</strong></p>
<p>A differenza del mellito, il diabete insipido coinvolge il sistema neuroendocrino che normalmente è deputato alla regolazione di alcune attività renali. L’ipotalamo, presente nel cervello in stretto contatto con l’ipofisi, produce vari fattori tra cui l’ormone antidiuretico (ADH), detto anche vasopressina. L’ADH agisce a livello renale regolando il riassorbimento di acqua. Il ruolo dell’ormone è quindi quello di <strong>limitare la diuresi</strong>. Quando questo meccanismo di regolazione si danneggia, si verificano i sintomi distintivi del diabete insipido: <strong>poliuria</strong> e <strong>polidipsia</strong>. Il primo termine sta ad indicare un’eccessiva produzione di urine caratterizzate da una bassissima concentrazione di soluti. È da questa caratteristica che probabilmente deriva la definizione di diabete “insipido”. Per polidipsia, invece, s’intende un’elevata introduzione d’acqua. Questa condizione si manifesta in risposta alla poliuria in quanto l’organismo reagisce attivando il meccanismo della sete per compensare la quantità di liquidi che si perdono con le urine. In media, un individuo affetto da diabete insipido può bere anche 15 litri d’acqua al giorno ed espellere circa 10 litri di urine.</p>
<p><strong>Punti critici del sistema</strong></p>
<p>Il meccanismo alla base di questa patologia può coinvolgere più punti del sistema. In base a questa caratteristica si possono distinguere infatti il diabete insipido <strong>centrale</strong> e il diabete insipido <strong>nefrogenico</strong>.</p>
<p>Il diabete insipido centrale è determinato dalla mancata produzione di ADH. In tale condizione, ai reni non arriva nessun segnale che indichi la necessità di ridurre la produzione di urine.</p>
<p>Nel caso del nefrogenico, l’ADH è prodotto normalmente ma il problema risiede nel sistema che serve a “sentire il segnale”. In generale, le cellule sintetizzano delle proteine, dette recettori, il cui ruolo è di riconoscere un determinato ormone così come un antenna capta il segnale presente nell’aria. Se si verifica un malfunzionamento di queste “antenne” il segnale non viene captato. È proprio questo il caso del diabete insipido nefrogenico, dove l’ADH non viene riconosciuto da specifici recettori posti a livello delle cellule renali. In realtà questa forma di diabete insipido può essere determinata anche dal malfunzionamento di un’altra proteina il cui ruolo è quello di permettere il passaggio di acqua: l’acquaporina 2. Al di là delle forme, i sintomi principali non cambiano.</p>
<p>Molto probabilmente, il nome “diabete” è stato associato al fatto che anche in caso di diabete Mellito si verificano condizioni di poliuria e polidipsia. In quel caso però, l’ormone coinvolto è l’insulina, da anni nota anche ai non addetti ai lavori.</p>
<p><a href="http://salutedintorni.it/dr-giuseppe-amato-biologo-nutrizionista/" target="_blank">Giuseppe Amato</a></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/diabete-insipido/">Diabete insipido: non il solito diabete. Ecco perchè</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Reflusso gastrico: è la dieta a fare la differenza. Ecco perché:</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2016 16:21:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il reflusso gastrico è una condizione che accomuna sempre più italiani. Non sempre si parla di “malattia” in quanto per rientrare in questa definizione l’individuo che ne soffre deve mostrare sintomi specifici come la sensazione di acido in bocca e bruciore in corrispondenza dello sterno. In tal caso è possibile parlare di una probabile MRGE (malattia da reflusso gastroesofageo). Altri sintomi, detti atipici, possono essere tosse faringite, asma, erosioni dentali, raucedine, difficoltà ad ingoiare.</p>
