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	<title>Ansia | Sanità Senza Problemi</title>
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	<description>CUP e Farmacia dei Servizi</description>
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		<title>Attacchi di panico: cosa sono, cosa fare.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2016 20:46:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[agorafobia]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[dap]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sei solo in mezzo alla gente, di colpo senti la mente sfuggire. Il cuore scalpita impazzito come uno stallone al galoppo, la gola riempita dall’aria soffoca. La testa oscilla di vertigine come sul ciglio di uno strapiombo. La paura dilaga e cerchi una strada per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sei solo in mezzo alla gente, di colpo senti la mente sfuggire.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Il cuore scalpita impazzito come uno stallone al galoppo, la gola riempita dall’aria soffoca. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>La testa oscilla di vertigine come sul ciglio di uno strapiombo. La paura dilaga e cerchi una strada per sfuggire, ma non si può sfuggire da se stessi e dalle proprie sensazioni. </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Sudore gelido sulla pelle, ti senti impazzire e morire al tempo stesso. Cerchi di controllare la mente, ma è lei che controlla te.</em></p>
<p style="text-align: justify">Benvenuto nel mondo del panico!<br />
Il panico, in quanto reazione psicofisiologica, può essere definito come la forma estrema della paura.<br />
La paura è un’emozione importante per la nostra sopravvivenza, nasce di fronte ad un pericolo reale che può recare danno, di conseguenza consente di mettere in atto comportamenti che ci proteggono.</p>
<p style="text-align: justify">
L’attacco di panico invece, è una condizione psichica in cui la persona sperimenta intensa paura come espressione di un disagio personale che prende forma in mancanza di una reale situazione esterna di pericolo che, viene però decodificata tale in base al proprio mondo interno.</p>
<p style="text-align: justify">
<em>La prima volta è un’esperienza terribile, improvvisa, inaspettata, un fulmine a ciel sereno, un’esperienza che come una lama affilata apre uno squarcio nel senso di sicurezza di chi lo vive. </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sintomi</strong><br />
A livello somatico e cognitivo avviene un’escalation dell’ansia normalmente presente che raggiunge l’apice nel giro di pochi minuti e conduce a sintomi quali: palpitazione, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, sensazione di derealizzazione, parestesie (intorpidimento o formicolio), brividi o vampate di calore.<br />
Un singolo episodio è sufficiente <strong>per innescare la paura che l’attacco si verifichi di nuovo</strong>.. così nasce il disturbo di panico, come “paura della paura” e ci si ritrova impelagati in un circolo vizioso cui si associano pensieri catastrofici automatici ed incontrollati che riempiono la mente della persona e che fanno temere che tali attacchi indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita (per es. cardiopatia epilessia).<br />
La combinazione tra le sensazioni concrete propriocettive e le attribuzioni di senso conducono allo strutturarsi del circolo vizioso della <strong>paura patologica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La persona avverte sensazioni di alterazione, queste innescano pensieri e convinzioni minacciosi, che retroagiscono veicolando nell’organismo ulteriori reazioni di allarme, che conducono ancora a maggiori alterazioni psicofisiologiche, queste ultime a loro volta alimentano le terrorizzanti forme di pensiero associate a ciò che sta accadendo. Questa dinamica circolare conduce al “tilt” mentale e psicofisiologico che è l’ADP.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Agorafobia</strong><br />
La più frequente tra le fobie associate al disturbo di panico è l’agorafobia, ovvero l’ansia relativa all’<em>essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi</em>, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto nel caso di un attacco di panico inaspettato.<br />
