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	<title>alimenti | Sanità Senza Problemi</title>
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	<description>CUP e Farmacia dei Servizi</description>
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		<title>Patate: ortaggi tutto fare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Lucia D'Anzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 10:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Continuando con la famiglia degli ortaggi è interessante parlare di un altro ortaggio, della famiglia dei tuberi, la patata. E&#8217; sicuramente tra gli alimenti più consumati giornalmente perché si presta a differenti cotture che le danno sapori sempre diversi. La sua storia comincia all&#8217;inizio del...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Continuando con la famiglia degli <a href="http://salutedintorni.it/ortaggi/">ortaggi</a> è interessante parlare di un altro <a href="http://salutedintorni.it/ortaggi-2/">ortaggio</a>, della famiglia dei tuberi, la patata. E&#8217; sicuramente tra gli alimenti più consumati giornalmente perché si presta a differenti cotture che le danno sapori sempre diversi. La sua storia comincia all&#8217;inizio del XVI secolo  gli spagnoli portavano con sé le patate nei loro viaggi di esplorazione in mare perché avevano scoperto che il consumo di questo alimento preservava dallo scorbuto; dalla Spagna poi si diffusero in Europa dove italiani e tedeschi ne divennero grandi consumatori. Verso la fine del XVIII un agronomo francese cominciò a far conoscere questo tubero tra le popolazioni (era inizialmente presente solo nei giardini dei sovrani) e successivamente vinse un concorso indetto dal governo francese per trovare un alimento che potesse sostituire il pane creando un piatto a base di patate che ancora oggi porta il suo nome &#8220;<em>Parmentier</em>&#8220;. E&#8217; una pianta annuale, costituita da una parte aerea con steli e foglie allungate ed una parte che cresce sotto terra ed è quella commestibile; si consuma però cotta perché è composta per il 20% da amido non digeribile che si trasforma in zucchero dopo la cottura. Essa è infatti molto più di un contorno: è alla base di molti piatti tipici ed accompagna carne o pesce indistintamente, è essenziale nelle minestre ed è l&#8217;ingrediente principale in gnocchi e crocchette. Trasformata in fecola si usa in pasticceria e ovunque ci sia bisogno di ispessire e legare. La conservazione degli alimenti in generale è molto importante da conoscere: in particolare, la patata, dopo essere stata raccolta viene lasciata a riposo per un periodo che va dalle quattro alle quindici settimane; trascorso questo periodo di dormienza cominciano a germogliare. In un ambiente scuro, asciutto ed aerato si manterranno per circa due mesi mantenendo una temperatura tra i sette e dieci gradi; riporle in dispensa è una pratica non consigliabile perché favorisce la disidratazione così come è bene evitare di tenerle in sacchetti di plastica che è preferibile bucherellare. La conservazione in frigorifero è adatta per le patate novelle o quelle molto vecchie. La patata cruda contiene acqua per quasi l&#8217;80% ed è un&#8217;eccellente fonte di potassio e vitamina C; contiene inoltre rame, magnesio, acido folico, ferro e vitamina B6. La vitamina C si distrugge nel tempo. Ad essa si attribuiscono numerose proprietà medicinali: il succo crudo sembra essere diuretico, cicatrizzante, antiscorbutico ed efficace contro le ulcere; cruda e grattugiata o trasformata in fecola lenisce le ustioni, le infiammazioni e le screpolature. Bisogna prestare attenzione ad assumerla cruda in quanto l&#8217;esposizione alla luce comporta la formazione di macchie verdi che le conferiscono un gusto amaro e possono contenere quantità di una sostanza chiamata solanina, un alcaloide tossico. In dosi ridotte può causare solo crampi allo stomaco, ma in dosi eccessive può addirittura colpire il sistema nervoso; bisogna perciò eliminare qualunque parte verde ed eliminare germogli e pori in cui la solanina si accumula.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dott.ssa Lucia D&#8217;Anzi &#8211; biologa nutrizionista</p>