<p>I fattori che influiscono sull’insorgenza della malattia sono vari. Tra questi vi è sicuramente l’imperfetta occlusione dello sfintere gastroesofageo, una sorta di valvola posta tra esofago e stomaco. Il reflusso può anche rivelarsi diretta conseguenza di un rallentamento dello svuotamento gastrico o di una ridotta motilità dell’esofago stesso. Alcune condizioni che possono indurre reflusso sono la <strong>gravidanza e l’obesità</strong>. Nel primo caso può accadere che il feto, facendo pressione sullo stomaco, possa determinare una perdita di succo gastrico a livello dello sfintere gastroesofageo. Nel secondo caso, il grasso addominale in eccesso può esercitare una pressione sullo stomaco costringendolo ad aprirsi parzialmente. Non da ultimi, anche situazioni di ansia e stress prolungati possono agire sulla comparsa dei sintomi.</p>
<p><strong>Come gestirlo</strong></p>
<p>Oltre alle cure farmacologiche, la via di risoluzione del problema passa necessariamente lo <strong>stile di vita</strong> a partire, ovviamente, dall’alimentazione. La dieta ideale per chi soffre di reflusso deve essere strutturata considerando tutti i cibi potenzialmente dannosi. Al di là dei cibi in sé, quello che influisce molto è la quantità del singolo pasto e la distribuzione dei pasti durante la giornata. Si consigliano dunque cinque pasti al giorno costituiti da porzioni moderate. Anche masticare lentamente e a lungo può aiutare. Sminuzzare al meglio il cibo, infatti, ne consente una minore permanenza nello stomaco.</p>
<p><strong>Accorgimenti comportamentali</strong></p>
<p>Chi soffre di reflusso può attenuarne i sintomi evitando di stendersi subito dopo aver consumato un pasto. Nella fase postprandiale è consigliabile attendere un paio d’ore prima di stendersi o, meglio ancora, fare una breve passeggiata. Anche quando ci si stende, è meglio ottenere un’inclinazione innalzando la parte del letto che accoglie le spalle. In tal modo si evita che la gravità contribuisca al reflusso. Evitare di indossare abiti stretti nella fase postprandiale evita sicuramente un eccessivo aumento della pressione addominale. Anche <strong>l’attività fisica</strong> è un ottimo alleato. Il movimento infatti, aiuta ad aumentare lo svuotamento gastrico e di conseguenza a ridurre la probabilità che si sviluppi una pressione tale da indurre l’apertura dello sfintere gastroesofageo.</p>
<p><strong>Da evitare sicuramente fumo, acol e caffè</strong></p>
<p>La caffeina agisce a livello dei recettori presenti sulle cellule gastriche stimolando una maggior produzione di acido cloridrico, con conseguente aumento dell’acidità generale dell’ambiente gastrico. Ecco perché è utile sostituire il caffè con altre bevande come orzo o decaffeinato. Il fumo di sigaretta, invece, determina un rilassamento dello sfintere gastroesofageo determinando quindi una maggior fuoriuscita di succhi gastrici. L’alcol, ancora, può direttamente irritare la mucosa. È bene quindi evitare i superalcolici e, se proprio non si rinuncia al vino, preferire il vino rosso al bianco ma assumendone al massimo tre bicchieri al giorno. Anche le bevande gassate sono da evitare in quanto incrementano il quantitativo d’aria nello stomaco che a sua volta esercita una maggior pressione sullo sfintere gastroesofageo.</p>
<p><strong>Altri alimenti da evitare</strong></p>
<p>I cibi la cui ingestione incide negativamente sul fenomeno del reflusso possono essere divisi in due gruppi: cibi ricchi in grassi e irritanti.</p>
<p>Al primo gruppo appartengono essenzialmente i fritti, in particolar modo il cibo da fast food, cioccolato, panna, insaccati e alcuni tipi di formaggio. Appartengono al secondo gruppo caffè, tè, alcolici, cacao, cipolla, pomodori e spezie. Sono da preferire dunque pane, pasta, latte scremato, riso e verdure in generale.</p>