La persona che ne è affetta si costringe ad una vita di limitazioni per evitare l’adp oppure cerca continuamente la presenza rassicurante di qualcuno pronto ad intervenire. Nel tempo, si può arrivare a richiedere l’aiuto di un conoscente anche per spostamenti apparentemente piccoli e banali.<br />
Ma è proprio questo meccanismo di evitamento delle situazioni ansiogene che alimenta il circolo vizioso, così che si diventa schiavi del proprio disturbo. Quando si arriva al punto che per effettuare anche piccoli spostamenti bisogna richiedere aiuto, ciò che viene compromessa è<em> l’autonomia e la qualità della vita</em>, pilastri portanti che generalmente ogni persona tende a preservare per mantenere il proprio equilibrio.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Fattori precipitanti</strong><br />
Possono verificarsi eventi di vita che fungono da fattori precipitanti, anche se non indicono necessariamente un attacco di panico. Tra gli eventi di vita precipitanti riferiti più comunemente troviamo la separazione, la perdita o la malattia di una persona significativa, l’essere vittima di una qualche forma di violenza, problemi finanziari e lavorativi, l’assunzione di certe droghe o medicinali o il contatto con un elemento legato ad una fobia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Cura</strong><br />
Se non vengono trattati, panico e agorafobia portano chi ne soffre ad evitare sempre più queste situazioni, ad allontanarsi in modo progressivo dalla società, e a costringere i familiari ad adattarsi ad una vita decisamente limitata.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo motivo chi soffre di panico e agorafobia spesso sviluppa anche una depressione secondaria.<br />
Essendo coinvolta nel meccanismo la rete dei familiari, il supporto psicologico prevede anche la psicoeducazione dei familiari, i quali devono essere istruiti a non organizzarsi per “proteggere” tale paura.</p>
<p style="text-align: justify">
Il fatto che questa patologia dilagante sia così pervasiva e discriminante, non significa che sia una condanna dalla quale è impossibile liberarsi. Negli ultimi decenni questo disturbo è divenuto una sorta di epidemia sociale e ad oggi è disponibile una vasta gamma di efficaci terapie in grado di aiutare chi ne soffre.</p>
<p style="text-align: justify">Una buona terapia deve condurre rapidamente all’estinzione dei sintomi di panico e successivamente, alla consapevolezza e fiducia nelle proprie risorse personali.</p>
<p style="text-align: justify">Bibliografia<br />
Nardone G., Non c’è notte che non veda il giorno, Ponte alle Grazie, Milano, 2003<br />
Nardone G., Paura, panico, fobie, Ponte alle Grazie, Milano, 1993<br />
Rovetto F., Il panico, McGraw-Hill, Milano, 1995</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/attacchi-di-panico-cosa-sono-cosa-fare/">Attacchi di panico: cosa sono, cosa fare.</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Cosa fare con chi soffre di attacchi di panico?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2016 22:27:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte persone arrivano in terapia domandandomi come comportarsi con un proprio familiare che soffre di attacchi di panico. Prima di addentrarci nei suggerimenti cerchiamo di metterci nei panni di chi ne soffre. Gli attacchi di panico possono irrompere nella vita di chiunque anche quando apparentemente tutto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molte persone arrivano in terapia domandandomi <strong>come comportarsi</strong> con un proprio familiare che soffre di attacchi di panico.</p>
<p>Prima di addentrarci nei suggerimenti cerchiamo di <strong>metterci nei panni di chi ne soffre.</strong></p>
<p>Gli attacchi di panico possono irrompere nella vita di chiunque anche quando apparentemente tutto sembra andare bene, così come possono essere successivi ad un evento critico o a fasi di vita di passaggio.</p>
<p>Chi li subisce si sente disorientato, confuso, impaurito a causa della “prepotenza” con cui si manifestano:<em> il cuore batte all’impazzata, si ha una sensazione di soffocamento, la paura di morire o di impazzire è schiacciante. Si possono avere nausea, disturbi addominali, sensazioni di irrealtà, di stranezza, di distacco dall’ambiente.</em></p>