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		<title>La fibra alimentare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Lucia D'Anzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2016 10:00:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si sente spesso e continuamente parlare della fibra alimentare anche se pochi sanno, in realtà, le sue funzioni specifiche e le differenti classi di fibre. Cominciamo col dare una definizione di fibra alimentare: possiamo definire fibra un alimento o un costituente degli alimenti che il nostro corpo non è in grado di digerire. Viene ritenuta un alimento funzionale in quanto svolge una funzione che va al di là della produzione di energia e infatti assume ruoli molto importanti: cominciamo col distinguere la fibra solubile e la fibra insolubile. La prima interviene nel rallentamento dello svuotamento gastrico in quanto ha proprietà chelanti e va a formare um gel all&#8217;interno del lume intestinale, inoltre le sue proprietà chelanti fanno in modo che essa interferisca con l &#8216;assorbimento di alcuni nutrienti come grassi e zuccheri riducendo i livelli di colesterolo nel sangue oltre che permettere il ridimensionamento della glicemia. La fibra solubile è presente soprattutto in frutta e legumi. La fibra insolubile, invece, assorbe rilevanti quantità di acqua aumentando il volume delle feci che diventanto più abbondanti e morbide. Questo permette di stimolare la velocità di transito a livello dell&#8217;intestino favorando la defecazione; svolge quindi un&#8217;azione lassativa. Essa è presente in cereali e ortaggi e soprattutto nella crusca. La fibra alimentare è considerata un alimento funzionale in quanto svolge differenti funzioni a livello dell&#8217;organismo. Questa viene digerita a livello dell&#8217;intestino dalla &#8216;flora batterica&#8217; che utilizza i prodotti di degradazione della fibra per garantire le sue funzioni fisiologiche; sembra infatti che alcuni prodotti di degradazione siano delle sostanze che vadano a rafforzare il sistema immunitario ed è per questo che si parla continuamento dell&#8217;utilizzo dei  cosiddetti <a href="http://salutedintorni.it/probiotici-e-prebiotici/">&#8216;probiotici&#8217;:</a> microrganismi che conferiscono un beneficio per la salute dell&#8217;ospite andando a digerire le fibre che i nostri enzimi non sono in grado di fare; i &#8216;prebiotici&#8217; invece sono composti alimentari che favoriscono la proliferazione della flora batterica instetinale e sono quelli che troviamo normalmente nei cibi prima nominati. Preferire fibra solubile o fibra insolubile può variare però in base alle condizioni del soggetto: una persona con <a href="http://salutedintorni.it/intestino/">morbo di Chron </a>o <a href="http://salutedintorni.it/intestino/">retto-colite ulcerosa </a>non può sicuramente assumere lo stesso tipo di fibra che si consiglia ad una persona che soffre di stipsi, quindi il loro utilizzo può variare a seconda delle condizioni.  La quantità di fibra alimentare da apportare giornalmente è di 30g e deve essere introdotta attraverso i cibi e non compresse o bustine!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dott.ssa Lucia D&#8217;Anzi &#8211; biologa nutrizionista</p>The post <a href="https://sanitasenzaproblemi.it/fibra-alimentare-2/">La fibra alimentare</a> first appeared on <a href="https://sanitasenzaproblemi.it">Sanità Senza Problemi</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Allergie alimentari: alta prevalenza in età pediatrica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Lucia D'Anzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2016 10:00:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>allergie alimentari</strong> sono particolarmente frequenti nei primi tre anni di vita anche se dipende molto dal tipo di alimentazione materna assunta durante la gravidanza e l’allattamento. Le maggiori allergie sono riferibili a latte, uova, semi e molluschi. Recentemente, si sta manifestando in maniera significativa anche l’allergia alla frutta che trova molta associazione con la sensibilità ad altri allergeni apparentemente non correlati ad esempio con allergia ai pollini o alle graminacee. Tra i principali <strong>allergeni</strong> alimentari riconosciamo:</p>
