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	<title>Dott.ssa Simona Toto | Sanità Senza Problemi</title>
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	<description>CUP e Farmacia dei Servizi</description>
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		<title>Meditate, gente, meditate.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 18:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[calma]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[serenità]]></category>
		<category><![CDATA[silenzio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo ormai abituati a non tollerare il silenzio. Spesso in casa si lascia la tv accesa “per compagnia”, quando si è con un’altra persona ci si sente quasi obbligati a riempire ogni secondo di parole vuote, quando soffriamo (perché a tutti e dico tutti, capita di soffrire)...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Siamo ormai abituati a non tollerare il <em>silenzio.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso in casa si lascia la tv accesa “per compagnia”, quando si è con un’altra persona ci si sente quasi obbligati a riempire ogni secondo di parole vuote, quando soffriamo (perché a tutti e dico tutti, capita di soffrire) si è abituati a cercare conforto nelle parole degli altri: si confida la propria sofferenza agli amici, ai familiari, talvolta la si condivide con il parrucchiere o l’estetista di turno.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo perché <strong>si crede che <em>parlare dei propri problemi</em> aiuti a mandarli via.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si è scivolati, favoriti dai social network e peggio ancora, dai talk show pomeridiani dove tronisti e pubblico sono soliti urlare le loro idee con fervore da mercato ortofrutticolo, dicevo, si è scivolati in un <strong><em>esibizionismo del dolore</em></strong> a tutto spiano, dolore urlato, talvolta <em>vomitato in abbondanza e senza interruzione</em> sul malcapitato di turno.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure nel mondo antico non funzionava così… si era capaci di sostare nel silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella nostra epoca in particolar modo, quando si presenta un problema, siamo colti dalla frenesia di volerlo risolvere immediatamente, siamo diventati intolleranti all’attesa, frenetici nell’esigere soluzioni immediate.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo articolo non è un inno all&#8217;inattività e all’inerzia, piuttosto una riflessione <strong>sul bisogno che abbiamo di tenere sempre tutto sotto controllo</strong>, anche le emozioni negative: preferiamo <strong>respingerle, rifiutarle,</strong> piuttosto che accettare che anche queste fanno parte della vita ed in quanto tali, vanno vissute.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sottolineava Marsha Linehan, psicologa psichiatra nota per la sua terapia dialettico-comportamentale, è proprio questo che fa la differenza tra il dolore e la sofferenza: <em>la fuga dalle emozioni spiacevoli trasforma il dolore in una sofferenza prolungata</em>. La sofferenza è un’estensione del dolore e si manifesta <em><strong>quando ci opponiamo</strong> alle cose per come esse sono</em> al momento presente, quando siamo <strong><em>ostinati nell’imporre la nostra volontà</em> sulla realtà</strong> cercando di <em>stabilire</em> tutto o <em>rifiutando</em> di fare ciò che è necessario.</p>
<p style="text-align: justify;">Non di rado, la dimensione dell’<em>accettazione</em> la troviamo quando siamo in grado di calmare i nostri pensieri, perché no, allontanandoci di tanto in tanto dalla rumorosità della vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il silenzio spaventa</strong>. Forse perché avvertito come un vuoto da riempire ad ogni costo, forse perché confuso con la passività o perché annoia. O forse (più probabile) perché <em>nel silenzio contattiamo le nostre zone d’ombra</em>, possiamo vedere quello che non ci piace o possono emergere aspetti del sé temuti e tenuti a bada.</p>
<p style="text-align: justify;">Così preferiamo cercare rifugio nel rumore, vivere in modo eccessivo per non rischiare l’introspezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure il silenzio affina le nostre capacità percettive, induce alla <em>creatività</em> e se vissuto fino in fondo diventa fecondo perché consente alle emozioni di essere contattate e non respinte, anche quelle negative, perché ognuno di noi ha bisogno di emozioni positive e negative, del bene e del male, del bianco del nero e della scala di grigi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Solo quando si va in fondo al proprio dolore, si trova la spinta per la risalita. Solo quando si impara a so-stare con se stessi, si diventa forti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certo, più facile a dirsi che a farsi, ma se non riusciamo da soli, si può chiedere aiuto ad un <strong>terapeuta</strong>, che non è l’equivalente del decantare il proprio dolore a destra e a manca in una <strong><em>logorrea del tormento</em></strong> che certamente non è la via maestra per la serenità. Un terapeuta che aiuti a ricomporre i pezzi del puzzle, che aiuti a collegare le esperienze attuali con la propria storia di vita e non in ultimo, che insegni a stare con se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Meditate gente, meditate.</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Uno è padrone di ciò che tace e schiavo di ciò di cui parla&#8221;.</strong></h5>
<p>&nbsp;</p>
<pre><em>Simona Toto, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Pomigliano d'Arco (Napoli). </em></pre>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/meditate-gente-meditate/">Meditate, gente, meditate.</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Attacchi di panico: cosa sono, cosa fare.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 20:46:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[agorafobia]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[dap]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sei solo in mezzo alla gente, di colpo senti la mente sfuggire. Il cuore scalpita impazzito come uno stallone al galoppo, la gola riempita dall’aria soffoca. La testa oscilla di vertigine come sul ciglio di uno strapiombo. La paura dilaga e cerchi una strada per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sei solo in mezzo alla gente, di colpo senti la mente sfuggire.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Il cuore scalpita impazzito come uno stallone al galoppo, la gola riempita dall’aria soffoca. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>La testa oscilla di vertigine come sul ciglio di uno strapiombo. La paura dilaga e cerchi una strada per sfuggire, ma non si può sfuggire da se stessi e dalle proprie sensazioni. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Sudore gelido sulla pelle, ti senti impazzire e morire al tempo stesso. Cerchi di controllare la mente, ma è lei che controlla te.</em></p>
<p style="text-align: justify">Benvenuto nel mondo del panico!<br />
Il panico, in quanto reazione psicofisiologica, può essere definito come la forma estrema della paura.<br />
La paura è un’emozione importante per la nostra sopravvivenza, nasce di fronte ad un pericolo reale che può recare danno, di conseguenza consente di mettere in atto comportamenti che ci proteggono.</p>
<p style="text-align: justify">
L’attacco di panico invece, è una condizione psichica in cui la persona sperimenta intensa paura come espressione di un disagio personale che prende forma in mancanza di una reale situazione esterna di pericolo che, viene però decodificata tale in base al proprio mondo interno.</p>
<p style="text-align: justify">
<em>La prima volta è un’esperienza terribile, improvvisa, inaspettata, un fulmine a ciel sereno, un’esperienza che come una lama affilata apre uno squarcio nel senso di sicurezza di chi lo vive. </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sintomi</strong><br />
A livello somatico e cognitivo avviene un’escalation dell’ansia normalmente presente che raggiunge l’apice nel giro di pochi minuti e conduce a sintomi quali: palpitazione, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, sensazione di derealizzazione, parestesie (intorpidimento o formicolio), brividi o vampate di calore.<br />