<p>Per quanto possano sembrare <strong>una condanna inesorabile</strong>, è importante ricordare che con un adeguato trattamento il disturbo <strong>evolve frequentemente nella direzione di un sostanziale recupero.</strong></p>
<p>Il panico non riguarda solo la persona che lo vive ma è un fenomeno destabilizzante anche per l&#8217;intero <strong>sistema familiare,</strong> inevitabilmente impreparato e spaventato dalla difficile gestione dei sintomi.</p>
<p>Uno dei maggiori rischi in cui incorrono i familiari è quello di sentirsi <strong>ostaggio degli attacchi di panico, “ricattati” dal sintomo</strong>: non è raro osservare famiglie <strong>riorganizzare</strong> le proprie abitudini ed il proprio stile di vita intorno al panico di uno dei familiari.</p>
<p>Così il panico non è più <strong>di uno</strong>, ma <strong>di molti.</strong></p>
<p>Non solo. <strong>L’eccesso di attenzione</strong> che si dà al sintomo alimenta un circolo vizioso che, se non corretto,<strong> potenzia il sintomo stesso</strong>, creando ulteriori problemi.</p>
<p>Con pochi accorgimenti (che non sostituiscono un consulto medico o un trattamento psicoterapeutico) si può evitare che le crisi diventino una patologia familiare.</p>
<p><em>                              <u>Innanzitutto è utile sapere che:</u></em></p>
<p>-La crisi di panico<strong> si esaurisce nel giro di 15-30 minuti;</strong></p>
<p>-E’ normale temere il peggio, ma bisogna capire che <strong>non c’è un reale pericolo di vita,</strong> che la persona <strong>non sta per morire</strong>, che <strong>non sta per venire un infarto</strong>, che <strong>non sta per impazzire</strong>;</p>
<p>-In particolari casi potrebbe essere indicato un <strong>supporto farmacologico</strong>, previa un’attenta valutazione. Solitamente è previsto l’uso di due classi di farmaci: <strong>le benzodiazepine e gli antidepressivi.</strong> Il rischio connesso potrebbe essere quello di <strong>delegare la soluzione al farmaco,</strong> anziché cercarla dentro di sé, cronicizzando il problema. E’sempre bene quindi analizzare attentamente le condizioni di insorgenza, la gravità e la funzione dei sintomi prima di procedere alla terapia farmacologica;</p>
<p>-Capire il momento in cui l’attacco di panico è arrivato<strong> la prima volta </strong>potrebbe suggerire degli indizi per la cura.</p>
<p><em><u>Cosa fare durante un attacco di panico?</u></em></p>
<p>-È inutile dire “<strong>Stai calmo</strong>”. E’ più funzionale <strong>non farsi risucchiare dal vortice della paura </strong>e fargli percepire <strong>tranquillità</strong> e <strong>fiducia</strong> che in pochi minuti la tempesta passerà. Meglio una mano calda e rassicurante di tante parole pseudo-incoraggianti.</p>
<p>-Aiutalo a non combattere i suoi sintomi con <strong>l’ostinazione</strong>. Quando l&#8217;attacco di panico arriva è importante cercare una posizione comoda e rilassarsi, adottando delle tecniche di respirazione. <strong>Arrabbiarsi </strong>e angosciarsi, anche se comprensibile, ostacola il fluire dell&#8217;energia che il panico sprigiona.</p>
<p><em><u>Nei periodi tra le crisi:</u></em></p>
<p>&#8211;<strong>Non fare in modo che il panico gestisca la vita dell’intera famiglia.</strong> Per quanto possibile, continua ad avere gli stessi impegni, tempi, ritmi e anche momenti di relax e di svago. Non condizionare le tue scelte <strong>altrimenti diventerà il modo principale per ottenere attenzioni</strong>.</p>
<p>Con le migliori intenzioni, finireste per potenziarlo.</p>
<p>-Fai in modo che il tuo caro <strong>non eviti </strong>di fare delle cose.</p>
<p>Spesso chi soffre di attacchi di panico tende a prevenirli rifugiandosi nella sua &#8220;zona di comfort&#8221;, rinunciando a fare cose che normalmente faceva, restringendo il suo campo di azione, limitando la sua libertà. Non colludere con queste paure. <strong>Impara a non evitare con lui.</strong></p>
<p>-Non assecondare le richieste di essere <strong>accompagnato</strong> dappertutto o diventerà <strong>dipendente da te</strong> e tu assumerai quasi lo stesso valore di uno psicofarmaco. Ricorda che &#8220;mamma chioccia&#8221;, per quanto rassicurante, non consente una vera crescita.</p>