<p>&#8211;          <strong>Latte vaccino</strong>: una miscela di proteine ed è la più frequente nei bambini di età inferiore ad un anno. Si può risolvere nei primi tre anni di vita (accade nel 90% dei casi), ma può anche permanere per tutta la vita. Anche i bambini allattati al seno possono reagire contro specifiche proteine del latte materno ma è un caso più raro. Escludere gli alimenti allergizzanti e sostituirli con altri ipoallergenici rappresenta il trattamento migliore. I sostituti del latte vaccino più frequentemente utilizzati sono le formule a base di soia.</p>
<p>&#8211;         <strong> Uovo</strong>: l’albume è la porzione più allergenica e l’uovo cotto è meno allergenico di quello crudo. Viene anche questa diagnosticata in età pediatrica ma non è così semplice. L’uovo contiene almeno 24 proteine allergeniche ma sono soprattutto l’ovalbumina e l’ovomucoide quelle che permettono di distinguere le forme di allergia all’uovo cotto e crudo</p>
<p>&#8211;          <strong>Arachidi e legumi</strong>: al contrario delle precedenti allergie, quella agli arachidi non si attenua con l’età. La proteina in gioco è la vicilina presente in legumi, noci, nocciole e mandorle. Questa è rischiosa per il fatto che molti alimenti confezionati contengono in misura nascosta tracce: alcune etichette possono “mascherare” ai genitori la presenza di frutta secca</p>
<p>&#8211;          <strong>Frutta</strong>: in particolare mele, prugne, albicocche, pesche e ciliegie. La frutta è il primo alimento, dopo il latte, ad essere somministrato al bambino intorno al sesto mese di vita. E’ spesso correlata ad una reazione crociata con gli allergeni di pollini e lattice.</p>
<p>&#8211;          <strong>Pesce</strong>: si fa particolare riferimento a molluschi e crostacei anche se si tende ad eliminare completamente dalla dieta questi alimenti almeno fino ai 2 anni di età proprio per la loro forte azione allergenica; nonostante ciò il pesce è il terzo più frequente allergene dopo uova e latte vaccino in età pediatrica e non solo. Questa allergia è tendenzialmente persistente.</p>
<p>Tutto quello che mangiamo è ben collegato all’ambiente che ci circonda!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dott.ssa Lucia D’Anzi – biologa nutrizionista</p>
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		<title>La cottura cambia tutto. Scopri perchè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dott.ssa Michela Capuzzoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 10:00:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cottura è un processo che altera non solo il colore, l&#8217;odore e il sapore dei cibi, ma anche le <strong>proprietà nutritive</strong> di un alimento. A volte ciò avviene positivamente, ad esempio pensiamo alla modificazione strutturale delle proteine contenute nella carne che la rendono commestibile e più digeribile; altre volte l&#8217;alterazione è negativa, pensiamo alla perdita delle vitamine idrosolubili.</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.adiitalia.net/" target="_blank">ADI</a> (Associazione Nazionale Dietisti) ha analizzato i pro e i contro dei vari metodi di cottura:</p>
<ul>
<li><strong>Bollitura</strong>. Consiste nel cuocere, in acqua o in brodo, verdure, legumi, pasta e riso, ma anche pesce, carne e uova. Se la temperatura dell&#8217;acqua arriva a <strong>95°C</strong> si parla di <strong>lessatura</strong>, a<strong> 100°C</strong> di <strong>bollitura. </strong>Una variante è la<strong> sbollentatura</strong>, quando la temperatura è <strong>inferiore ai 95°C. </strong> La quantità di acqua da aggiungere in pentola varia molto a seconda dell&#8217;alimento. Il consiglio è di non metterne molta quando si cucinano verdure e legumi.</li>
</ul>
<p><strong><em>Vantaggi</em></strong>: Consente di evitare l&#8217;aggiunta dei grassi da condimento.</p>
<p><em><strong>Svantaggi</strong></em>:  Le vitamine idrosolubili (vitamina C, B1, B3, B5 e acido folico) tendono a perdersi nell&#8217;acqua di cottura.</p>
<ul>
<li><strong>Pressione</strong>. Grazie all&#8217;utilizzo della così detta <em><strong>pentola a pressione</strong></em> si riesce a cuocere l&#8217;alimento in acqua alla temperatura di <strong>120°C</strong> con un tempo di cottura ridotto rispetto alla normale bollitura.</li>
</ul>
<p><em><strong>Vantaggi</strong></em>: Tempo di cottura ridotto, minor perdita di vitamine idrosolubili e riduzione della quantità di acqua di cottura.</p>
<p><em><strong>Svantaggi</strong></em>: Se non si rispetta il giusto tempo di cottura si ha un&#8217;alterazione della qualità delle proteine.</p>