Un singolo episodio è sufficiente <strong>per innescare la paura che l’attacco si verifichi di nuovo</strong>.. così nasce il disturbo di panico, come “paura della paura” e ci si ritrova impelagati in un circolo vizioso cui si associano pensieri catastrofici automatici ed incontrollati che riempiono la mente della persona e che fanno temere che tali attacchi indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita (per es. cardiopatia epilessia).<br />
La combinazione tra le sensazioni concrete propriocettive e le attribuzioni di senso conducono allo strutturarsi del circolo vizioso della <strong>paura patologica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La persona avverte sensazioni di alterazione, queste innescano pensieri e convinzioni minacciosi, che retroagiscono veicolando nell’organismo ulteriori reazioni di allarme, che conducono ancora a maggiori alterazioni psicofisiologiche, queste ultime a loro volta alimentano le terrorizzanti forme di pensiero associate a ciò che sta accadendo. Questa dinamica circolare conduce al “tilt” mentale e psicofisiologico che è l’ADP.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Agorafobia</strong><br />
La più frequente tra le fobie associate al disturbo di panico è l’agorafobia, ovvero l’ansia relativa all’<em>essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi</em>, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto nel caso di un attacco di panico inaspettato.<br />
La persona che ne è affetta si costringe ad una vita di limitazioni per evitare l’adp oppure cerca continuamente la presenza rassicurante di qualcuno pronto ad intervenire. Nel tempo, si può arrivare a richiedere l’aiuto di un conoscente anche per spostamenti apparentemente piccoli e banali.<br />
Ma è proprio questo meccanismo di evitamento delle situazioni ansiogene che alimenta il circolo vizioso, così che si diventa schiavi del proprio disturbo. Quando si arriva al punto che per effettuare anche piccoli spostamenti bisogna richiedere aiuto, ciò che viene compromessa è<em> l’autonomia e la qualità della vita</em>, pilastri portanti che generalmente ogni persona tende a preservare per mantenere il proprio equilibrio.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Fattori precipitanti</strong><br />
Possono verificarsi eventi di vita che fungono da fattori precipitanti, anche se non indicono necessariamente un attacco di panico. Tra gli eventi di vita precipitanti riferiti più comunemente troviamo la separazione, la perdita o la malattia di una persona significativa, l’essere vittima di una qualche forma di violenza, problemi finanziari e lavorativi, l’assunzione di certe droghe o medicinali o il contatto con un elemento legato ad una fobia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cura</strong><br />
Se non vengono trattati, panico e agorafobia portano chi ne soffre ad evitare sempre più queste situazioni, ad allontanarsi in modo progressivo dalla società, e a costringere i familiari ad adattarsi ad una vita decisamente limitata.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo motivo chi soffre di panico e agorafobia spesso sviluppa anche una depressione secondaria.<br />
Essendo coinvolta nel meccanismo la rete dei familiari, il supporto psicologico prevede anche la psicoeducazione dei familiari, i quali devono essere istruiti a non organizzarsi per “proteggere” tale paura.</p>
<p style="text-align: justify">
Il fatto che questa patologia dilagante sia così pervasiva e discriminante, non significa che sia una condanna dalla quale è impossibile liberarsi. Negli ultimi decenni questo disturbo è divenuto una sorta di epidemia sociale e ad oggi è disponibile una vasta gamma di efficaci terapie in grado di aiutare chi ne soffre.</p>
<p style="text-align: justify">Una buona terapia deve condurre rapidamente all’estinzione dei sintomi di panico e successivamente, alla consapevolezza e fiducia nelle proprie risorse personali.</p>
<p style="text-align: justify">Bibliografia<br />
Nardone G., Non c’è notte che non veda il giorno, Ponte alle Grazie, Milano, 2003<br />
Nardone G., Paura, panico, fobie, Ponte alle Grazie, Milano, 1993<br />
Rovetto F., Il panico, McGraw-Hill, Milano, 1995</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/attacchi-di-panico-cosa-sono-cosa-fare/">Attacchi di panico: cosa sono, cosa fare.</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Luca Varani, vittima di famiglie &#8220;coraggiose&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2016 22:23:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[crimine]]></category>
		<category><![CDATA[foffo]]></category>
		<category><![CDATA[luca varani]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[prato]]></category>
		<category><![CDATA[simona toto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Luca Varani, un nome che ci ricorda un bravo ragazzo vittima di crudeltà disumane. Lo stesso nome ricorda anche un altro Luca Varani, questa volta non vittima ma carnefice: il giovane e ricco avvocato che ha fatto accapponare la pelle a chiunque abbia seguito la sua...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Luca Varani, un nome che ci ricorda un bravo ragazzo vittima di crudeltà disumane.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso nome ricorda anche un altro Luca Varani, questa volta non vittima ma carnefice: il giovane e ricco avvocato che ha fatto accapponare la pelle a chiunque abbia seguito la sua intervista al programma televisivo “Storie Maledette”, accusato di essere mandante dell&#8217;aggressione con l&#8217;acido a Lucia Annibali.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, un nome, una maledizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dei due reati, quello del Collatino ha catturato molto la mia attenzione non solo per la trappola agghiacciante in cui è caduto il povero Luca, ma anche per le <em>argomentazioni portate avanti con sommo coraggio</em> dai padri dei criminali, Valter Foffo e Ledo Prato, i quali entrambi hanno sottolineato in TV ed in rete, l’effetto sorpresa del gesto commesso dai rispettivi figli, che, pare, non avessero mai dato segni di squilibrio nella loro storia di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo tutti come si sono susseguiti i fatti. Manuel e Marco hanno iniziato l’assunzione di cocaina 48 ore prima del delitto; avevano a disposizione circa 1800 euro di coca, pari a 20/24 grammi in due, oltre a fiumi di alcol, probabilmente decine di bottiglie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molti mi hanno chiesto se l’assunzione di cocaina potesse determinare, da sola, il compimento di simili atrocità. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è che <strong>la cocaina e l’alcol determinano delle modificazioni strutturali e funzionali del cervello, coinvolgendo la corteccia frontale</strong> e, in base al quantitativo di cocaina assunta, accende le aree sottocorticali dell’encefalo che sono collegate al soddisfacimento degli impulsi più arcaici e all’aggressività.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi è coinvolto le implicazioni comportamentali potrebbero essere:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Difficoltà di inibizione dell’azione</li>
<li>Difficoltà nella pianificazione</li>
<li>Elevata impulsività</li>
<li>Marcata labilità emotiva</li>
<li>Alterazioni dell’ “intelligenza sociale” che supervisiona la selezione dei comportamenti più adeguati alle circostanze</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Quindi, l’alterazione metabolica nella corteccia prefrontale spiegherebbe i <em>deficit del controllo inibitorio</em>, delle<em> funzioni esecutive</em> e della <em>presa di decisioni</em> riscontrate in chi usa cocaina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma questo è sufficiente a spiegare l’agghiacciante delitto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente no. Se fosse “solo” questo, ogni cocainomane potrebbe potenzialmente commettere l&#8217;impossibile; per fortuna, non accade spesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bisognerebbe, dunque, soffermarsi sul PRIMA.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qual è l’itinerario di vita che porta un ragazzo ad avvicinarsi alle sostanze, ad abusarne fino a commettere delitti di tale portata? Marco e Manuel avrebbero potuto avere tutt’altre caratteristiche se fossero cresciuti in modo diverso? Se avessero curato la loro dipendenza? Se qualcuno intorno si fosse accorto che insieme al “<em>bravo ragazzo con un quoziente intellettivo superiore alla media</em>” conviveva un ragazzo impulsivo, aggressivo, delirante?