<p>Seguendo tutte queste indicazioni è assolutamente possibile alleviare i sintomi del reflusso ma solo una dieta personalizzata può risolvere definitivamente il problema senza pesare eccessivamente sullo stile di vita, le abitudini lavorative e, perché no, sui gusti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ONU: il 2016 sarà l’anno dei legumi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2016 06:02:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[legumi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’inizio del 2016, l’assemblea Generale delle Nazioni Unite ha lanciato l’Anno Internazionale del legumi dopo gli anni internazionali dedicati al suolo, all&#8217;agricoltura familiare e alla quinoa. Lo scopo è sensibilizzare le persone al consumo dei legumi informandole ancor di più sugli innumerevoli effetti benefici...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’inizio del 2016, l’assemblea Generale delle Nazioni Unite ha lanciato l’Anno Internazionale del legumi dopo gli anni internazionali dedicati al <a href="http://www.fao.org/soils-2015/en/">suolo</a>, <a href="http://www.fao.org/family-farming-2014/en/">all&#8217;agricoltura familiare</a> e alla <a href="http://www.fao.org/quinoa-2013/en/">quinoa</a>.</p>
<p>Lo scopo è sensibilizzare le persone al consumo dei legumi informandole ancor di più sugli innumerevoli effetti benefici apportati da questi vegetali. Oltre che per il valore nutrizionale, viene considerata anche la loro portata economica, il tutto racchiuso nello slogan “semi nutrienti per un futuro sostenibile”.</p>
<p>In occasione dell’evento ufficiale che ha lanciato l’iniziativa, il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva ha dichiarato che &#8220;i legumi sono importanti coltivazioni per la sicurezza alimentare di una grande percentuale della popolazione mondiale, in particolare in America Latina, in Africa e in Asia, dove sono parte delle diete tradizionali e spesso coltivati dai piccoli agricoltori&#8221; e ha anche affermato che &#8220;per secoli sono stati una parte essenziale delle diete umane ma il loro valore nutrizionale non viene generalmente riconosciuto ed è spesso sottovalutato&#8221;.</p>
<p>Il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki Moon, ha invece sottolineato il ruolo fondamentale che questi alimenti possono ricoprire nella lotta alla fame nel mondo e allo stesso tempo al supporto che la coltivazione dei legumi può fornire per salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p><strong>Salute, ambiente e cultura in un solo seme</strong></p>
<p>In tutto il mondo, i legumi sono un pilastro della cultura alimentare. Si ritrovano infatti in moltissime ricette tradizionali, che variano a livello locale. Nei secoli gli agricoltori hanno selezionato centinaia di varietà adattatesi perfettamente alle diverse condizioni ambientali in cui sono coltivate.</p>
<p>Da sempre i legumi hanno rappresentato una valida alternativa alle proteine di origine animale. Non a caso, durante il periodo di povertà vissuta anche in Italia a cavallo tra le due guerre mondiali, i legumi erano definiti “la carne dei poveri”. Oggi sappiamo che questi alimenti presentano un elevato contenuto proteico e risultano molto più economici grazie alla loro resa di produzione che supera anche quella dei <strong>cereali</strong>. È stato calcolato, infatti, che in media le proteine del latte costano ben <strong>cinque volte</strong> più di quelle dei legumi.</p>
<p>Oltre all’elevato contenuto di proteine, i legumi forniscono un ottimo apporto di vitamine del gruppo B, fondamentali per un buono stato di salute. Contenendo invece un basso tenore di grassi e un’elevata presenza di sali minerali e fibre solubili sono un ottimo alleato nella gestione del <strong>colesterolo</strong> e nel contrastare varie forme di anemia. Tra gli altri vantaggi c’è anche l’assenza di glutine, il che rende i legumi un alimento ideale anche per chi è affetto da celiachia.</p>