<ul>
<li><strong>Brasatura </strong>e<strong> stufatura</strong>. Sono tecniche che prevedono la cottura dell&#8217;alimento a fuoco basso per tempi lunghi come può essere, ad esempio, la preparazione di un ragù.</li>
</ul>
<p><em><strong>Vantaggi</strong></em>: Questa cottura permette grazie al tempo prolungato di migliorare la morbidezza e la digeribilità della carne.</p>
<p><em><strong>Svantaggi</strong></em>: Le perdite di vitamine e di minerali idrosolubili raggiungono il 50%. Il prolungamento della cottura ha inoltre come effetto la degradazione di composti lipidici e di vitamine liposolubili (A, D, E e K).</p>
<ul>
<li><em><strong>Al forno</strong></em>. Questa tecnica prevede l&#8217;utilizzo di calore secco. In genere la temperatura all’interno di un forno casalingo varia <strong>dai 150°C ai 240°C</strong> e l’aria calda raggiunge direttamente il cibo. Molti forni sono &#8220;<strong>ventilati</strong>&#8221; ossia hanno un ventilatore interno che distribuisce l&#8217;aria calda più velocemente e uniformemente sull&#8217;alimento riducendo il tempo di cottura.</li>
</ul>
<p><em><strong>Vantaggi</strong></em>: impedisce la perdita di acqua e vitamina e sali minerali dall&#8217;alimento. Se si usano alcuni accorgimenti, come ad esempio l&#8217;utilizzo della carta forno, si riesce anche a ridurre l&#8217;utilizzo dei <a href="http://salutedintorni.it/grassi-non-tutti-fanno-male-davvero-essenziali/" target="_blank">grassi</a>. Il forno inoltre permette numerose varianti di cottura dalla classica, al sale, al cartoccio.</p>
<p><em><strong>Svantaggi</strong></em>: Se il forno non è ventilato, il getto di aria calda viene condotto solo sulla superficie dell&#8217;alimento che tenderà, quindi, a seccarsi e a formare una crosta. Se non si possiede un forno ventilato è bene preriscaldare il forno prima della cottura. Inoltre se si protrae la cottura e si carbonizza l&#8217;alimento si producono sostanze tossiche.</p>
<ul>
<li><strong>Frittura</strong>. Da sempre noto come metodo di cottura <strong>poco sano</strong>.</li>
</ul>
<p><em><strong>Svantaggi</strong></em>: Porta alla produzione di sostanze tossiche per l&#8217;organismo come l&#8217;acreolina. Inoltre ogni alimenti assorbe circa il 10% di olio rispetto al suo peso e questa percentuale varia molto in base al tipo di alimenti, alla dimensione e alla pezzatura.</p>
<p><em><strong>Consiglio!</strong></em> E&#8217; bene non prediligerlo come metodo di cottura, tuttavia se, sporadicamente, si vuole almeno cucinare un fritto meno nocivo bisogna innanzitutto:</p>
<ol>
<li>utilizzare <a href="http://salutedintorni.it/olio-evo-condimento-per-eccellenza/" target="_blank">olio EVO</a> o olio di arachidi, ma non olio di semi vari, margarina o burro;</li>
<li>preriscaldare l&#8217;olio ad una temperatura di 170/180°C;</li>
<li>immergere completamente gli alimenti nell&#8217;olio sufficientemente caldo per permettere la formazione immediata della classica crosta croccante che, oltre a conferirgli sapore, garantisce un fritto più “leggero” perché gli alimenti assorbono meno olio;</li>
<li>evitare sempre di riutilizzare per successive fritture oli già cotti.</li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Microonde</strong>. Grazie a questo elettrodomestico è possibile non solo riscaldare o scongelare gli alimenti, ma anche cuocerli grazie al flusso di microonde che genere e che agita le molecole d’acqua contenute negli alimenti. L&#8217;agitazione delle molecole d&#8217;acqua determina un riscaldamento della parte più interna dell&#8217;alimento che, in tal modo, si cuocerà.</li>
</ul>
<p><em><strong>Vantaggi</strong></em>: Riduzione del tempo di cottura. Minor perdita di vitamina e sali minerali.</p>
<p><em><strong>Svantaggi</strong></em>: Basso potere penetrante delle microonde che cuoceranno l&#8217;alimento all&#8217;interno, facendolo risultare bollente, e non all&#8217;esterno, facendolo risultare tiepido. Perdita di vitamina C.<br />
Importante: non ci sono studi che dimostrano la pericolosità della cottura a microonde per l&#8217;alimentazione umana.</p>
<p><a href="http://salutedintorni.it/author/dott-ssa-michela-capuzzoni/" target="_blank">Dott.ssa Michela Capuzzoni</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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