</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, le figure che non escono a testa alta dalla vicenda sono proprio <strong>i padri</strong> dei due ragazzi. Forse, osservando le loro reazioni, potremmo avere una risposta alle precedenti domande.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il padre di Manuel, Valter Foffo,</strong> si accomoda nel programma di Bruno Vespa a meno di due giorni dal delitto e ritiene opportuno sottolineare che il figlio, bravo ragazzo, “<em>dotato di Q.I. superiore</em>”, stesse molto soffrendo per la perdita del caro zio, come se questo fosse un movente plausibile per spiegarne il gesto. Un ragazzo intelligente, Manuel, che da trentenne fuoricorso, consumatore abituale di sostanze da quando era adolescente, viene definito “un ragazzo modello”. Non il buon senso di capire che esaltare le qualità eccelse del figlio cozzava in modo sgradevole con il rispetto per il dolore dei genitori di Luca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi c’è il padre di Marco, Ledo Prato</strong>, esimio professore, illuminato, il quale scrive una lettera aperta sul suo blog completamente autoriferita, in cui, fra un passo del Vangelo e l&#8217;altro, esalta il suo valore di uomo riprendendo, a conferma di ciò che lui pensa di se stesso, le parole dei suoi amici. Peccato che anche dalle sue parole, come da quelle del padre di Manuel, trasuda egocentrismo, assenza di empatia e di dolore autentico, se non quello per la rovina della sua <em>immagine sociale</em>. <strong>Neanche una parola di pietà per la vittima e per coloro che la piangono</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In una tragedia nella tragedia</em>, sono troppe le domande e poche le risposte certe.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; troppo difficile ridurre le leggi che governano le relazioni madre-padre-figlio al determinismo causa-effetto. D&#8217;altronde i responsabili sono solo due, ma io penso che <strong>anche</strong> <strong>chi li difende deteriora il valore della verità e della vita.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Posto che nessun padre può essere responsabile delle atrocità commesse da un figlio, resta da chiedersi come sia avvenuta in queste due famiglie <em>l’educazione ai sentimenti, al rispetto e all’attenzione per l’altro. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La sensibilità umana, la capacità di riconoscere e raffinare i propri sentimenti, non è un processo automatico. </em><em>Va costruita.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo un tempo uccideva per sopravvivenza, per cercare il cibo e per difendere il suo gruppo, oggi continua ad uccidere senza una necessità biologica, ma solo in nome di qualcosa che si concretizza negli impulsi aggressivi e <strong>nasce in un’idea</strong>: delitti pianificati per <em><strong>riempire il vuoto della propria vita saziandosi della morte di un altro</strong></em>, omicidi commessi per “<em>vedere cosa si prova”</em> sostenuti in genere da <em>deliri di onnipotenza</em>, da <em>idee morbose</em> a volte di persecuzione altre volte <em>di grandezza</em>, in ogni caso da <strong><em>logiche deliranti</em>. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto è responsabile la rete familiare e sociale </strong>che è a conoscenza della pericolosità del proprio figlio/amico/compagno e non fa nulla per aiutarlo?</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, il criminale è chi uccide, ovvio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Ma i padri e le madri che escono ed entrano di casa senza vedere e senza ascoltare,</em></strong> gli amici che talvolta hanno paura di segnalare, denunciare, e fanno rientrare il più bizzarro dei comportamenti nei parametri della normalità, che ruolo hanno?</p>
<p style="text-align: justify;">Non certamente un ruolo decisivo, ma di <em>mantenimento o mascheramento del problema</em>, forse sì.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno è responsabile di se stesso e questa è una verità indiscutibile ma esiste anche una <strong>cultura fatta di “attenzione” all’altro</strong> che implica il non essere indifferenti e smettere di normalizzare ciò che normale non è; avere un atteggiamento realistico ed una sensibilità che sappia cogliere le sfumature nell’altro che <strong>ci possono indicare che il suo <em>potenziale potrebbe esprimersi anche in forme maledettamente negative.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una cultura, da trasferire ai figli, che sappia<strong> <em>empatizzare con il dolore altrui</em>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Papà Foffo e papà Prato sembrano non aver empatizzato abbastanza, ad oggi, con il dolore di una famiglia straziata e segnata per sempre dalle mani crudeli dei loro figli precipitati in un pozzo di orrore senza fine. Non hanno chinato la testa. Non hanno chiesto scusa. Hanno solo messo le mani davanti, come a dire “<em>Non so come possa essere successo, ma IO non c’entro</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, io e solo IO.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Io” da cui sono cresciuti e sono stati educati due figli i quali a loro volta, hanno agito in nome di un EGO e di un IO, evidentemente senza un D’IO.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A quella cultura siamo chiamati a rispondere, <em>con la conoscenza, con la prevenzione, con la sensibilizzazione e con l&#8217;educazione ai sentimenti</em>.. per ricordare C. G. Jung &#8220;<em><strong>Nutrite l&#8217;anima perché la fame la trasforma in una belva che divora cose che non tollera e da cui resta avvelenata</strong></em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dott.ssa Simona Toto, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Pomigliano d&#8217;Arco.</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/luca-varani-vittima-di-famiglie-coraggiose/">Luca Varani, vittima di famiglie “coraggiose”</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Dipendenza da internet e dai social: quando il web non è più una distrazione</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/dipendenza-da-internet-e-dai-social/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 10:46:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza da intenet]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza dai social]]></category>
		<category><![CDATA[nuove dipendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facebook: quasi 1,3 miliardi di utenti iscritti, praticamente la seconda nazione al mondo dopo la Cina. Probabilmente se potessimo guardarci dall’esterno, rideremmo di noi e della nostra “ossessione” per questo social.. ma non possiamo farlo, così è più facile agire dei meccanismi di cui siamo poco...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Facebook: quasi 1,3 miliardi di utenti iscritti, praticamente la seconda nazione al mondo dopo la Cina.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente se potessimo guardarci dall’esterno, rideremmo di noi e della nostra “ossessione” per questo social.. ma non possiamo farlo, così è più facile agire dei meccanismi di cui siamo poco consapevoli e ai quali, in ogni caso, non siamo disposti a rinunciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Internet ed i social network sono strumenti formidabili ed è assolutamente necessario che sia i giovani che gli adulti si adeguino ai nuovi codici comunicativi che la tecnologia e l’informatica richiedono.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo esiste anche l’altra faccia della medaglia:<strong> possono procurare dipendenza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra le varie attività che possono creare dipendenza, ne evidenzio tre:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) Il cybersex</strong>: consiste nello scaricare, utilizzare, commerciare materiale pornografico online ed essere coinvolti in chat-room per soli adulti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cybersex è un tipo di dipendenza sessuale con i “vantaggi del web”: anonimità e facilità di accesso. Tanti ragazzi restano nella privacy della propria casa, ingaggiati in fantasie impossibili nella vita reale, a fare per ore e ore sesso on line&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E non è detto che appartengano a famiglie patologiche. È un rischio in cui si cade.