<p>Oltre alle importanti proprietà nutritive è da sottolineare anche l’effetto positivo che la coltivazione di legumi ha sull’ambiente. Le piante appartenenti a questa grande famiglia hanno una spiccata capacità nel fissare l’azoto inorganico, grazie all’associazione simbiotica con varie specie batteriche. La fissazione dell’azoto è alla base dell’elevato contenuto proteico dei semi di queste piante e contemporaneamente dell’aumento della concentrazione dello stesso elemento nel terreno, una volta che le piante lo concimano col ricambio delle foglie o con la morte. Grazie a questo meccanismo, i terreni coltivati con leguminose col tempo aumentano la loro concentrazione di azoto, utile a sua volta allo sviluppo ottimale della microflora e della pedofauna e quindi rende possibile il mantenimento di un altro pilastro per la vita sul nostro pianeta: la <strong>biodiversità</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://salutedintorni.it/dr-giuseppe-amato-biologo-nutrizionista/" target="_blank">Giuseppe Amato</a></p>
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		<title>Pane nero: non sempre &#8220;fa bene&#8221;. Ecco perchè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2016 06:02:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Sempre più persone sostituiscono, in parte o totalmente, il classico pane bianco o misto con il cosiddetto pane nero. Questo prodotto si ottiene mediante l’aggiunta di carbone vegetale al pane, responsabile della colorazione finale. Per un lungo periodo si sono diffuse molte informazioni, spesso...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Sempre più persone sostituiscono, in parte o totalmente, il classico pane bianco o misto con il cosiddetto <strong>pane nero</strong>.</p>
<p>Questo prodotto si ottiene mediante l’aggiunta di carbone vegetale al pane, responsabile della colorazione finale. Per un lungo periodo si sono diffuse molte informazioni, spesso contrastanti, sui probabili effetti benefici derivanti dal consumo di questo pane. Ed è da queste informazioni che deriva l’ondata di persone che si affezionano sempre più a questo alimento. Il 22 dicembre 2015 il Ministero della Salute è intervenuto pubblicando una nota, conseguentemente diramata ai vari assessorati regionali e provinciali autonomi, allo scopo di fornire precisi chiarimenti ai consumatori. La nota descrive sia aspetti relativi sia al metodo di produzione che al processo di etichettatura e denominazione del prodotto in questione.</p>
<p>&nbsp;<br />
In commercio, il pane nero si ritrova spesso con l’indicazione <em>“pane, focaccia o pizza al carbone vegetale”</em>. Di per sé, il carbone vegetale, detto anche <strong>carbone attivo</strong>, è presente nel mondo della produzione alimentare come sostanza appartenente al gruppo dei coloranti. Non a caso la sua sigla, riportata sull’etichetta dei prodotti che lo contengono, è <strong>E153</strong>.  L’utilizzo del carbone vegetale può essere sostanzialmente duplice e per questo esistono almeno due regolamenti ad hoc. Se utilizzato in quantità minime, viene considerato solo come sostanza colorante e il suo utilizzo è disciplinato dal regolamento CE n.1333/2008 per le dosi e dal CE n. 231/2012 per i requisiti di purezza.</p>
<p>&nbsp;<br />
Quando il carbone vegetale è aggiunto agli alimenti per ottenere effetti benefici sulla salute, il produttore è obbligato a seguire il regolamento UE n. 432/2012. La legge prevede, ad esempio, la compilazione di una serie di indicazioni riguardanti tali effetti. Attenzione però. Solo gli alimenti contenenti <strong>1 grammo di carbone attivo per porzione quantificata</strong> riportano in etichetta tali diciture, a cui si accompagna sempre l’indicazione che spiega come l’effetto benefico si può ottenere con l’assunzione di <strong>1 grammo almeno 30 minuti prima del pasto e 1 grammo subito dopo</strong>.</p>
<p>&nbsp;<br />
Ecco una sintesi dei chiarimenti contenuti nella <a href="http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf;jsessionid=LjMNPl4Px2nTHv8UmzXMJg__.sgc3-prd-sal?anno=2015&amp;codLeg=53714&amp;parte=1%20&amp;serie=" target="_blank">nota ministeriale</a>:</p>
<ol>
<li>è ammissibile la produzione di un &#8220;prodotto della panetteria fine&#8221; denominato come tale, che aggiunga agli ingredienti base (acqua, lievito e farina), tra gli altri, anche il carbone vegetale come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea in materia (Reg. CE 1333/08 All. II Parte E)</li>