<p>-Suggeriscigli una <strong>psicoterapia per capire il significato profondo di questo sintomo.</strong> Non credere che sia una malattia prettamente fisica perché toglieresti al tuo caro, la possibilità di <strong>usare il panico come momento di crescita.</strong></p>
<p>Piuttosto fa in modo che chieda aiuto ad uno specialista.</p>
<p>Infatti, un percorso di <strong>scoperta guidata </strong>lo porterà non solo a <strong>gestire la sintomatologia nell&#8217;hic et nunc, </strong>ma anche a ridurla gradualmente e quando sarà solo un lontano ricordo, beneficerà della crescita e della consapevolezza che ogni momento di crisi porta con sé.</p>
<p>Dott.ssa Simona Toto, psicologa psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Pomigliano d&#8217;Arco.</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/cosa-fare-con-chi-soffre-di-attacchi-di-panico/">Cosa fare con chi soffre di attacchi di panico?</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Non tutti i Natale vengono per nuocere. Tra addobbi e malinconia, ci sei tu.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2015 11:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[eurodap]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ultimo sondaggio on line dell&#8217;Eurodap, Associazione Europea disturbi da Attacchi di Panico, ha fotografato lo stato d’animo degli italiani rispetto alle festività natalizie ed è emerso che un italiano su due preferirebbe saltare il Natale perché non ha alcuna aspettativa positiva da questa festività, anzi,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">L’ultimo sondaggio on line dell&#8217;Eurodap, <em>Associazione Europea disturbi da Attacchi di Panico</em>, ha fotografato lo stato d’animo degli italiani rispetto alle festività natalizie ed è emerso che <strong>un italiano su due preferirebbe saltare il Natale</strong> perché non ha alcuna aspettativa positiva da questa festività, anzi, trova che questa festa metta ansia. Questo dato dovrebbe farci riflettere.</p>
<p style="text-align: justify">Gli psicologi nel periodo natalizio riscontrano un aumento di richieste per sintomatologie ansiose, depressive e psicosomatiche. Eppure questo stride con ciò che si osserva intorno: le città in festa, doni, addobbi, luci, colori, sapori. Ma se fosse veramente e per tutti una festa, <strong>come mai vige questo sentimento diffuso ma sottaciuto di malinconia e tristezza?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Natale e Capodanno <strong>impongono copioni dai quali è molto difficile svincolarsi</strong>: riunioni di famiglia, divertimento a tutti i costi, sentirsi più “buoni” e costretti a indossare maschere che potrebbero stare strette. A Natale, come in tutte le occasioni in cui regnano <strong>“regole collettive”,</strong> <strong>non c’è spazio per il vero sé. </strong>Allora è facile scivolare nello sconforto e se per qualsivoglia motivo, si vive un momento di tristezza o di sofferenza (per motivi lavorativi, familiari, di coppia), allora queste sensazioni potrebbero amplificarsi in modo esponenziale.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure sopravvivere a questo periodo si può! La possibilità c&#8217;è e risiede in noi.</p>
<p style="text-align: justify">Ognuno può scegliere come vivere il Natale: in modo passivo, subendo il turbinio emotivo in tutta la sua pesantezza oppure in modo propositivo, garantendosi dei margini di libertà e scegliendo di farsi snaturare il meno possibile da questa ricorrenza <strong>purtroppo più consu-mistica che mistica. </strong></p>
<p style="text-align: justify">O, ancor meglio, cercando un <strong>personale significato da attribuire al Natale.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Sappiamo che la religione cristiana propone all’umanità di raccogliersi e riflettere sul significato di due momenti della vita: <em>la nascita e l’amore materno</em> e vuole che il periodo natalizio sia un periodo di “bontà” e di riconciliazione.</p>
<p style="text-align: justify">Ma cos’è questa “bontà”? E’davvero possibile?</p>
<p style="text-align: justify">Storicamente, addirittura le guerre si sono spesso fermate per qualche ora, in occasione del Natale.</p>