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) Il</strong> <strong>net gaming</strong>: riguarda la dipendenza dai giochi in rete e comprende una vasta categoria di comportamenti, compreso il gioco d’azzardo patologico (gambling), i videogame, lo shopping compulsivo e il commercio online compulsivo, i casinò virtuali, i giochi interattivi, i siti delle case d’asta o le scommesse su Internet. Ovviamente, in questo caso, ai problemi legati alla dipendenza e all’isolamento, spesso si accompagna la perdita di cospicue somme di denaro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3) La cyber relational addiction: </strong>consiste nella compulsione ad instaurare relazioni esclusivamente (o quasi) attraverso il web. Gli inglesi la definiscono “Social Network Addiction” o “Friendship Addiction” e consiste in una sorta di dipendenza da connessione, aggiornamento e controllo della propria pagina web e delle proprie amicizie, o meglio la ricerca di nuove amicizie virtuali da poter registrare sul proprio profilo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella dipendenza da Facebook si presentano sintomi di <em><strong>craving, tolleranza ed astinenza</strong>, </em> proprio come accade nelle dipendenze da sostanze. Per <em>craving</em> si intende la presenza di pensieri fissi e di forti impulsi verso come e quando connettersi<em>; </em>per<em> tolleranza</em> si fa riferimento alla necessità di stare collegati e/o aggiornare i contenuti personali della propria pagina sempre di più ad ogni nuova connessione per raggiungere la medesima sensazione di appagamento<em> e </em>per<em> astinenza</em> si intende la sperimentazione di intensi disagi psico-fisici nel caso non ci si colleghi per un certo periodo tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i rischi di essere sempre collegati e di navigare troppo tempo in Internet?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1) Uno dei rischi è la <strong>rinuncia alla comunicazione non verbale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Facebook è diventato così importante perché soddisfa il bisogno di comunicare. Ma in chat, quella parte della comunicazione  definita<em> non verbale,</em> non c’è o è molto coartata, non essendo presenti i corpi fisicamente intesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, in una relazione interpersonale completa tutti i sensi (la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto) devono essere messi in gioco.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché alcune persone preferiscono avere amici virtuali alle relazioni normali? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perché il confronto con gli altri è ansiogeno, mette in gioco un giudizio di sé che non può essere mascherato. Nella comunicazione virtuale è più facile <em>esibire</em> delle cose e <em>nasconderne</em> altre, ma la verità della relazione interpersonale è fatta di corpo, mente, anima.. e costa fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, rifugiarsi nel virtuale, può essere un modo per prevenire <em>l’ansia</em> o <em>sentimenti di autosvalutazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;">2) Un secondo rischio è collegato al <strong>rendimento</strong> <strong>scolastico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ stata fatta una ricerca interessante dell’ESC TEAM di Milano, un centro specializzato nella<em> diagnosi e nella cura delle dipendenze da Internet,</em> che ha coinvolto un campione di 2.396 studenti italiani delle scuole superiori. Dalla ricerca è emerso che ad una connessione frequente nel tempo non corrisponde la possibilità di registrare un calo del rendimento scolastico, né tantomeno un potenziale rischio di bocciatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Però rischia la bocciatura il 60% degli adolescenti che naviga in rete alla ricerca <em>di siti erotici</em> e lo stesso vale per il 54% degli studenti che <em>gioca d’azzardo on line. </em>Quando le due attività avvengono insieme.. c’è quasi la certezza di perdere l’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò di cui preoccuparsi non è quindi la frequenza o la durata della connessione, in senso stretto, ma il tipo di attività svolta online dai ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">3) Un terzo rischio è <strong>l’isolamento</strong> <strong>sociale</strong>: quando la propria vita relazionale si riduce ad internet si rischia di perdere il contatto con la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i segnali d’allarme che possono far temere una dipendenza da Internet?</strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>L’isolamento</em> dalla famiglia e dagli amici;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Perdere il senso del tempo online</em>: qualche minuto si trasforma in qualche ora e v’irritate se siete interrotti;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Sentite un senso di <em>euforia</em> quando siete connessi;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Avete problemi nel portare a termine i compiti, le faccende domestiche per le donne o il lavoro;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Sentimenti di <em>colpa</em> legati all’uso di internet.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Suggerimenti per genitori ed insegnanti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei problemi dei giovani è che alcuni adulti hanno difficoltà ad <em>imparare il linguaggio virtuale</em>. Oggi, per dialogare con i ragazzi ed accorgersi delle insidie del web è necessario capire il significato della tecnologia e parlare il loro linguaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ inoltre indispensabile che gli adulti promuovano<em> l’alfabetizzazione emotiva.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti gli adolescenti devono poter rispondere alla domanda Chi sono io? Cosa voglio? E devono imparare ad avere una buona immagine di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">La propria identità si costruisce attraverso gli altri, attraverso il riconoscimento delle proprie ambizioni, tentando di realizzare i propri desideri che devono trovare una collocazione nel reale, grazie al supporto dei genitori e degli insegnanti a favore di una scoperta di sé particolarmente viva durante il periodo adolescenziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se la scoperta di sé (nel mondo reale) non viene favorita e soddisfatta,  il rischio è che avvenga uno spostamento nel virtuale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dott.ssa Simona Toto, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, via G. Fava 9, Pomigliano d&#8217;Arco</em></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/dipendenza-da-internet-e-dai-social/">Dipendenza da internet e dai social: quando il web non è più una distrazione</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Workaholic: la dipendenza dal lavoro e gli effetti collaterali</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/workaholic-la-dipendenza-dal-lavoro-e-gli-effetti-collaterali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 20:10:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[lavor]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[workaholic]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La società di oggi impone ritmi di vita frenetici e la crisi economica ha contribuito a modificare le nostre credenze generando idee non sempre funzionali.. del tipo: &#8220;Per guadagnare decentemente devo lavorare tanto e rinunciare a ciò che mi piace&#8220;. Peccato che di questo passo stiamo diventando vittime del modo in cui noi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="font_8" style="text-align: justify;">La società di oggi impone ritmi di vita frenetici e la crisi economica ha contribuito a modificare le nostre credenze generando idee non sempre funzionali.. del tipo: &#8220;<strong><em>Per guadagnare decentemente devo lavorare tanto e rinunciare a ciò che mi piace</em></strong>&#8220;.</p>
<p class="font_8" style="text-align: justify;">Peccato che di questo passo stiamo diventando vittime del modo in cui noi stessi scegliamo di gestire le nostre energie ed impiegare il nostro tempo.</p>
<p class="font_8" style="text-align: justify;">Per sfuggire ad emozioni negative quali la noia, l&#8217;ansia, la depressione, per mantenere standard elevati oppure per non deludere le aspettative dei nostri cari, finiamo per <strong>oberarci di lavoro</strong> fino a non avere più tempo libero, per poi racchiudere la tendenza compulsiva a fare troppo dentro il generico e tanto amato termine <strong>&#8220;stress&#8221;.</strong></p>