<li>non è ammissibile denominare come &#8220;pane&#8221; il prodotto di cui al punto 1, né fare riferimento al &#8220;pane&#8221; nella etichettatura, presentazione e pubblicità dello stesso, tanto nel caso in cui trattasi di prodotto preconfezionato quanto nel caso di prodotti sfusi (Articolo 18, Legge 580/67)</li>
<li>non è ammissibile aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità del prodotto di cui al punto 1 alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l&#8217;organismo umano, stante il chiaro impiego dello stesso esclusivamente quale additivo colorante.</li>
</ol>
<p><a href="http://salutedintorni.it/dr-giuseppe-amato-biologo-nutrizionista/" target="_blank">Giuseppe Amato</a></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/pane-nero/">Pane nero: non sempre “fa bene”. Ecco perchè</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Come passare il Natale senza rompere la bilancia</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/come-passare-il-natale-senza-rompere-la-bilancia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Dec 2015 11:20:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come ogni anno, la domanda più diffusa tra gli amanti della cucina natalizia e non è: “come posso mangiare tutto senza ingrassare?”. Ovviamente, è come chiedere se si può correre senza sudare o nuotare senza bagnarsi. Per questi motivi, l’aumento ponderale natalizio gestiamolo, riduciamolo e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno, la domanda più diffusa tra gli amanti della cucina natalizia e non è: “come posso mangiare tutto senza ingrassare?”. Ovviamente, è come chiedere se si può correre senza sudare o nuotare senza bagnarsi. Per questi motivi, l’aumento ponderale natalizio <strong>gestiamolo, riduciamolo e godiamolo</strong>.</p>
<p>Sempre nell’ottica di fare il possibile affinchè buoni consigli non restino su carta, ecco una serie di trucchetti facili e per niente stressanti da seguire:</p>
<p><strong>La colazione.</strong> Ebbene sì, anche nelle feste natalizie non c’è tipo di alimentazione che si rispetti senza questo pasto fondamentale. Una sana colazione aiuta, tra le altre cose, a equilibrare i ritmi di comparsa della fame. Meglio evitare troppi dolciumi natalizi in questo pasto, <a href="http://salutedintorni.it/guida-alla-tua-giornata-tipo-regola-n1/" target="_blank">la colazione ideale</a> resta la stessa per tutto l’anno.</p>
<p><strong>Calendario alla mano.</strong> Il consiglio più immediato. Bisogna cercare di limitare le abbuffate ai giorni tipicamente designati. Via “libera” quindi per il cenone del 24, il pranzo del 25, Santo Stefano, il cenone del 31 e capodanno. Il 27,28,29 e 30 siano sfruttati per attutire il colpo.</p>
<p><strong>Come comportarsi a tavola.</strong> Facendo finta di essere a un matrimonio, la tecnica è quella di assaggiare tutto senza esagerare. E soprattutto, vietati i bis.</p>
<p><strong>Attenti all’alcol.</strong> Senza entrare nei particolari già noti sulla pericolosità dell’alcol soprattutto in caso di guida, il consiglio è di brindare possibilmente dopo i pasti. Alcol a parte, mai dimenticarsi dell’importanza dell’acqua. Solo mantenendo il bilancio idrico in buono stato è possibile recuperare al meglio i liquidi in persi.</p>
<p><strong>Attività fisica.</strong> Lo so, è un’utopia. Lo so, non lo farò nemmeno io. Resta il fatto che riuscire a praticare attività fisica durante le feste riduce drasticamente il rischio di un aumento del peso corporeo. Ideale sarebbe darsi appuntamento per un aperitivo in meno e per una passeggiata in più.</p>
<p><strong>Non dimenticarsi degli alleati di sempre.</strong> Tutto ciò che rende la dieta mediterranea così speciale non può essere dimenticato nemmeno a Natale. In previsione di un pasto abbondante, approfittiamone per una bella scorpacciata di verdure e frutta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come autore e cofondatore di Salute&amp;Dintorni, auguro buone feste a tutti i nostri lettori e li ringrazio perchè ci fanno crescere con tenacia ed entusiasmo.<br />