<p style="text-align: justify">Allora prendiamo anche noi il tempo per fermarci e perché no, capire <strong>cosa sentiamo e cosa proviamo in questi giorni</strong>, focalizzare quali sono le <strong>questioni sospese ed irrisolte</strong> all’interno della propria famiglia, con i propri amici o con il proprio compagno/a, per imparare che “bontà ed unione” in alcuni casi possono significare &#8220;<em>perdonare&#8221;</em>, in altri casi possono significare &#8220;<em>lasciar andare&#8221;</em>. Anche questo è Amore.</p>
<p style="text-align: justify">Il Natale potrebbe essere un buon periodo per scoprirsi.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Dott.ssa Simona Toto, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale</em></p>
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		<title>L&#8217;ansia da prestazione nelle donne, cosa succede.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Simona Toto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2015 07:02:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[anorgasmia]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[prestazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;ansia da prestazione nelle donne e difficoltà sessuali femminili sono quasi &#8220;innominabili&#8221;, eppure l&#8217;ansia da prestazione non caratterizza solo gli uomini ma riguarda anche le donne, pur manifestandosi in modo differente. Molto spesso, le donne che ne soffrono, utilizzano sottili strategie per aggirare il problema...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;ansia da prestazione nelle donne e difficoltà sessuali femminili sono quasi &#8220;innominabili&#8221;, eppure l&#8217;ansia da prestazione non caratterizza solo gli uomini ma riguarda anche le donne, pur manifestandosi in modo differente.</p>
<p>Molto spesso, le donne che ne soffrono, utilizzano sottili strategie per aggirare il problema senza però risolverlo, come ad esempio, simulare un piacere inesistente, imporre il proprio blocco al compagno, oppure scegliere un partner problematico (quindi &#8220;sessualmente tranquillizzante&#8221;) per non affrontare direttamente il problema.</p>
<p>Quali sono i disagi che possono colpire l&#8217;intimità femminile?</p>
<p>Sicuramente sarebbe riduttivo organizzare i disturbi sessuali delle donne in semplici classificazioni, in quanto la sessualità femminile è molto complessa ed esistono tutta una una serie di sfumature difficili da identificare, ma molto diffuse, che compromettono la realizzazione di una vita sessuale piena e soddisfacente.</p>
<p>Tuttavia, i più conosciuti sono:</p>
<p>1) <strong>Anorgasmia</strong>. Si manifesta nonostante sia presente un’adeguata eccitazione, implica l&#8217;assenza del soddisfacimento mentale e fisico ultimo dell’attività sessuale. La difficoltà a raggiungere l&#8217;orgasmo prescinde da quanto la donna sembri &#8220;adulta&#8221; e potrebbe riflettere, in assenza di cause mediche generali, schemi mentali molto rigidi o una tendenza all&#8217;ipercontrollo.</p>
<p>2) <strong>Disturbi del desiderio sessuale</strong> che si manifestano con una ipoattività del desiderio, scarse fantasie e calo dell’interesse generale per l’attività sessuale.</p>
<p>3) <strong>Disturbi da dolore</strong>: vaginismo, dispareunia, vulvodinia o vestibolite vulvare.</p>
<p>Esattamente come per l&#8217;uomo, i problemi sessuali della donna hanno a che fare con temi molto più ampi come la mancanza di autostima, la dipendenza psicologica dalla famiglia di origine o ancora, sono conseguenza di paure, idee, convinzioni che comportano difficoltà nel lasciarsi andare al funzionamento spontaneo proprio del riflesso orgasmico.</p>
<p>Ne consegue che, come confermato anche dalle ultime ricerche, per vivere appieno la propria sessualità, godendone, è necessaria una buona conoscenza delle proprie emozioni che consente di guidare i propri pensieri e le proprie azioni permettendo sia una maggiore conoscenza del proprio corpo, sia una comunicazione positiva con il proprio partner.</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/lansia-da-prestazione-nelle-donne-cosa-succede/">L’ansia da prestazione nelle donne, cosa succede.</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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