<p class="font_8" style="text-align: justify;">Questa dinamica portata all&#8217;eccesso conduce allo strutturarsi di una vera e propria <strong>dipendenza dal lavoro</strong>, entrata nel novero delle <strong>new addiction </strong>insieme alla internet addiction, allo shopping compulsivo ed altre.</p>
<p class="font_8" style="text-align: justify;">In Italia si parla ancora poco di questo fenomeno, il quale è molto conosciuto in Giappone, dove è identificato con il nome di <strong>Karōshi (morte per eccesso di lavoro), </strong>dipendenza che provocherebbe <strong>infarti cardiaci e ischemici </strong>dovuti alle eccessive ore e alle condizioni lavorative stressanti.</p>
<p class="font_8" style="text-align: justify;">Come si manifesta la &#8220;<strong>workaholic</strong>&#8220;?</p>
<ul class="font_8" style="text-align: justify;">
<li>
<p class="font_8"><em>Tempo eccessivo dedicato volontariamente e consapevolmente al lavoro (più di 12 ore al giorno, compresi weekend e vacanze) non dovuto a esigenze economiche o a richieste lavorative;</em></p>
</li>
<li>
<p class="font_8"><em>Abuso di sostanze stimolanti (es. caffeina)</em></p>
</li>
<li>
<p class="font_8"><em>Pensieri ossessivi ed eccessive preoccupazioni collegate al lavoro </em></p>
</li>
<li>
<p class="font_8"><em> Irritabilità, aumento di peso, disturbi psicofisici, conseguenti alle scarse ore di sonno</em></p>
</li>
<li>
<p class="font_8"><em>Impoverimento emotivo, sbalzi di umore e facile irritabilità;</em></p>
</li>
<li>
<p class="font_8"><em>Ansia in assenza di lavoro</em></p>
</li>
<li>
<p class="font_8"><em>Senso di colpa ed emozioni negative quando si è in ferie che vengono ridotte solo riprendendo l&#8217;attività lavorativa. </em></p>
</li>
</ul>
<p class="font_8" style="text-align: justify;">A rendere difficile il riconoscimento della patologia contribuisce il fatto che, purtroppo, <strong>il duro lavoro è spesso visto positivamente</strong>, permette di ottenere premi, bonus e crescita professionale che se da una parte consentono l&#8217;autorealizzazione, d&#8217;altra parte, nei casi in cui è presente il disturbo, ne rinforzano la dinamica patologica.</p>
<p class="font_8" style="text-align: justify;">Il primo passo per ritrovare un equilibrio e <strong>riparare le relazioni interpersonali </strong>che spesso si deteriorano a causa della workaholic, è sicuramente riconoscere di avere un problema ed <strong>indirizzare la propria vita verso una maggiore armonia tra lavoro e attività extra-lavorative</strong>.</p>
<p class="font_8" style="text-align: justify;">Con l&#8217;aiuto di un esperto si possono capire le origini della dipendenza dal lavoro e <strong>il motivo per il quale si è disposti a sacrificare l&#8217;intero tempo disponibile in nome di un guadagno allettante a cui però corrisponde una perdita molto più grossa, quella del tempo per sè e per i propri cari, che è la vera ricchezza. </strong></p>
<p class="font_8" style="text-align: justify;">Alternare il tempo libero con gli impegni è di vitale importanza, sia per la propria salute, sia perchè &#8220;il piacere è un dovere&#8221;, sia per mantenersi prestanti ed efficienti nel lungo termine.</p>
<p class="font_8" style="text-align: justify;"><em>Dott.ssa Simona Toto, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Pomigliano d&#8217;Arco, Napoli.</em></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/workaholic-la-dipendenza-dal-lavoro-e-gli-effetti-collaterali/">Workaholic: la dipendenza dal lavoro e gli effetti collaterali</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Vita di coppia senza sesso? Stress, ansia e insofferenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jan 2016 18:09:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[insoddisfazione]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’inizio di una conoscenza o di un fidanzamento la sessualità viene vissuta in modo pieno, appagante ed elettrizzante. Il corpo è argento vivo, la ricerca della vicinanza dell’altro è continua, l’idea di possederlo è eccitante, ogni gesto è vissuto con intensità e totale appagamento dei sensi....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>All’inizio</strong> di una conoscenza o di un fidanzamento la sessualità viene vissuta in modo pieno, appagante ed elettrizzante.</p>
<p style="text-align: justify">Il corpo è argento vivo, la ricerca della vicinanza dell’altro è continua, l’idea di possederlo è eccitante, ogni gesto è vissuto con intensità e totale appagamento dei sensi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma cosa succede quando la persona ormai è conquistata e abbiamo costruito un rapporto stabile, con una solida progettualità? </strong></p>
<p style="text-align: justify">Per una legge quasi &#8220;fisica&#8221;, la perdita di una quota di autonomia e libertà che comporta l’essere in coppia, rischia di pagarsi in camera da letto.</p>
<p style="text-align: justify">Il legame stabile certamente consente la scoperta di forme di condivisione importanti e mature, quell&#8217;equilibrio che permette di progettare insieme il futuro e crescere serenamente i propri figli.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma quali sono i rischi per la sessualità? Dove vanno a finire le energie contenute nella libido sessuale</strong> nelle coppie in cui si esprime in modo scarso o non si esprime affatto?</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Le energie non spariscono,</strong> il sistema motivazionale sessuale resta attivo ma percorre sentieri differenti, strade mascherate e compensative, alcune volte pericolose.</p>
<p style="text-align: justify">Accettare e accomodarsi in un rapporto di coppia in cui scarseggia oppure manca la componente sessuale, può provocare <strong>alterazioni comportamentali e sintomi psicologici</strong> importanti. Non di rado si commette l’errore di rintracciare nei meandri della vita passata e nelle esperienze infantili, le origini della nostra insofferenza, quando basterebbe semplicemente volgere lo sguardo al presente <strong>per capire che ciò di cui soffriamo è parte di ciò che neghiamo, reprimiamo, sublimiamo o  non riconosciamo come abbastanza importante</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Fortunatamente, si sa, <strong>l’inconscio è potente</strong> e trasforma quello che non vogliamo vedere in sintomi del corpo: <em>nervosismo, tensione, mal di testa, stanchezza cronica, insofferenza,</em> a volte arrivano per segnalarci che una parte importante della nostra vita, la sessualità, il desiderio, <em>sta appiattendosi</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Anche atteggiamenti compensatori come l’ostentare una sessualità più immaginata che vissuta o la tendenza narcisistica a mettersi sempre al centro dell’attenzione, atteggiamenti seduttivi a tutta forza, il perfezionismo ossessivo, la dedizione a sport o esperienze estreme o ancora l’ossessione per il lavoro e per il successo, potrebbero sorprendentemente segnalare che <strong>ciò che esibiamo serve a controbilanciare l’adrenalina dell’eros trascurato o mal vissuto.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Allora qual è la soluzione?</p>
<p style="text-align: justify">Certo, NON è nel fare sesso ripetutamente: la quantità conta poco.</p>
<p style="text-align: justify">Piuttosto <strong>ritrovare il contatto con il proprio desiderio</strong> per esprimere la libido che per quanto possa essere messa a tacere, <strong>è insopprimibile.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Proviamo a pensare a quanti litigi fuoribondi si risolvono poi in camera da letto. Anche una crisi che porta la coppia a lasciarsi per poi recuperarsi, riaccende il desiderio sessuale.</p>
<p style="text-align: justify">Questa evidenza conferma l’osservazione iniziale: <strong>l’autonomia, la libertà, il potersi concepire come persone indipendenti, pur stando in coppia, aiutano a recuperare un buon sesso che si fonda quindi su un senso di libertà e di ottimistica fiducia in se stessi, sentimenti messi a dura prova da relazioni troppo esclusive e simbiotiche.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Recuperare il contatto con il desiderio passa attraverso una buona e sana separazione ed individuazione, <strong>senza rinunciare</strong> alla coppia.</p>