Come biologo nutrizionista, a nome anche dei miei colleghi dico grazie alle persone che si rivolgono a noi perché hanno l’intelligenza, la tenacia e soprattutto la pazienza di seguirci nel percorso lungo ma non impossibile che porta al viver sano!</p>
<p>Auguri</p>
<p>Giuseppe Amato</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/come-passare-il-natale-senza-rompere-la-bilancia/">Come passare il Natale senza rompere la bilancia</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Mamme sicure dell’alimentazione dei figli. I dati non concordano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2015 06:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È passato quasi un mese dalla presentazione dei dati dell’Osservatorio Mamme sull’alimentazione in famiglia. Il responso, come sostiene Laura De Gara, Presidente del corso di Laurea magistrale in Scienza dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, è molto chiaro. &#160; Lo studio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È passato quasi un mese dalla presentazione dei dati dell’<a href="http://www.osservatoriomamme.sferaeditore.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2&amp;Itemid=31" target="_blank">Osservatorio Mamme</a> sull’alimentazione in famiglia. Il responso, come sostiene Laura De Gara, Presidente del corso di Laurea magistrale in Scienza dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, è molto chiaro.</p>
<p>&nbsp;<br />
Lo studio mostra una percentuale molto elevata di mamme convinte di trasmettere uno stile alimentare corretto ai propri figli. Nonostante <strong>9 mamme su 10 </strong>si ritrovino in questa convinzione, però, il 9% dei bambini è obeso mentre il 21% è in sovrappeso. È stato evidenziato anche come nelle regioni storicamente e culturalmente più legate ai canoni della dieta mediterranea si stia diffondendo sempre più uno stile di vita completamente errato.</p>
<p><strong>I numeri</strong><br />
A più di 15.000 mamme è stato chiesto di compilare un questionario che ha permesso di riportare lo <em>status</em> del loro ruolo di &#8216;educatrici del mangiar sano&#8217; per tutta la famiglia. Lo studio ha permesso di  osservare come l’83% delle mamme ritenga di massima importanza curarsi dell’alimentazione dei figli. Allo stesso tempo, il 95% di queste ritiene di possedere un livello di conoscenza dei prodotti alimentari più che sufficiente.<br />
Nonostante questo sia il polso della situazione dal punto di vista delle mamme, i dati sulla diffusione di obesità infantile in Italia risultano più che <strong>contrastanti</strong>. Per il 2014, il sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie dell’<a href="http://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/" target="_blank">Istituto Superiore di Sanità</a> ha registrato lo stato di sovrappeso nel 32% degli adulti e circa nel 21% dei bambini di 8-9 anni. Il 9% è invece obeso.<br />
Questi dati sono decisamente preoccupanti soprattutto per gli effetti che la condizione di obesità infantile può avere sulla salute dell’adulto. È evidente quindi che la discrepanza tra la percezione delle mamme riguardo al loro ruolo per l’alimentazione dei figli e i dati dell’ISS non può essere sottovalutata. Secondo lo studio dell’Osservatorio Mamme, più del 90% delle intervistate ritiene l’alimentazione proposta alla loro famiglia in linea di massima corretta. Circa il 70%, inoltre, ha dichiarato di focalizzare l’attenzione maggiormente sull’alimentazione dei bambini che degli adulti della famiglia. Lo studio ha affrontato anche l’<a href="http://salutedintorni.it/0besita-infantile-ed-adolescenziale-si-curano-in-famiglia/" target="_blank">aspetto comportamentale</a> in relazione al cibo. Il pasto è visto come un’occasione per conversare in famiglia per l’83% delle mamme, mentre per il 60% lo considera un momento per stare insieme. Inoltre, il 30% delle mamme non crede che l’esempio dei genitori a tavola sia importante per i figli. Anche questi numeri sono in contrasto con le tendenze derivanti dalla diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione. Secondo i dati, a tavola il 45% dei commensali usa guardare la televisione, il 30% è intento a navigare su Internet mentre il 13% utilizza il telefono.</p>