<p style="text-align: justify">Questo ci restituisce alla vita che non si esaurisce nell’atto sessuale ma <strong>ha bisogno di nutrirsi dell’energia sessuale</strong> per accendere i nuclei più profondi della nostra personalità.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Dott.ssa Simona Toto, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Pomigliano d&#8217;Arco.</em></p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/vita-di-coppia-senza-sesso-stress-ansia-e-inquietudini/">Vita di coppia senza sesso? Stress, ansia e insofferenza</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Cosa fare con chi soffre di attacchi di panico?</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/cosa-fare-con-chi-soffre-di-attacchi-di-panico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2016 22:27:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte persone arrivano in terapia domandandomi come comportarsi con un proprio familiare che soffre di attacchi di panico. Prima di addentrarci nei suggerimenti cerchiamo di metterci nei panni di chi ne soffre. Gli attacchi di panico possono irrompere nella vita di chiunque anche quando apparentemente tutto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molte persone arrivano in terapia domandandomi <strong>come comportarsi</strong> con un proprio familiare che soffre di attacchi di panico.</p>
<p>Prima di addentrarci nei suggerimenti cerchiamo di <strong>metterci nei panni di chi ne soffre.</strong></p>
<p>Gli attacchi di panico possono irrompere nella vita di chiunque anche quando apparentemente tutto sembra andare bene, così come possono essere successivi ad un evento critico o a fasi di vita di passaggio.</p>
<p>Chi li subisce si sente disorientato, confuso, impaurito a causa della “prepotenza” con cui si manifestano:<em> il cuore batte all’impazzata, si ha una sensazione di soffocamento, la paura di morire o di impazzire è schiacciante. Si possono avere nausea, disturbi addominali, sensazioni di irrealtà, di stranezza, di distacco dall’ambiente.</em></p>
<p>Per quanto possano sembrare <strong>una condanna inesorabile</strong>, è importante ricordare che con un adeguato trattamento il disturbo <strong>evolve frequentemente nella direzione di un sostanziale recupero.</strong></p>
<p>Il panico non riguarda solo la persona che lo vive ma è un fenomeno destabilizzante anche per l&#8217;intero <strong>sistema familiare,</strong> inevitabilmente impreparato e spaventato dalla difficile gestione dei sintomi.</p>
<p>Uno dei maggiori rischi in cui incorrono i familiari è quello di sentirsi <strong>ostaggio degli attacchi di panico, “ricattati” dal sintomo</strong>: non è raro osservare famiglie <strong>riorganizzare</strong> le proprie abitudini ed il proprio stile di vita intorno al panico di uno dei familiari.</p>
<p>Così il panico non è più <strong>di uno</strong>, ma <strong>di molti.</strong></p>
<p>Non solo. <strong>L’eccesso di attenzione</strong> che si dà al sintomo alimenta un circolo vizioso che, se non corretto,<strong> potenzia il sintomo stesso</strong>, creando ulteriori problemi.</p>
<p>Con pochi accorgimenti (che non sostituiscono un consulto medico o un trattamento psicoterapeutico) si può evitare che le crisi diventino una patologia familiare.</p>
<p><em>                              <u>Innanzitutto è utile sapere che:</u></em></p>
<p>-La crisi di panico<strong> si esaurisce nel giro di 15-30 minuti;</strong></p>
<p>-E’ normale temere il peggio, ma bisogna capire che <strong>non c’è un reale pericolo di vita,</strong> che la persona <strong>non sta per morire</strong>, che <strong>non sta per venire un infarto</strong>, che <strong>non sta per impazzire</strong>;</p>
<p>-In particolari casi potrebbe essere indicato un <strong>supporto farmacologico</strong>, previa un’attenta valutazione. Solitamente è previsto l’uso di due classi di farmaci: <strong>le benzodiazepine e gli antidepressivi.</strong> Il rischio connesso potrebbe essere quello di <strong>delegare la soluzione al farmaco,</strong> anziché cercarla dentro di sé, cronicizzando il problema. E’sempre bene quindi analizzare attentamente le condizioni di insorgenza, la gravità e la funzione dei sintomi prima di procedere alla terapia farmacologica;</p>
<p>-Capire il momento in cui l’attacco di panico è arrivato<strong> la prima volta </strong>potrebbe suggerire degli indizi per la cura.</p>
<p><em><u>Cosa fare durante un attacco di panico?</u></em></p>
<p>-È inutile dire “<strong>Stai calmo</strong>”. E’ più funzionale <strong>non farsi risucchiare dal vortice della paura </strong>e fargli percepire <strong>tranquillità</strong> e <strong>fiducia</strong> che in pochi minuti la tempesta passerà. Meglio una mano calda e rassicurante di tante parole pseudo-incoraggianti.</p>
<p>-Aiutalo a non combattere i suoi sintomi con <strong>l’ostinazione</strong>. Quando l&#8217;attacco di panico arriva è importante cercare una posizione comoda e rilassarsi, adottando delle tecniche di respirazione. <strong>Arrabbiarsi </strong>e angosciarsi, anche se comprensibile, ostacola il fluire dell&#8217;energia che il panico sprigiona.</p>
<p><em><u>Nei periodi tra le crisi:</u></em></p>
<p>&#8211;<strong>Non fare in modo che il panico gestisca la vita dell’intera famiglia.</strong> Per quanto possibile, continua ad avere gli stessi impegni, tempi, ritmi e anche momenti di relax e di svago. Non condizionare le tue scelte <strong>altrimenti diventerà il modo principale per ottenere attenzioni</strong>.</p>
<p>Con le migliori intenzioni, finireste per potenziarlo.</p>
<p>-Fai in modo che il tuo caro <strong>non eviti </strong>di fare delle cose.</p>
<p>Spesso chi soffre di attacchi di panico tende a prevenirli rifugiandosi nella sua &#8220;zona di comfort&#8221;, rinunciando a fare cose che normalmente faceva, restringendo il suo campo di azione, limitando la sua libertà. Non colludere con queste paure. <strong>Impara a non evitare con lui.</strong></p>
<p>-Non assecondare le richieste di essere <strong>accompagnato</strong> dappertutto o diventerà <strong>dipendente da te</strong> e tu assumerai quasi lo stesso valore di uno psicofarmaco. Ricorda che &#8220;mamma chioccia&#8221;, per quanto rassicurante, non consente una vera crescita.</p>
<p>-Suggeriscigli una <strong>psicoterapia per capire il significato profondo di questo sintomo.</strong> Non credere che sia una malattia prettamente fisica perché toglieresti al tuo caro, la possibilità di <strong>usare il panico come momento di crescita.</strong></p>
<p>Piuttosto fa in modo che chieda aiuto ad uno specialista.</p>
<p>Infatti, un percorso di <strong>scoperta guidata </strong>lo porterà non solo a <strong>gestire la sintomatologia nell&#8217;hic et nunc, </strong>ma anche a ridurla gradualmente e quando sarà solo un lontano ricordo, beneficerà della crescita e della consapevolezza che ogni momento di crisi porta con sé.</p>
<p>Dott.ssa Simona Toto, psicologa psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Pomigliano d&#8217;Arco.</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/cosa-fare-con-chi-soffre-di-attacchi-di-panico/">Cosa fare con chi soffre di attacchi di panico?</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Non tutti i Natale vengono per nuocere. Tra addobbi e malinconia, ci sei tu.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2015 11:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[eurodap]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ultimo sondaggio on line dell&#8217;Eurodap, Associazione Europea disturbi da Attacchi di Panico, ha fotografato lo stato d’animo degli italiani rispetto alle festività natalizie ed è emerso che un italiano su due preferirebbe saltare il Natale perché non ha alcuna aspettativa positiva da questa festività, anzi,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">L’ultimo sondaggio on line dell&#8217;Eurodap, <em>Associazione Europea disturbi da Attacchi di Panico</em>, ha fotografato lo stato d’animo degli italiani rispetto alle festività natalizie ed è emerso che <strong>un italiano su due preferirebbe saltare il Natale</strong> perché non ha alcuna aspettativa positiva da questa festività, anzi, trova che questa festa metta ansia. Questo dato dovrebbe farci riflettere.</p>
<p style="text-align: justify">Gli psicologi nel periodo natalizio riscontrano un aumento di richieste per sintomatologie ansiose, depressive e psicosomatiche. Eppure questo stride con ciò che si osserva intorno: le città in festa, doni, addobbi, luci, colori, sapori. Ma se fosse veramente e per tutti una festa, <strong>come mai vige questo sentimento diffuso ma sottaciuto di malinconia e tristezza?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Natale e Capodanno <strong>impongono copioni dai quali è molto difficile svincolarsi</strong>: riunioni di famiglia, divertimento a tutti i costi, sentirsi più “buoni” e costretti a indossare maschere che potrebbero stare strette. A Natale, come in tutte le occasioni in cui regnano <strong>“regole collettive”,</strong> <strong>non c’è spazio per il vero sé. </strong>Allora è facile scivolare nello sconforto e se per qualsivoglia motivo, si vive un momento di tristezza o di sofferenza (per motivi lavorativi, familiari, di coppia), allora queste sensazioni potrebbero amplificarsi in modo esponenziale.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure sopravvivere a questo periodo si può! La possibilità c&#8217;è e risiede in noi.</p>
<p style="text-align: justify">Ognuno può scegliere come vivere il Natale: in modo passivo, subendo il turbinio emotivo in tutta la sua pesantezza oppure in modo propositivo, garantendosi dei margini di libertà e scegliendo di farsi snaturare il meno possibile da questa ricorrenza <strong>purtroppo più consu-mistica che mistica. </strong></p>
<p style="text-align: justify">O, ancor meglio, cercando un <strong>personale significato da attribuire al Natale.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Sappiamo che la religione cristiana propone all’umanità di raccogliersi e riflettere sul significato di due momenti della vita: <em>la nascita e l’amore materno</em> e vuole che il periodo natalizio sia un periodo di “bontà” e di riconciliazione.</p>
<p style="text-align: justify">Ma cos’è questa “bontà”? E’davvero possibile?</p>
<p style="text-align: justify">Storicamente, addirittura le guerre si sono spesso fermate per qualche ora, in occasione del Natale.</p>
<p style="text-align: justify">Allora prendiamo anche noi il tempo per fermarci e perché no, capire <strong>cosa sentiamo e cosa proviamo in questi giorni</strong>, focalizzare quali sono le <strong>questioni sospese ed irrisolte</strong> all’interno della propria famiglia, con i propri amici o con il proprio compagno/a, per imparare che “bontà ed unione” in alcuni casi possono significare &#8220;<em>perdonare&#8221;</em>, in altri casi possono significare &#8220;<em>lasciar andare&#8221;</em>. Anche questo è Amore.</p>
<p style="text-align: justify">Il Natale potrebbe essere un buon periodo per scoprirsi.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Dott.ssa Simona Toto, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale</em></p>
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		<title>Quanto costa avere a che fare con un narcisista?</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/quanto-costa-avere-a-che-fare-con-un-narcisista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2015 14:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[narcisismo maligno]]></category>
		<category><![CDATA[narcisismo overt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Chi non ha avuto a che fare con un narcisista? Sono stati identificati vari tipi di narcisismo, in questo articolo parleremo del narcisismo overt teorizzato da Wink . Le caratteristiche principali del narcisismo overt sono il senso di superiorità, l’atteggiamento sprezzante, l’ossessione per il successo,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Chi non ha avuto a che fare con un narcisista?</p>
<p style="text-align: justify">Sono stati identificati vari tipi di narcisismo, in questo articolo parleremo del <strong>narcisismo overt </strong>teorizzato da Wink .</p>
<p style="text-align: justify">Le caratteristiche principali del narcisismo overt sono il <em>senso di superiorità, l’atteggiamento sprezzante, l’ossessione per il successo, il bisogno di dominare, la mancanza di empatia, la costruzione di molte relazioni superficiali ed alta fiducia in sé. </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong>Questo tipo di narcisista, come definito da Ronningstam “arrogante”, pur di ottenere i suoi obiettivi, è disposto a tutto… può fingere di divertirsi se il divertimento è utile per la sua scalata sociale, può diventare iper-competente in un determinato ambito, se questo è ciò che serve per occupare la posizione che desidera o ancora, può sembrare compassionevole e generoso e spacciarsi per buon amico se questo serve per perseguire il suo progetto esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Non è sempre facile riconoscere un narcisista a colpo d’occhio perché spesso è come se fosse avvolto in un&#8217;aura, un&#8217;atmosfera che attrae e affascina.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma se provassimo a guardare quali sono gli interessi che muovono i suoi comportamenti, cosa potremmo vedere?</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Cosa succede quando le opinioni delle persone intorno divergono dalle sue? Cerca un punto di incontro o si arrabbia con estrema facilità?</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Come gestisce i conflitti in casa? </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>E&#8217; in grado di ascoltare gli altri o anche nell’ascolto c’è un interesse personale? </em></p>
<p style="text-align: justify">Un vissuto che accomuna chi ha un rapporto d’amore o d’amicizia con una persona con importanti tratti narcisistici, è un vissuto di <em>delusione e di dolore</em> nel momento in cui si rende conto che l’amico/fidanzato/marito/collega, non ama che se stesso e, per poterlo fare, deve squalificare gli altri. Quando questo accade, l’investimento affettivo sbiadisce e lascia il posto alla rabbia e alla delusione. Oppure, nella migliore delle ipotesi, ad una riorganizzazione del rapporto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Di seguito elenco alcuni dei comportamenti che caratterizzano il narcisista:</strong></p>
<ul style="text-align: justify">
<li><strong> </strong>Scredita o ignora ciò che dici invece di capirne il senso;</li>
<li>L’ascolto è unilaterale: tutto ciò che conta quando si sta insieme è quello che vuole e quello che ha da dire. Le vostre preoccupazioni, i vostri sentimenti, <em>sono semplici e irrilevanti sussurri;</em></li>
<li>E’ mosso dal <em>disprezzo anzichè dall’interesse e dalla curiosità per l’altro;</em></li>
<li>“<em>Io so di più, lo so meglio e sono più interessante di te</em>”. Le sue conversazioni per la maggior parte del tempo riguardano il cosa fa e cosa pensa. Qualora ti lasciasse spazio e tu iniziassi a parlare di te, si collegherebbe a qualcosa della sua vita in modo che il focus della discussione si sposti nuovamente su di lui;</li>
<li>Quando vuole qualcosa <em>deve</em> ottenerla, gli altri sono il suo braccio armato. Amici sì.. purché presenti e soprattutto <em>utili</em>;</li>
<li>Le critiche degli altri al suo comportamento sono percepite come attacchi alla sua persona. Lui odia essere criticato. Può criticare gli altri e spesso lo fa, ma a parti inverse dichiarerebbe guerra aperta;</li>
<li>Quando le cose vanno male tra di voi, <em>è sempre colpa tua</em>. Non aspettarti mai le sue scuse o ammissioni di colpa. Non fargli capire in che modo ha contribuito a crearti un problema perché potrebbe sentirsi minacciato. La grossa sensibilità alle critiche e la difficoltà ad ammettere gli errori danno come risultato la tendenza a incolpare gli altri quando qualcosa non va per il verso giusto.</li>
<li>Se si è arrabbiato, sei tu che l’hai fatto impazzire. Quindi <em>è necessario che tu gli chieda scusa.</em> Lui non è responsabile della sua rabbia. Se è “pazzo” è perché è frustrato da quello che TU stai facendo. (Ebbene si&#8230;)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><strong>Molti narcisisti sono dotati di grande fascino e abilità sociali (di manipolazione), ma tolta la maschera cosa resta?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Se sei incappato in questo articolo e sei un narcisista, molto probabilmente penserai che sia ricco di cavolate. Ovvio, no?Diversamente dovresti assumerti la responsabilità di cambiare. Ma fin quando tutto va secondo i tuoi piani e le persone intorno reggono ed alimentano il tuo narcisismo, perché mai dovresti cambiare? E’ una giusta riflessione. <em>Di fatti molti narcisisti cominciano una terapia solo quando si sgretola il loro piano di vita. </em></p>