<p>&nbsp;<br />
Diventa dunque sempre più necessaria una maggiore sensibilizzazione delle persone finalizzata alla comprensione delle regole di base della sana alimentazione. Trasmettere le basi di un corretto stile di vita è uno dei compiti fondamentali di tutte le mamme e di tutti i papà.  Ma ciò che importa davvero è che mille grafici o un milione di percentuali non varranno mai per i nostri figli quanto il nostro esempio:<strong> non dimentichiamolo.</strong></p>
<p><a href="http://salutedintorni.it/dr-giuseppe-amato-biologo-nutrizionista/" target="_blank">Giuseppe Amato</a></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/dieta-e-infanzia-mamme-sicure-dellalimentazione-dei-figli-ma-i-dati-non-concordano/">Mamme sicure dell’alimentazione dei figli. I dati non concordano</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Olio di palma: la battaglia diventa internazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 18:37:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È di questi giorni la pubblicazione da parte del noto quotidiano The Guardian di un articolo dedicato alla battaglia che avviene nel nostro Paese contro quello che è diventato ormai uno degli ingredienti più famosi per i consumatori: l’olio di palma. &#160; L’articolo racconta la...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È di questi giorni la pubblicazione da parte del noto quotidiano The Guardian di un articolo dedicato alla battaglia che avviene nel nostro Paese contro quello che è diventato ormai uno degli ingredienti più famosi per i consumatori: l’<a href="http://salutedintorni.it/olio-di-palma-prodotti-che-non-lo-contengono/" target="_blank">olio di palma</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’<a href="http://www.theguardian.com/sustainable-business/2015/dec/09/italy-italian-food-palm-oil-supermarkets-boycott-deforestation-forests-health-environment-china-alliances" target="_blank">articolo</a> racconta la campagna di sensibilizzazione che ha portato ormai alla luce gli effetti causati da un eccessivo consumo di quest’olio, aggiungendo i dati di un recente <a href="http://www.palmoilandfood.eu/sites/default/files/4.%20Laurent%20Cremona%20Presentaton%20to%20EPOC%202015%20%2029nd-%20Oct%20-%202015.pdf" target="_blank">studio di mercato</a> che dimostra come la percentuale degli italiani che lo giudica negativamente sia raddoppiata nell’ultimo anno. Nel 2014, infatti, la percentuale si assestava al 18% mentre oggi è salita raggiungendo il 37% di italiani che non vedono di buon’occhio l’olio di palma a causa della distruzione degli ecosistemi forestali che la sua produzione comporta. La marcata sensibilizzazione in Italia sarebbe dovuta al fatto che il nostro Paese è, assieme all’Olanda, il <a href="http://www.europe-economics.com/publications/europe_economics_-_economic_impact_of_palm_oil_imports.pdf" target="_blank">maggior importatore</a> di olio di palma in Europa (992 mila tonnellate).</p>
<p>Il quotidiano britannico cita gli effetti che la petizione lanciata da <a href="https://www.change.org/p/stop-all-invasione-dell-olio-di-palma" target="_blank">Il Fatto Alimentare</a> ha avuto sulle scelte di alcune aziende del settore come Misura e Gentilini che ne hanno di chiarato la completa assenza nei loro prodotti. Altre aziende della grande distribuzione come Coop ed Esselunga si sono invece impegnate ufficialmente a ridurre in futuro la presenza di questo ingrediente nei loro prodotti. La questione è arrivata anche in parlamento tramite una mozione del Movimento 5 Stelle per vietare la vendita dei prodotti contenenti olio di palma in alcuni luoghi pubblici tra cui le <a href="http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=1/00836&amp;ramo=CAMERA&amp;leg=17" target="_blank">scuole</a>. Nonostante l’enorme effetto che la campagna tutta italiana sta avendo, The Guardian sottolinea come da sola non possa realmente bastare a risolvere il problema della deforestazione in Indonesia. Basti pensare che tutti i 28 stati dell’Unione Europea importano il 15% dell’olio di palma prodotto mentre la sola Cina ne importa il 13%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La battaglia quindi è tutt’altro che vinta.</p>