<p style="text-align: justify">Comunque c’è da dire che non tutti hanno la scorza dura. Ci sono tante persone con tratti narcisistici che sono disposti a mettersi in discussione e cambiare.. e a loro va il mio plauso. Le forme più serie di narcisismo, come quello cosiddetto “maligno”, nascondono grosse ferite emotive originatesi nell’infanzia, quindi <strong>una grande stima va a tutti coloro che, nonostante il dolore che portano dentro, sono disposti a mettersi in discussione per diventare la migliore versione di se stessi.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Dott.ssa Simona Toto, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.</p>
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		<title>L’amore ai tempi dei Social Network</title>
		<link>https://sanitasenzaproblemi.it/amore-ai-tempi-dei-social-network/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 21:47:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cos’è l’amore? Come si definisce una relazione amorosa? Una relazione amorosa è una relazione in cui riponiamo speranze, aspettative, coltiviamo sogni e progetti. A volte l’amore guarisce. Questo può accadere anche nei rapporti di amicizia ma l’amore si apre ad una connotazione sessuale. Soddisfa...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Che cos’è l’amore? <strong>Come si definisce una relazione amorosa?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Una relazione amorosa è una relazione in cui riponiamo speranze, aspettative, coltiviamo sogni e progetti. A volte l’amore guarisce. Questo può accadere anche nei rapporti di amicizia ma l’amore si apre ad una connotazione sessuale. Soddisfa tutti <em>sistemi motivazionali</em> per cui viviamo: l’<em>accudire </em>e <em>l’essere accuditi</em>; il <em>cooperare</em>, quindi il sentire che il nostro benessere non è nella solitudine ma nella condivisione; <em>l’eccitazione</em>, in quanto il nostro progetto evolutivo è replicarci e non in ultimo, il desiderio di divertirci.</p>
<p style="text-align: justify">Sappiamo che la dimensione affettiva, emozionale e relazionale non è mai indipendente dal contesto e con l’evoluzione del <strong>Web 2.0</strong> anche l’amore si colora delle stesse caratteristiche: <em>immediatezza, velocità e visibilità</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Certo, la grammatica elementare dell’amore resta, però sta cambiando, sotto gli occhi di tutti, il modo in cui si incontrano e si definiscono le persone, il modo di stare insieme ed anche quello di vivere i rapporti, delle volte più <em>orientati all’apparire che all’essere</em>, rapporti che delle volte sembrano funzionare meglio se osservati dalla distanza di sicurezza di uno schermo. La vicinanza fa sempre più paura.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, con lo sviluppo dei social network, è nato un nuovo modo di vivere l’ amore, quello che si realizza attraverso la <strong>chat</strong>. La chat <em>simula</em> perfettamente l’amore. Si approfondiscono relazioni off line, si vivono grandi illusioni ed in età evolutiva questo può servire ad <em>intrattenersi</em> senza rischiare troppo. Ma c’è una linea di confine, un momento in cui diventa difficile <em>distinguere il principio di realtà dal principio di fantasia</em>. Attraverso la chat si possono raccontare storie, ma dal raccontarle al viverle davvero, passa di mezzo la vita.</p>
<p style="text-align: justify">Il Web non è solo facilitatore o barriera. Altre volte è il nostro &#8220;validatore&#8221;. E’lo strumento attraverso il quale comunichiamo al mondo che siamo in coppia. Basti pensare ai profili in comune, alla richiesta di fidanzamento ufficiale di Facebook, alle foto che ritraggono le coppie baciarsi a colazione, a pranzo, a cena, negli spuntini, in bagno e allo specchio.</p>
<p style="text-align: justify">Più si è visibili su Fb, più la coppia “appare” e più, nell’immaginario collettivo, “è coppia”.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Come se la quantità delle foto postate fosse la misura dell’amore. </em></p>
<p style="text-align: justify">Ma vale anche la regola contraria: se la mia fidanzata o il mio fidanzato non posta mai foto con me, beh.. c’è qualcosa che non va. Forse non mi ama abbastanza? Forse vuole nascondersi? Forse non è pronto?</p>
<p style="text-align: justify">Ma siamo davvero sicuri che sia così?</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E’ corretto credere che nell’era della condivisione, anche la vita sentimentale possa essere riconosciuta come tale solo se vissuta e condivisa sui social network? </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>No.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>L’amore sta diventando veloce, immediato ed esibizionista.</em></p>
<p style="text-align: justify">Un tempo esisteva una fase in cui la persona desiderata era presente nella propria mente solo come desiderio e fantasia. Si creava e coltivava il desiderio amoroso attraverso la scrittura tra due innamorati che, a distanza e progressivamente, imparavano a conoscersi e desiderarsi prima dell’incontro nella vita reale. Tutto era rallentato, le tappe fisiologiche venivano superate lentamente e prima che le fantasie diventassero amore vero sancito dall’ approvazione delle famiglie d’origine, passavano mesi e mesi.</p>
<p style="text-align: justify">Oggi la facilità con cui si può entrare in connessione e molto spesso, fare sesso senza incontrarsi, abbatte il desiderio.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Tutto può essere realizzato nel qui ed ora. </em></p>
<p style="text-align: justify">Le relazioni si accendono e si spengono alla velocità di un clic, perché il desiderio, il corteggiamento, il sogno, la costruzione dell’amore, sono “inquinati” dal bisogno narcisistico di consumare tutto e subito. Esiste solo l’istante.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia, nella “vera” quotidianità, quella che non si trascorre seduti dietro la scrivania piuttosto che con la testa in uno smartphone, esiste la lunghezza dei tempi morti, la lunghezza della noia, la lunghezza delle discussioni. Quella la lunghezza che è l’essenza della nostra vita.</p>
<p style="text-align: justify">Essenza che è intimità. Ed “intimità” è il contrario di “pubblico” dunque anche il contrario di Facebook. Piazza Facebook attacca la caratteristica principale dell’amore che è l’intimità.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante il richiamo della rete ci spinga verso la condivisione continua di contenuti personali, l’amore, quello vero, continua a necessitare di un ingrediente importantissimo: <strong>il romanticismo ha bisogno di privatezza</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il modo di vivere Social ha <strong>numerosissimi vantaggi</strong> ma <strong>espone anche a dei rischi</strong> che devono essere tenuti presenti e rispetto ai quali i giovani vanno educati.. Gli adolescenti specialmente, devono capire che mettersi troppo in mostra ha delle derive pericolose.</p>
<p style="text-align: justify">Basti pensare al fenomeno del <strong>Sexting</strong>, divenuto una vera e propria moda, che consiste principalmente nello scambio di messaggi sessualmente espliciti e di foto e video a sfondo sessuale, realizzati con il telefono cellulare o pubblicati tramite chat e social.</p>
<p style="text-align: justify">Questa pratica è utilizzata in particolare nella fase dell’innamoramento dagli adolescenti, in quel periodo della vita in cui ci si conosce ma ancora non è nata una vera e propria storia intesa come impegno d’amore. Il Sexting è un modo protetto per esplorare il mondo della sessualità senza fare particolari danni. Assolve a sfide e bisogni evolutivi specifici della fascia di età adolescenziale ma il contraltare del sexting è il <strong>rischio di divulgazione delle proprie immagini</strong>. Il lui di turno potrebbe essere così orgoglioso del “dono d’amore” ricevuto che in un secondo potrebbe condividere contenuti hot con il suo gruppo di amici, creando un grosso danno alla ragazza.</p>
<p style="text-align: justify">Il fenomeno del sexting è un esempio che ci spiega come oggi tutto avvenga in tempi velocissimi, ma<strong> tale istantaneità potrebbe anche essere autolesiva per chi non è educato a prevederne le conseguenze.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Insomma, social sì, ma nel modo giusto.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Dott.ssa Simona Toto, psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale.</em></p>
<p style="text-align: justify">
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