<p><a href="http://salutedintorni.it/dr-giuseppe-amato-biologo-nutrizionista/" target="_blank">Giuseppe Amato</a></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/olio-di-palma-la-battaglia-diventa-internazionale/">Olio di palma: la battaglia diventa internazionale</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Muffe: da contaminanti a ingredienti essenziali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 18:35:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È esperienza comune aver notato la formazione di chiazze grigio-bluastre su alcuni alimenti tenuti per troppo tempo in frigo. È il risultato della crescita di miceti, noti comunemente come muffe. &#160; Le muffe sono microrganismi appartenenti al regno dei funghi. La loro crescita e il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È esperienza comune aver notato la formazione di chiazze grigio-bluastre su alcuni alimenti tenuti per troppo tempo in frigo. È il risultato della crescita di miceti, noti comunemente come <strong>muffe</strong>.</p>
<p>&nbsp;<br />
Le muffe sono microrganismi appartenenti al regno dei funghi. La loro crescita e il loro sviluppo sono condizionate da alcuni fattori, primo fra tutti l’umidità, seguita dalla presenza di zuccheri e proteine. Ciò spiega perché le muffe tendono a svilupparsi solo su alimenti come ortaggi, frutta, marmellate, o su alcuni tipi di formaggi. Al contrario, è molto più difficile ritrovarle su alimenti secchi come le fette biscottate.</p>
<p>Dal punto di vista relativo al mondo del cibo, si distinguono le muffe <strong>pericolose</strong>, <strong>alteranti</strong> e <strong>utili</strong>. Proprio così, in alcuni casi le muffe sono le principali responsabili del gusto di alcuni cibi. Nella produzione di alcuni formaggi come il gorgonzola, le muffe sono inoculate direttamente nella miscela di base. Questo conferisce una nota aspra e blandamente piccante al prodotto finale, oltre che la sua tipica colorazione. Le muffe che troviamo su frutta, marmellate e così via sono invece del tipo alterante. Queste muffe metabolizzano i nutrienti contenuti nel substrato producendo al contempo metaboliti che alterano le proprietà organolettiche del cibo contaminato, a cominciare dall’odore. Le muffe pericolose, ancora, sono così denominate a causa della produzione di alcune sostanze che biologicamente svolgono un ruolo di difesa. Queste sostanze risultano tossiche per gli altri organismi. Le muffe appartenenti al genere Aspergillus producono le <strong>aflatossine</strong>. Queste sostanze possono ritrovarsi in alimenti come latte, frutta secca e cereali. I miceti appartenenti al genere Fusarium invece producono le <strong>fumonisine</strong>, contaminando il mais. Al genere Penicillum, famoso per la scoperta degli antibiotici, appartengono specie in grado di produrre le <strong>ocratossine</strong>. Queste sostanze, se ingerite per lunghi periodi di tempo, possono accumularsi nell’uomo provocando danni a livello epatico e renale, fino a indurre effetti cancerogeni. Molte di queste sostanze sono state inserite, infatti, nell’elenco delle sostanze pericolose dell’Oms.</p>
<p><a href="http://salutedintorni.it/dr-giuseppe-amato-biologo-nutrizionista/" target="_blank">Giuseppe Amato</a></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/muffe-da-contaminanti-a-ingredienti-essenziali/">Muffe: da contaminanti a ingredienti essenziali</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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